martedì, Luglio 14

Point-break: petrolio a 30 dollari al barile, la tempesta perfetta Crollo delle Borse, Brent a 33 $/b e WTI a 30 $/b. Tempesta perfetta con un titolo finanziario a rialzo principale che condiziona, in modo esponenziale, i mercati internazionali: COVID-19

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Solo ieri la Borsa di Milano ha bruciato oltre 820 miliardi di capitalizzazione e non sono da meno anche le altre piazze finanziarie internazionali con una chiusura di Wall Street in segno negativo di oltre 9.7 % e, di normale conseguenza il nostro spread che segue la scia dei mercati.
Brent a 33 $/b e WTI a 30 $/b.
Tempesta perfetta con un titolo finanziario a rialzo principale che condiziona, in modo esponenziale, i mercati internazionali: COVID-19.

I petroliferi sono in piena crisi, nel settore usiamo l’espressone Oil Crash, una vertiginosa perdita di punti percentuali o una svalutazione del tutto non normale del prezzo del Petrolio. Fotografia che non si è vista, se non in periodi storici di crisi petrolifera come quella del 1973 (Guerra del Kippur), ma bensì con un effetto contrario, il prezzo oggi è sceso vertiginosamente e senza controllo.

Da un’analisi e feedback da fonte FederPetroli Italia, solo in questi ultimi 15 giorni, massiccia la flessione non solo sul prodotto grezzo ma bensì ad effetto domino su gran parte di aziende energetiche e società dell’Oil & Gas internazionale che in settimana hanno perso più del 15 % sul monte titoli e quotazioni.

Il fenomeno è esteso tanto da rimbalzare da una Borsa Valori all’altra, mantenendo un timing di vendita perfetto. Uno Shock Petrolifero che sia l’OPEC che il fantomatico OPEC Plus non è riuscito a tener testa, anzi, il conflitto che da tempo era nato e che stava sempre più maturando sull’attrito russo-arabico, in questi giorni è venuto a galla.

Un conflitto geopolitico-petrolifero vivo da tempo, proprio quello tra la Russia e la Penisola Arabica, dove Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti da giorni continuano a ‘bombardare’ con rilanci sulla modifica delle proprie quote di produzioni di barili giornalieri di petrolio, tanto da sconvolgere i mercati e mettere in crisi lo Shale Oil statunitense.

Ed è proprio quello l’obiettivo, eliminare la produzione di Shale Oil U.S.A., poi si pensa al resto. Da tempo l’obiettivo della Russia è stato camuffato da un intento saudita contro gli Stati Uniti d’America, ma questo, in parte, è stato solo un giusto alibi.

La Russia e l’OPEC da tempo erano in guerra con i produttori di Shale Oil U.S.A., considerando che alla terra di Putin per raggiungere un proprio break-even, tra costi di estrazioni in Siberia e trasporto sul mercato europeo, nei conti economici basterebbe un Prezzo del Greggio a 25 dollari a barile, mentre per i produttori di Shale si è sempre detto che sotto i 35 $/B sarebbero collassati.

Però l’egoismo di supremazia sovietica questa volta non ha fatto i conti sia con l’America che con l’Arabia Saudita. Secondo le parole del Ministro dell’Energia russo, Aleksandr Novak, «la Russia è forte delle proprie riserve in Valuta ed Oro della Banca Centrale e qualsiasi possibile perdita sui prezzi del greggio potrà essere compensata a budget, facendo restare l’industria petrolifera russa competitiva a qualunque livello di prezzo»

Hanno sottovalutato la situazione, in primis perché Trump, per non perdere la propria attività industriale, potrebbe applicare politiche di ingenti finanziamenti alle aziende petrolifere impiegate nello shale oil, e poi perché la Russia non immaginava una discesa così brusca del prezzo del greggio che avrebbe solo portato buon vento all’Area del Medio Oriente.

La combinazione Opec/Opec Plus sappiamo che non è stato mai un ‘fidanzamento’ economico, geopolitico e petrolifero ottimale, anzi, una convivenza stretta e difficile che solo per un’opportunità (russa) si è voluta far nascere, contribuendo insieme le due Organizzazioni a calmierare, seppur per poco, i prezzi dei greggi con una politica di taglio alle produzioni petrolifere dei Paesi membri, ma con forti umori discordanti.

I sauditi in questo momento, hanno approfittato, così come ad ogni crash finanziario o crisi, per incrementare la loro produzione petrolifera senza veto alcuno (come tempo fa avevamo spiegato su ‘L’Indro’), in questo modo da incrementare nelle prossime settimane la produzione fino a 12,5 milioni di barili al giorno.

È da tenere a bilancio che l’Arabia Saudita non ha mai ben illustrato i reali costi interni di estrazione e produzione petrolifera, quindi il profitto potrebbe essere ancora più alto dei report esterni.

La mossa saudita, tecnica ed intelligente in questo momento, è stata oltre a quella di innescare una crisi ribassista dei prezzi dei greggi, anche quella di prenotare ed approvvigionarsi di gran parte di petroliere nei mari internazionali in vista di forti esportazioni di greggio verso Europa ed altri Paesi asiatici in programma dalla monarchia saudita da Aprile.

Riad sta sfruttando l’alta volatilità ed i prezzi dei noli e delle assicurazioni alle stelle per poter stoccare più prodotto è così detenere un potere petrolifero. Leadership che non è mai cambiata, ma semmai ha subito qualche flessione, anche in virtù della così intricata quotazione dell’azienda energetica di Stato Saudi Aramco qualche mese fa e dell’attacco a due importanti siti di raffinazione nel conflitto con lo Yemen e l’Iran.

L’immagine oggi a cui stiamo assistendo è quella di un enorme tragedia epidemica che però mantiene, seppur con poco risalto, il business, per nostro caso energetico, ad alti livelli di guerra economica e per le quote di mercato.

Ogni buon player sta giocando e sfruttando la situazione, e se i mercati ci stanno prospettando una fotografia di continue perdite, dietro quei monitor e quei numeri, c’è qualcuno che ci sta guadagnando come non mai.

Una Tempesta Perfetta per riconoscere ancora una volta il Medio Oriente e in particolare l’Arabia Saudita, ‘Regina Assolutadel Petrolio mondiale.

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Sull'autore

Michele Marsiglia è presidente della FederPetroli Italia. Da più di 20 anni si occupa di progetti strategici nell’Oil & Gas internazionale. Oltre agli studi Economici Aziendali, durante la Crisi Asiatica del 1997 perfeziona la propria esperienza alla Borsa di New York (New York Stock Exchange) sulle analisi dei principali Mercati Finanziari internazionali con particolare riferimento agli strumenti derivati Futures, scambiati sulla piazza merci di Chicago. Inizia la sua carriera negli Approvvigionamenti Strategici in Outsourcing, approdando dopo alcuni anni all’Agip Petroli (oggi ENI Group) per poi gestire alcuni processi di sviluppo per importanti Raffinerie e Società Petrolifere. Da anni la sua figura è chiamata a rappresentare aziende dell’indotto industriale per Agreement strategici e di Relazioni. Fondamentale il suo coinvolgimento in Libia e in parte del Medio Oriente con particolare riferimento ai nuovi giacimenti di petrolio e gas Offshore e Onshore. Fu l’unico membro con FederPetroli Italia a relazionare in Audizione alla Camera dei Deputati con l’allora A.D. di ENI Paolo Scaroni sulla delicata situazione della nascente crisi libica nel 2011 e la verifica degli Asset Strategici nel paese nordafricano. Ha dato vita nel 2009 a “Operazione Trasparenza” iniziativa per spiegare nel nostro paese che cosa vuol dire Petrolio e Gas. E’ Consulente di Direzione ed Advisor Board per i Rapporti Istituzionali di importanti aziende petrolifere e del Non-Oil. Docente in diversi corsi di specializzazione (post diploma e post-laurea) con collaborazioni in diverse Università. Membro di Comitati Scientifici negli Organismi di studio geopolitico, da anni affronta le tematiche del Medio Oriente e del Continente Africano focalizzando l’interconnessione delle dinamiche economiche, politiche e del dialogo interreligioso nonché esperto delle nuove tecniche di ricerca petrolifera attraverso il Fracking, sviluppate principalmente negli U.S.A. È chiamato come relatore a conferenze e seminari in ambito internazionale, oltre ad essere presente con propri articoli e pareri tecnici sulla principale stampa nazionale e straniera. Complessivamente è autore di numerose pubblicazioni (papers, articoli), il suo nome appare spesso in articoli pubblicati sui principali media internazionali e nazionali, è spesso ospite in trasmissioni televisive e radiofoniche. Definito da tanti un’abile lobbista, in realtà ha sempre dichiarato: ‘’….prendo caffè in giro per il Mondo e stringo mani…...tutto qui’’.