lunedì, Settembre 28

Piano Colao: riqualificazione dei disoccupati Questa Italia bionica interpella tutte le forze utili per evitare ‘crisi di rigetto’ possibili. Fra le forze utili e pronte ci sono le Imprese Sociali non profit

0

Il ‘Piano Colao’ è composto da 120 schede  di lavoro; sono le ‘protesiindispensabili e riparative per il rilancio dell’Italia 2020-2022’, secondo gli obiettivi e gli assi di rafforzamento (Digitalizzazione, innovazione, Rivoluzione verde, Parità di genere e inclusione).

Questa Italia bionica interpella tutte le forze utili per evitarecrisi di rigettopossibili.

Fra le forze utili e pronte ci sono le Imprese Sociali non profit e quindi ho usato un criterio di lettura funzionale per evidenziare, in filigrana, il loro ruolo.

E’ il Terzo settore delle 350.000 aziende non profit con un fatturato di circa 72 miliardi di euro che occupa circa 800.000 posizioni lavorative. Il 4,3% del PIL italiano.

L’approccio non è quello di ‘infilare’ da tutte le parti il non profit per giocare un ‘presenzialismo’ di attore economico, e neanche di considerarlo in funzione ‘salvifica’, ma di far parte del rilancio perché la profilatura della domanda, per prossimità territoriale, è ben chiara al Terzo settore.

Nello specifico ‘mitigare le conseguenze della crisi e il rafforzamento a medio termine del capitale, umano, naturale e sociale’ e sviluppare una componente delle politiche attive del lavoro.

Il tutto con una presa di fattibilità entro 12 mesi.

La prima scheda che analizzo è la 14.ii – RIQUALIFICAZIONE DISOCCUPATI/Cassa Integrazione Guadagni (CIG)’.

L’obiettivo è la riqualificazione della forza lavoro e dei disoccupati per il tramite di incentivi alle imprese, ai lavoratori, l’utilizzo di programmi formativi di qualità in un contesto con gap digitale.

Si propongono valide proposte ed azioni tradizionali di training, nonché di implementazione tramite specifici incentivi (elementi denominati ‘dettagli di implementazione’: campagna di comunicazione, riduzione cuneo fiscale, defiscalizzazione spese di formazione, incentivare lavoratori tramite reintroduzione condizionalità dei sussidi, struttura formazione a distanza e co-finanziamento acquisto di PC o tablets. Ed ancora massimizzare efficacia del programma tramite il roll-out rapido e strutturato di progetti ecc.).

In aggiunta propongo un’azione di intervento di imprenditorialità sociale per il tramite dello strumento del workers buy out (Dl.Lgs.112/17 art2, punto 4, lettere a, b e punto 5) e la creazione di newco IMPRESE SOCIALI non profit (quindi con distribuzione di utili con tetto – ’cap’ stabiliti) che salvano le imprese profit (prevalentemente micro-PMI) e dove i dipendenti, purtroppo disoccupati a fronte di possibili ed acute crisi delle imprese stesse, diventano proprietari della newco con la motivazione tipica di chi gestisce un’ attività di cui è parzialmente proprietario.
Non si sta parlando di una cooperativa (si veda l’intervento della ‘Nuova Marcora’ con finanziamenti agevolati di circa 9,8 milioni di euro quasi esclusivamente per le cooperative), ma di una impresa sociale, come peraltro avevo già esplicitato nell’articolo ‘Covid-19: il Non Profit salva i disoccupati del Profit’.

Questa volta, però, aggiungo ulteriori considerazioni.

E’ tradizione e ormai consuetudine culturale, affermare che una delle modalità più efficaci di riqualificazione e di cambiamento trasformativo di ruolo, è illearning by doig’, e quindi ‘imparare facendo’, nello specifico per esempio delle competenze digitali, assumerebbe una velocità di apprendimento superiore al tempo tradizionale.

Tutti noi in ‘COVIDera’ abbiamo imparato a gestire il digitale facendo di necessità virtù, e motivati anche dalla esigenza di funzionalità operativa.

Zoom, Teams, GoToMeeting, e tanti altri nomi che 3 mesi fa erano, per la maggior parte delle persone, quasi degli acronimi sconosciuti, ora fanno parte del linguaggio comune. Anche sul tram la signora di una certa età chiede all’amica, tramite smartphone, quale piattaforma usa e si danno appuntamento nel pomeriggio.

La scelta di riqualificarsi non è solo in senso verticale, e cioè con un miglioramento professionale di upgrading, ma anche di tipo orizzontale, perchè alcune professioni dovranno allargare la loro capacità adattiva, ed in alcuni casi dovranno imparare un altromestiere’, perché quello vecchio non c’è più. Quindi, Imprese che dovrannocambiare pellee la motivazione dei dipendenti che rischiano la disoccupazione, è sicuramente superiore rispetto a quella di una pacifica e statica azione di conversione di scelta di nuovi mercati per l’allargamento di portfolio di beni e servizi. In alcuni settori si ‘sono bruciati i ponti’, e, per esempio, le attività di servizio devono essere ridisegnate tramite mancanza di contatto face to face’, relazione mediata tramite un video, la consuetudine lessicale del ‘da remoto’.

Perché è indispensabile fare iniezioni di liquidità e ricapitalizzare, ma è altrettanto importante gestire i denari sviluppando un effetto ‘leva’ incrementale. E quest’azione la gestiscono le persone!

Tutto questo in un contesto di ‘pandemia’ occupazionale annunciata. Gli strilli delle pagine dei giornali dicono: ‘rischio fino ad un milione di posti’, ‘ISTAT:già persi 385mila occupati’, ‘Allarme Confesercenti:700.000 posti a rischio’, ‘il Covid riacutizza i problemi dell’occupazione femminile’. Allarmismo? Non credo: realismo propositivo!

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore

Professore associato di Economia delle aziende e delle amministrazioni pubbliche presso l'Istituto di Pubblica Amministrazione e Sanità (IPAS). Direttore del Master in Management delle aziende cooperative e imprese sociali non profit (NP&COOP). Docente senior dell' Area Public Management & Policy della SDA Bocconi. Membro del comitato scientifico della rivista Non Profit, Maggioli Editore. Membro del comitato medico-scientifico della rivista Vivere oggi del Comune di Milano. Membro del comitato scientifico della rivista Azienda Pubblica, Maggioli Editore. Fondatore e promotore della collana "Aziende non profit. Strategie, struttura e sistema informativo", EGEA, Milano. Membro dell'editorial advisory committee di Health Marketing Quarterly e del Journal of Professional Services Marketing, The Haworth Press, Inc., Binghamton, New York. Membro del comitato scientifico dell'Unione Nazionale Imprese di Comunicazione, UNICOM. Membro dell'Associazione Italiana di Economia Sanitaria, AIES. Membro dell'Osservatorio Camerale Economia Civile, Camera di Commercio di Milano. Membro del comitato scientifico dell'Associazione Italiana Fundraiser di Forlì, ASSIFF. Membro del Consiglio di Gestione della Fondazione a sostegno della solidarietà sociale Umanamente, gruppo RAS. Membro del comitato etico di Coop Lombardia, Milano. Membro del comitato etico di Investietico, BPM Milano. Membro del comitato scientifico dell'Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale.