lunedì, Ottobre 26

PNL in Italia, usi e disusi confusi

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In un mondo che va sempre più veloce, è possibile raggiungere in modo altrettanto veloce i propri obiettivi o eliminare, ad esempio, le proprie fobie, bypassando la dimensione più profonda di noi e programmando il nostro linguaggio e cervello in modo da andare dritti al sodo? Secondo la PNL sì.

Quello della PNL, Programmazione Neuro Linguistica (NLP, Neuro Linguistic Programming in inglese), è un concetto che crea non poca confusione. A chiunque sarà capitato almeno una volta nella vita di averne letto o sentito parlare. E’ stata definita un ‘approccio alla comunicazione’, ‘un insieme di tecniche’, ‘modello comunicativo‘, ma concretamente di cosa stiamo parlando?

Qual è la realtà italiana della PNL? L’abbiamo chiesto a Lapo Baglini, giornalista, docente e Coach in PNL, nonché amministratore unico e responsabile didattico della scuola di Coaching PLS Coaching, riconosciuta dal NPL Society di Richard Bandler e autore insieme a Stefania Ciani del libro ‘Marketing Coaching. Strumenti per creare la propria strategia di crescita professionale e aziendale’, (edito da Franco Angeli nel 2012).  Baglini afferma che rispetto agli altri Paesi del mondo siamo stati abbastanza in ritardo. Si tenga conto che “un librettino che ho scritto insieme a un mio amico che si chiama ‘Team Coaching in azienda’ che è stato il primo libro italiano sull’argomento nel 2010, per due o tre anni non se ne è mai parlato” ci dice Baglini. “Negli ultimi anni, dal 2013/2014 è diventato molto più richiesto soprattutto da parte delle aziende. Quest’anno io ho insegnato alla Bologna Business School che è la parte Alma Mater dell’Università di Bologna, son stato uno dei docenti in un master che si chiama ‘Interpersonal Skills’ cioè le competenze interpersonali, destinato quindi ad un target di persone che già lavorano, perché negli ultimi anni c’è stata l’esplosione della necessità delle competenze trasversali all’interno dei luoghi di lavoro e del team”.

Fenomeno recente nel nostro Paese, ma anche molto controverso. La PNL, infatti, non ha attualmente validità scientifica e viene collocata nella categoria delle ‘pseudoscienze’ per via dell’assenza di dati certi sulla sua efficacia. “In Italia naturalmente no”, afferma Baglini proprio per quanto riguarda il riconoscimento da parte della comunità scientifica, “ma in altri luoghi si, ti posso citare il Giappone, piuttosto che l’Inghilterra, dove è collegata col sistema sanitario nazionale. C’è un libro molto bello di Garner Thomson che si chiama ‘PNL per i medici’. L’Inghilterra per la PNL ha anche un corso di laurea breve strutturato intorno a questa disciplina. Anche perché in Italia in alcune situazioni viene ancora insegnata la PNL di 40 anni fa, che si chiama ‘il codice classico’. Ci sono stati molti, molti sviluppi negli ultimi anni in vari paesi del mondo”.  

Sarà che l’Italia non è mai stata la California degli anni ’70, ma l’opinione generale sulla PNL resta “negativissima”, ammette Baglini, anche perché è associata a tecniche di manipolazione e si sa, essere manipolati non piace a nessuno. “Questo è abbastanza buffo perché ti domando se esiste qualche conversazione che non è manipolativa. Un bambino di un anno che piange e che costringe i genitori a svegliarsi, ad andare a prenderlo in collo e a cullarlo per dormire ancora è quanto di più manipolativo si possa prendere in considerazione. Non esiste nessuna comunicazione che non influenzi gli altri”. Il fatto poi che si serva di tecniche come l’ipnosi di sicuro non aiuta. “Richard Bandler e John Green scrivono tre libri: ‘Ipnosi e trasformazione’, ‘Metamorfosi terapeutica’ e ‘I modelli della tecnica ipnotica di Milton Erickson’ in cui viene analizzata la struttura che sta alla base dell’ipnosi, viene estratta la struttura e viene data la possibilità di riprodurre tale struttura. Che poi in Italia l’ipnosi sia associata alla televisione e al ‘ballo del qua qua’ è un altro discorso. Il termine ‘hypnos’, che vuol dire sonno, è abbastanza particolare. Posso dire che per esempio in ambito medico viene usata l’ipnosi in ambito odontoiatrico per persone che non sopportano l’anestesia, quindi vengono fatte delle operazioni senza anestesia utilizzando tecniche ipnotiche. Poi bisogna vedere cosa si intende per ipnosi”.

Oltre l’ipnosi, tantissime altre tecniche sono abbracciate dalla PNL. Tra queste ‘Time-line Therapy’, sviluppata da Tad James nel 1986. Baglini ci spiega che si tratta del “lavoro su come il nostro cervello codifica il tempo: dato che il tempo non esiste noi codifichiamo spazialmente il tempo”. Citiamo poi la ‘Fast Phobia Cure’, in base alla quale è possibile eliminare le proprie fobie in pochissimo tempo.

Chi è che mette in atto queste tecniche? E’ il Coach in PNL. Un Coach, spiega Baglini, “la PNL la insegna, la insegna all’interno della propria scuola, la insegna nei congressi medici, la insegna nelle aule universitarie, la insegna dappertutto. E quando poi ha dei clienti privati o delle aziende, la applica alle persone, quindi in ambiente life, o nei team, o in ambiente maggiormente business. Quindi diciamo che la PNL è un insieme di tecniche, era soprattutto un insieme di tecniche. Queste tecniche dipende al servizio di cosa le metti. La maggior parte dei discorsi politici sono scritti con modelli linguistici che si rifanno alla PNL. Io preferisco saperli”.

Ma come si diventa Coach? In realtà non ci sono requisiti minimi per intraprendere questa carriera. Non occorre una laurea tradizionale in psicologia o in linguistica. “Ci sono diverse scuole in Italia che sono riconosciute dall’NLP Society americana che presentano un percorso di Coaching in PNL, all’interno di questo percorso ci sono le due certificazioni di primo e secondo livello in PNL che si chiamano ‘Licensed NLP Practitioner’ e ‘Licensed NLP Master Practitioner’ e alla fine della scuola viene fatto un esame attraverso il quale si viene certificato in nome e per conto della NLP Society americana e diventi NLP Coach. E’ un percorso che dura un annetto, un annetto e mezzo a seconda delle scuole, quante giornate formative, come sono distribuite, quanti esami intermedi, qui cambia un pochino”.

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