lunedì, Agosto 3

PMI: la chiave di volta per la cooperazione internazionale Intervista ad Antonio Franceschini, Responsabile dell'ufficio Promozione e Mercato Internazionale del CNA

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«Il 99 per cento delle imprese industriali italiane hanno ancora difficoltà a proiettarsi verso l’Africa e per questo devono essere facilitate e accompagnate», ha dichiarato Laura Frigenti, direttrice dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics), nel corso di una conferenza incentrata sulle potenzialità degli investimenti privati per uno sviluppo più inclusivo e sostenibile in Africa e nel Mediterraneo. Sono, infatti, le multinazionali ad operare sul territorio africano, ma le PMI (piccole e medie imprese) preferiscono ancora non investirci. Secondo Antonio Franceschini, Responsabile dell’ufficio Promozione e Mercato Internazionale del CNA (Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa), si tratterebbe di una problematica legata alla scarsa conoscenza delle potenzialità del continente quindi sarebbe necessario un diverso tipo di approccio culturale all’Africa.

L’Africa è un Paese molto articolato, con 54 Stati e a mio parere dalle esperienze realizzate, può rappresentare una concreta possibilità per il futuro”, afferma Franceschini. “È un continente dove il 70% della popolazione è al di sotto dei 30 anni, un Paese dove si è previsto nel 2050 un raggiungimento di 2 miliardi e mezzo di persone. Io credo che potrebbe essere una grande opportunità se riuscissimo a costituire un sistema di relazioni che coinvolga anche quelle che oggi sono le presenze di tante persone africane in Italia, che potrebbero anche essere interessati a rientrare nei loro Paesi di origine”. Franceschini continua: “Io vedo una necessità di lavorare su queste persone, su soggetti formativi. Queste persone che oggi sono impiegate nelle imprese italiane, possiamo immaginarcele, anche per il futuro, come una sorta di ambasciatori che possano conoscere e riportare le competenze del nostro sistema economico nei loro Paesi di origine”.

Fondamentalmente è una mancanza di consapevolezza di un’Africa che oggi è il continente che cresce di più, “negli ultimi 20 anni diversi Paesi hanno visto crescite costanti con medie importanti, sono in atto profonde trasformazioni sia sociali che economiche e l’Italia dovrebbe approcciare pensando a trasferire e a creare un mercato legato fondamentalmente al sistema delle piccole e medie imprese”, afferma Franceschini. “Anche diversi Paesi africani considerano questa cosa interessante, vedono nella crescita delle PMI una possibilità di sviluppo sostenibile. Quindi in questo senso l’Italia dovrebbe giocare un ruolo da ponte tra l’Europa e il Mediterraneo per andare verso l’Africa”.

Ma attualmente quali sono le maggiori aziende italiane presenti in Africa? Di che cosa si occupano? Franceschini risponde: “Sicuramente oggi prevalgono quelle della filiera dell’Oil & Gas, quindi c’è una presenza italiana con un export legato soprattutto a macchinari e prodotti di raffinazione. In questo caso possiamo pensare ad esempio a Eni, che sicuramente è presente in diversi Paesi africani, come magari la CMC. Mentre sul fronte dell’importazione abbiamo una composizione più variegata che è quella che va dai prodotti agricoli, ai minerali, prodotti siderurgici e abbigliamento”.

Il 24 e il 25 Gennaio sono state due giornate dedicate interamente a Coopera, la Conferenza nazionale della cooperazione allo sviluppo tenutasi all’auditorium Parco della Musica di Roma. “Come CNA siamo parte del Consiglio Nazionale della cooperazione allo sviluppo e vediamo che proprio in quest’ottica progetti presentati da piccole e medie imprese possono essere di estremo rilievo”, commenta Franceschini. “Il valore della piccola e media impresa in questi progetti è quello di giocare un ruolo legato alla sostenibilità, a creare progetti con insediamenti sui territori che quindi lascino ricchezza e aiutino a crescere anche le realtà locali”.

Un appuntamento molto atteso che arriva in un momento fondamentale per i rapporti tra Italia e Africa. L’Italia stanzia ogni anno milioni di euro, volti alla cooperazione internazionale, secondo gli impegni assunti dal Governo dovrebbe arrivare a stanziare per la cooperazione, intorno allo 0,27% del suo PIL nel 2018. In base ad un accordo del 2002 del Consiglio Europeo, tutti gli Stati Membri Ue devono destinare lo 0,7% del proprio PIL a fondi per lo sviluppo. Attualmente l’Italia non ha ancora raggiunto la soglia dello 0.7% richiesta, ma esaminando i dati sul portale OpenAid Italia, è possibile verificare un aumento effettivo dei fondi stanziati dal nostro Paese per la cooperazione internazionale. Infatti, proprio durante l’intervento di apertura della Conferenza nazionale della cooperazione allo sviluppo, il Ministro dello Sviluppo Carlo Calenda ha dichiarato: «Negli anni scorsi l’Italia investiva in cooperazione allo sviluppo intorno allo 0,14% del Pil, cifra che oggi è più che raddoppiata».

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