sabato, Ottobre 24

Piano Colao: una formula virtuosa e sociale per le utilities Terzo Settore, economia circolare, gestione dei rifiuti: una lettura nell’ottica dell’impresa sociale

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Il Piano Colao non ha ricevuto né peana, né celebrazioni, anche perché sembra che il Governo committente si sia quasi pentito di aver commissionato questo ‘lavoro’ a persone che avevano qualche cosa da dire in concreto. Certamente è un piano perfettibile, ma l’evidenza dei temi non è discutibile. E’ palmare.

Indubbiamente ognuna delle 120 schede di lavoro dovrebbe avere una chiosa per ‘mettere a terra’ le proposte. Manca l’‘hic et nunc’!.

Come studioso continuo (ho iniziato con ‘Piano Colao: riqualificazione dei disoccupati’ è bloccato Piano Colao: riqualificazione dei disoccupati’) nella disamina delle schede del Piano con la ‘dima’ interpretativa del possibile ruolo delle imprese sociali e del Terzo settore.

La scheda 19 del Piano Colao titola ‘il TERZO SETTORE’. Si auspica che la riforma del settore si porti a compimento (‘itinerarium mentis in Deum’) e nel ‘piede’ della pagina si legge: «Logiche e fonti di funding –Principalmente Pubblico e Tempistiche per lancio iniziativa-Finalizzare (cioè tramite interventi articolati/complessi con impatto di medio-lungo termine, a costo limitato e/o finanziabili già (sic!) dal 2021)». Quindi un punto critico di questa scheda è il fundingprincipalmente pubblico’ che rafforza la cultura del finanziamento pubblico del Terzo Settore

E’ una posizione asfittica, sia perchè in parte ormai alcune linee di finanziamento nascono dal mercato privato e dai consumatori che pagano i beni e servizi, e sia perchè, a fronte della carenza di risorse pubbliche da investire, la filantropia e l’investimento privato svolgono un ruolo sussidiario positivo. Ed, infatti, come si dice nella scheda, le imprese sociali si patrimonializzano tramite gli strumenti di finanza sociale e fondi di investimento impact ed altro ancora. Il tutto prevalentemente privato.

Le schede 31 e 32 sull’Economia circolare d’impresa e gestione rifiuti e acque reflue.

Fermo restando la positività concettuale e di processo dell’economia circolare e della riduzione e valorizzazione virtuosa (industriale ed urbana) dei rifiuti, un nodo critico è la formula imprenditoriale di gestione di questi processi e, quindi, l’opportunità di implementare imprese sociali che, per la loro formula imprenditoriale sociale, sono adeguate a queste funzioni.

Sono proponibili e attivabili delle utilities cheproducono, gestiscono ed erogano beni e servizi a tariffe che dovrebbero essere sempre a favore di tutti i potenziali fruitori, senza limitazione ai soli soci, associati o partecipi e la focalizzazione è «giustificata dalla relazione che unisce l’efficacia del servizio alle caratteristiche del gestore» ( si veda P. Garrone P. Nardi (a cura) (2010), Al Servizio della persona e della città-Libertà ed efficacia nei servizi pubblici locali, Ed. Angelo Guerini e Associati, capitolo 6.). In altri termini, esercitano attività finalizzate alla fruizione di beni comuni ed al mantenimento e allo sviluppo dell’assetto sociale ed economico della popolazione, ovvero partecipano in modo significativo al mantenimento e allo sviluppo del welfare nella sua declinazione organizzativa e oggettiva della welfare community.

Ricordiamo che, fra le varie definizioni di tipo economico-aziendale, l’impresa sociale è un’organizzazione che realizza «l’imprenditorialità sociale intesa come forza catalizzatrice nella gestione economicamente sostenibile di problemi e opportunità sociali,finalizzata alla generazione di ricchezza e benessere sociali» (Social Wealth Generation). Le utilities hanno una marcata funzione sociale per i servizi prodotti ed erogati ed indispensabili per il welfare del sistema in ottica di erogazione di servizi di bene comune (si pensi all’energia, al gas, all’acqua, alla gestione dei rifiuti ecc.).

Sebbene liberalizzazione e privatizzazione abbiano spostato sempre più decisamente i criteri di gestione delle imprese di servizi pubblici locali verso logiche di tipo lucrativo, in base alle quali la creazione del valore si focalizza molto a favore dell’azionista (privato e pubblico), è importante ricordare che le utilities sono e dovranno essere sempre imprese finalizzate alla produzione ed erogazione di servizi di pubblica utilità con un forte radicamento territoriale e con una forte funzione sociale. Tale formula trova un limite progressivo nella scelta imprenditoriale della ‘massimizzazione del profitto a favore dei conferenti di capitale siano essi pubblici o privati’.

In sintesi fra una gestione tutta pubblica o tutta privata si propone una gestione privata non profit di utilità pubblica. Per esempio dopo il referendum sull’acqua (Decreto del Presidente della Repubblica 23 marzo 2011 – Indizione del referendum popolare per l’abrogazione parziale del comma 1 dell’articolo 154 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, in materia di determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito. GU n. 77 del 4-4-2011), nella gestione del servizio idrico integrato diventa sempre più utile un orientamento alla gestione del sistema stesso per il tramite di una impresa sociale non profit.

Il modello di Impresa sociale non profit come public utility è costituito da una Srl senza distribuzione di utili (ex lege 106/16,D.lgs.112/17) e da una public utility company Srl con distribuzione di utili con dividendo ‘a tetto’ o ‘cappato’ (‘pay-out ratio’ contenuto).

Il modello di public utility ipotizzato. Fonte: elaborazione personale.

La governance in questo modello è distribuita in modo equo e considera il ruolo della holding nella sua funzione di ammortizzatore di eventuali spinte speculative ed opportunistiche di investitori privati, ma garantisce anche un’alta attrattività per gli investitori, creando quindi le condizioni per lo sviluppo di un capitale di investimento di start-up.

La formula imprenditoriale adottata dalla non profit utility e dalla public utility company ha caratteristiche di governance e di government specifiche, finalizzate ad offrire una combinazione di fattori produttivi la più efficiente possibile, così da migliorare il rapporto fra offerta di servizio pubblico locale e soddisfazione del cittadino. Sono indici di miglioramento: l’abbassamento dell’indicatore del rapporto fra tariffa pagata e qualità del servizio erogato, la soddisfazione della crescente domanda di miglioramento dei servizi, da realizzare –in un’ottica di sussidiarietà orizzontale– sia incentivando una maggiore competitività nell’offerta sia liberalizzando i servizi stessi, con possibilità per il cittadino -cliente di scegliere il proprio fornitore.

Finora le public utilities sono state gestite prevalentemente e paradossalmente da imprese pubbliche a finalismo di massimizzazione assoluta di profitto e una delle evoluzioni costanti dell’intero settore è stata anche la costituzione di multiutilities, le quali si sono strutturate inizialmente in imprese dual fuel (gas, energia), poi si sono ampliate in five fuel (gas, energia, teleriscaldamento, acqua, rifiuti) e si prospetta l’offerta di un ancor più ampio ed aggiuntivo ‘portfolio’ di servizi.
Comunque le Spa hanno gestito le utilities in logica di massimizzazione del profitto lasciando sullo sfondo il valore sociale che invece dovrebbe essere prevalente.

I vantaggi della proposta di convertire le utilities alla forma di Impresa Sociale non profit sono: una governance distribuita e rispettosa degli stakeholders; il ridimensionamento di eventuali spinte speculative ed opportunistiche di investitori solo o prevalentemente privati; un migliore rapporto fra offerta di servizio pubblico e soddisfazione del cittadino-cliente, non essendo sviati dalla massimizzazione assoluta del profitto.
Alcuni indici di miglioramento possono essere: il possibile calmieramento delle tariffe, l’applicazione diffusa di tariffe sociali o voucher o buoni per nuclei famigliari in difficoltà o fasce deboli. Mi pare una formula virtuosa e sociale!

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Sull'autore

Professore associato di Economia delle aziende e delle amministrazioni pubbliche presso l'Istituto di Pubblica Amministrazione e Sanità (IPAS). Direttore del Master in Management delle aziende cooperative e imprese sociali non profit (NP&COOP). Docente senior dell' Area Public Management & Policy della SDA Bocconi. Membro del comitato scientifico della rivista Non Profit, Maggioli Editore. Membro del comitato medico-scientifico della rivista Vivere oggi del Comune di Milano. Membro del comitato scientifico della rivista Azienda Pubblica, Maggioli Editore. Fondatore e promotore della collana "Aziende non profit. Strategie, struttura e sistema informativo", EGEA, Milano. Membro dell'editorial advisory committee di Health Marketing Quarterly e del Journal of Professional Services Marketing, The Haworth Press, Inc., Binghamton, New York. Membro del comitato scientifico dell'Unione Nazionale Imprese di Comunicazione, UNICOM. Membro dell'Associazione Italiana di Economia Sanitaria, AIES. Membro dell'Osservatorio Camerale Economia Civile, Camera di Commercio di Milano. Membro del comitato scientifico dell'Associazione Italiana Fundraiser di Forlì, ASSIFF. Membro del Consiglio di Gestione della Fondazione a sostegno della solidarietà sociale Umanamente, gruppo RAS. Membro del comitato etico di Coop Lombardia, Milano. Membro del comitato etico di Investietico, BPM Milano. Membro del comitato scientifico dell'Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale.