giovedì, Luglio 2

Piano Colao: la valutazione dell’impatto sociale e il ‘massaggio all’anima!’ Il ruolo del non profit è prevalente o quasi totalizzante, mentre la sua utilità è dettata dall’agenda degli impegni di rilancio

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Le 120 schede del Piano Colao sono un elenco degli assi di rafforzamento utili per superare la crisi innescata dal COVID19 e per accelerare la ripresa. Con anche un positivo sforzo di proiezione temporale e di lancio (3,6 e 12 mesi).

Le ‘Prospettive di sintesi delle iniziative’ si aggregano in sei aree: imprese e lavoro, infrastrutture e ambiente, turismo, arte e cultura, pubblica amministrazione, istruzione, ricerca e competenze ed individui e famiglie.
Una lettura approfondita delle schede nota che alcune di esse sono proposte generali strategiche ed altre integrano la strategia con una analisi tattica che propone azioni calligrafiche di implementazione operativa.

Infatti, il rischio di tutte queste auspicabili e necessarie indicazioni è di assorbire ancora una volta risorse senza avere parametri di risultato sociale. E’ quasi una scelta tautologica dove la bontà delle azioni è autoavverante, perché dichiarata ex ante mentre dovrebbe anche essere valutata ex post.

In Europa si sta lavorando per strutturare il pilastro socialedella UE (Action plan per l’Economia Sociale) e quindi questa opzione sarà parte integrante del rilancio dell’Italia, che sarà credibile e performante se l’impatto sociale sarà valutato per il tramite di strumenti/metriche quali lo SROI (Social Return on Investment), il metodo controfattuale o altri che permettono di comunicare il ‘valore dei valori’.
La misurazione dei risultati con evidenze quantitative e traduzione quantitativa della qualità degli interventi è un dover essere delle scelte strategiche e tattiche.
Molte di queste schede dovrebbero sviluppare gli indicatori di valutazione utili per non disperdere le risorse.
Sarà difficile negoziare con la UE senza ricorrere a queste schede.

Manca solo un concetto trasversale: la valutazione d’impatto sociale che traduceil massaggio all’animain un precipitato di concretezza.

Una esigenza: ‘mens sana in corpore sano’.

Nelle 120 schede la parolaimpatto’ (impactus=urto) è citata 27 volte, ma dipende quale tipo di impatto: economico, tecnologico,sociale, ambientale.
Il senso dell’impatto è la capacità di essere moltiplicatore di risultati positivi e di efficacia a parità di risorse investite. E lo sviluppo di un equilibrio sociale è condizione necessaria per il recupero e la ripresa.

Se riprendiamo la filigrana di lettura secondo il ruolo delle imprese sociali non profit, possiamo sottolineare alcune schede. Nel dibattito se ‘prendere gli euro del MES’, limitarsi al ‘Recovery Fund’ e così via c’è un punto fermo: il non profit e il volontariato hanno la capacità di intervenire ed adattarsi alle esigenze della gente e si dinamizzano con efficacia, produttivitàoperativa e costi decisamente inferiori rispetto ad altri attori del sistema economico.

La prima linea di non profit e volontariato durante il COVID19 ha fatto leva sulla capacità organizzativa ed imprenditoriale di impresa sociale.

Non si può avere paura delle parole e bisogna sostituire le definizioni nominali con le definizioni causali che permettono di intervenire in modo concreto per risanare, riparare e sviluppare il sistema sociale ed economico.

Magari incrementando la produttività del consumo e diminuendo il ‘disconfort’ del consumatore.

Ed a Settembre? Si spera in segnali di ripresa, ma se così non fosse chi interverrà per assistere le famiglie depauperate dalla disoccupazione? Eufemismo per dire famiglie povere.

Il terzo settore ed il volontariato offrono concretamente servizi ed attività. Lasciano la narrativa ad altri.

Mettendo ‘le mani in pasta’, e analizzando le schede del Piano Colao, per esempio arte e cultura (schede 54, 55 e 56 ) sono oggetto di attenzione sia dal punto di visto dell’integrazione e dell’attrazione di capitali privati, sia dal punto di vista della semplificazione degli appalti/concessioni e della valutazione d’impatto.

Sottotraccia a queste considerazioni c’è l’esigenza di avere manager culturali in grado di attrarre risorse per il tramite di attività coerenti con la domanda di arte e cultura, nonche’ la valorizzazione di giacimenti culturali inespressi.

Questi argomenti sono l’evidenza che il connubio fra arte/cultura e finanza/economia è imprescindibile. Certamente questo approccio va contro il pensiero dominante che la valenza economico/finanziaria mortifica il valore artistico/culturale ma, nel reale, il connubio è inscindibile.

Il COVIDera e la crisi turistica amplifica questa relazione.

Il Piano Colao è paradossalmente e positivamente orientato alle condizioni strutturali organizzative ed all’orientamento dellebest practice di mercato su attrazione visitatori, pricing, ricavi indiretti e valorizzazione dell’indotto’.

Il riferimento all’inclusione degli studenti (scheda 82) con disabilità, che rischiano di essere ulteriormente emarginati se non hanno organizzazioni di supporto, si correla alle associazioni ed alle fondazioni che hanno questo obiettivo.

I presidi di welfare di prossimità (scheda 88) promuovono una struttura organizzativa (pubblica o privata) che svolge un’azione organizzata per sviluppare capitale sociale.

Si prospetta una cabina di regia (Benessere Italia) che penso adotti i BES (Benessere Equo e Solidale) come riferimento quantitativo e qualitativo per non ricominciare da capo e disperdere il patrimonio già acquisito.

E poi le organizzazioni di cittadinanza attiva (scheda 90) con il suo ruolo di attivismo civico ed intervento sul territorio.

Ed il focus sulle politiche di genere e genitorialità (schede 94,96,97 i, ii, iii, iv) e gli interventi per le donne vittime della violenza (schede 98 i,ii) ed il servizio Civile (scheda 102)

Potrebbe sembrare un arido elenco ed una nomenclatura di schede dove il ruolo del non profit è prevalente o quasi totalizzante, mentre la sua utilità è dettata dall’agenda degli impegni di rilancio. Le schede citate non sono un ‘massaggio all’anima del lettore’.

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Sull'autore

Professore associato di Economia delle aziende e delle amministrazioni pubbliche presso l'Istituto di Pubblica Amministrazione e Sanità (IPAS). Direttore del Master in Management delle aziende cooperative e imprese sociali non profit (NP&COOP). Docente senior dell' Area Public Management & Policy della SDA Bocconi. Membro del comitato scientifico della rivista Non Profit, Maggioli Editore. Membro del comitato medico-scientifico della rivista Vivere oggi del Comune di Milano. Membro del comitato scientifico della rivista Azienda Pubblica, Maggioli Editore. Fondatore e promotore della collana "Aziende non profit. Strategie, struttura e sistema informativo", EGEA, Milano. Membro dell'editorial advisory committee di Health Marketing Quarterly e del Journal of Professional Services Marketing, The Haworth Press, Inc., Binghamton, New York. Membro del comitato scientifico dell'Unione Nazionale Imprese di Comunicazione, UNICOM. Membro dell'Associazione Italiana di Economia Sanitaria, AIES. Membro dell'Osservatorio Camerale Economia Civile, Camera di Commercio di Milano. Membro del comitato scientifico dell'Associazione Italiana Fundraiser di Forlì, ASSIFF. Membro del Consiglio di Gestione della Fondazione a sostegno della solidarietà sociale Umanamente, gruppo RAS. Membro del comitato etico di Coop Lombardia, Milano. Membro del comitato etico di Investietico, BPM Milano. Membro del comitato scientifico dell'Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale.