venerdì, Settembre 18

Perchè Putin non può fare a meno della Bielorussia Le ragioni geo-strategiche per le quali se Minsk non può fare a meno di Mosca, Mosca non può fare a meno di Minsk. La geopolitica dell’energia spiega molto bene perché Putin deve proseguire a sostenere Lukashenko e intanto lavorare a un cambio di leadership

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Oltre quattro ore di colloqui a porte chiuse a Sochi, al termine delle quali il Presidente russo, Vladmir Putin, e quello bielorusso, Aleksandr Lukashenko -che avrebbe ‘supplicato’, secondo le cronache, per la sua ‘salvezza’ il ‘fratello maggiore’ (come il dittatore bielorusso ha definito il Presidente russo)-, avrebbero definito un accordo: Mosca, ribadendo di ritenere Lukashenko il Presidente ‘legittimo’ e la Bielorussia il più grande alleato di Mosca, garantisce un prestito del valore di un miliardo e mezzo di dollari, l’invio delle prime dosi di vaccino anti-Covid-19, lo Sputnik V, e un rinnovato impegno a intervenire anche militarmente se le manifestazioni di protesta che da settimane infiammano il Paese dovessero aggravarsi tanto che la situazione finisse fuori controllo; Lukashenko ha promesso la riforma della Costituzione, e, probabilmente, secondo alcune fonti americane, un qualche impegno per la successione, magari al termine del processo di riforma della Costituzione. Non sarebbero stati affrontati temi legati alla implementazione della Bielorussia nell’orbita russa in quanto, sostanzialmente, Putin non si fida né del ‘personaggio’ Lukashenko, né tanto meno della sua tenuta ai vertici del Paese.

Lukashenko è potuto tornare a Minsk vantando il ‘totale’ appoggio del ‘fratello maggiore’, un rimpinguamento delle casse, e Putin salvaguardia i suoi interessi in Bielorussia senza legarsi mani e piedi a un dittatore che certamente è puzzolente non solo agli occhi dell’Occidente, al limite dell’impresentabile, e ben poco controllabile -è delle scorse settimane la minaccia neanche velata, quando ha affermato che se cade lui il prossimo a cadere sarà proprio Putin. Mosca non può permettersi una nuova Ucraina, per tanto sceglierà di attendere gli eventi, starà alla finestra, fingendosi amico quanto basta e quanto è necessario e preparandosi a gestire qualsiasi scenario si presenti.

Ma perché Putin sta continuando a sostenere Lukashenko?

Russia e Bielorussia hanno forti legami storici,etnici e linguistici e una serie di importanti e stretti accordi politicomilitari (come ieri ha ricordato Putin, in primis il Trattato di unione tra Russia e Bielorussia, altresì Minsk fa parte dell’Organizzazione del Trattato di sicurezza collettiva –Csto) e una serie di accordi economico-commerciali, in primis sul fronte energetico.

Il Trattato di unione è alla base del rapporto preferenziale tra Mosca e Minsk, e del sostegno economico che la Russia ha sempre garantito al Paese; l’obiettivo ideale alla base del documento era la creazione di una federazione sul modello dell’Unione Sovietica.
L’interesse di Mosca è assicurarsi che Minsk resti saldamente dipendente e ben controllata da Mosca. Nick Paton Walsh, esperto di sicurezza internazionale, spiega bene la motivazione: «La Bielorussia è essenziale per il senso di sicurezza regionale di Putin. In difesa, è un cuscinetto territoriale tra la NATO in Polonia. In offesa, fornisce l’accesso al Suwalki Gap -il tratto di terra pianeggiante dalla Bielorussia a Kaliningrad controllata dai russi», che la NATO spesso teme possa essere obiettivo dei carri armati russi, che in questo modo isolerebbero i membri baltici dell’alleanza militare dal resto dell’Europa.
Mosca non ama l’instabilità ai suoi confini, in altre occasioni simili ha agito per riportare l’ordine. Nè può tollerare che un alleato come la Bielorussia possa entrare nell’orbita di Bruxelles, che la rivoluzione conduca all’insediamento di un nuovo governo filo-occidentale. L’opposizione bielorussa non sembra particolarmente tesa verso la UE –per quanto ci sia una componente giovane della società che tende verso l’Europa-, per tanto l’impegno di Mosca si presume sarà quello di sostenere un cambio di regime con una leadership che sia accettabile dall’opposizione e non ostile al Cremlino.

Altro motivo per la Russia per non disimpegnarsi in Bielorussia, sono gli investimenti cinesi in Bielorussia.

La Cina ha portato la Bielorussia all’interno del mega-progetto Belt and Road Initiative (BRI), operando grandi investimenti. La Russia sostiene la BRI in quanto è suo interesse collegare la via della seta con l’Unione economica euroasiatica, il progetto di integrazione regionale guidato dalla Russia di cui, per altro, anche la Bielorussia è membro.
Gli
investimenti cinesi in Bielorussia sono di particolare importanza per la BRI a causa della posizione della Bielorussia come potenziale porta di accesso ai mercati europei.
L’investimento più importante
è il Great Stone Industrial Park, alla periferia di Minsk. Questo progetto, è il più grande progetto di sviluppo del BRI all’estero della Cina. Il centro avrà un’area di 112 chilometri quadrati e una potenzialità di200.000 lavoratori. Il progetto ha già attirato più di 1 miliardo di dollari di investimenti da almeno 56 società straniere. Huawei e ZTE, le grandi società di telecomunicazioni cinesi, sono state le prime due società cinesi a collocarsi nel parco. A ciò si aggiunga che la China Development Bank ha fornito alla Bielorussia un prestito di 500 milioni di dollari e la Cina ha anche investito in una varietà di progetti infrastrutturali collegati al parco. Questi investimenti cinesi in Bielorussia sono funzionali agli interessi economici della Russia in quanto mettono in condizione la Cina di operare sul corridoio di trasporto BRI settentrionale che attraversa il territorio russo, attraversa la Bielorussia e si estende verso l’Europa. Si tratta di una grandissima occasione economica, ma anche geopolitica, che Putin non ha certo intenzione di vedere andare in fumo.

E in ultimo, ma tutt’altro che ultimi, ci sono gli interessi legati al settore energetico. La Bielorussia non ha né petrolio né gas, eppure la sua economia ruota attorno all’esportazione di questi due prodotti, petrolio e gas russi. Il motivo è semplice e risiede nel suo passato sovietico: il Paese ha importanti infrastrutture dell’industria petrolifera che risalgono al periodo sovietico: due raffinerie (Naftan e Mozyr) e reti di condutture che forniscono petrolio e gas russi in Europa.

La Russia è l’unico fornitore di energia del Paese, e questo ruolo è di fatto l’arma più potente nelle mani di Mosca per vincolare Minsk. Allo stesso tempo, le raffinerie di Naftan e Mozyr hanno consentito alla Bielorussia di creare prodotti a valore aggiunto come la benzina da vendere in Russia e in altri Paesi. Le operazioni di queste raffinerie determinano il 19% dei ricavi totali delle esportazioni della Bielorussia.

Le raffinerie bielorusse «ricevono il petrolio dalla Russia, attraverso l’oleodotto Druzhba. L’oleodotto più lungo del mondo, va dalla Siberia occidentale alla Bielorussia e fino all’Europa», spiega un rapporto della Jamestown Foundation. «L’oleodotto fornisce alla Bielorussia 24 milioni di tonnellate di petrolio all’anno, inviando altri 40 milioni di tonnellate in Europa».

«La Bielorussia acquista inoltre circa 20 miliardi di metri cubi di gas russo all’anno e transita annualmente 39 miliardi di metri cubi di gas russo verso Europa. Tali volumi fluiscono principalmente attraverso il gasdotto Yamal-Europe, di proprietà del gigante del gas statale russo Gazprom.

Gazprom ha inoltre una partecipazione di controllo nel gasdotto Northern Lights (unsistema di condotte di gas naturale nei due Paesi, molto importanti per il trasporto del gas sia in Russia che verso l’Europa), la sezione bielorussa consegna 7 miliardi di metri cubi di gas russo a Ucraina, Polonia, Lituania.

Evidente, dunque, che l’economia bielorussa èdipendente dalle materie prime energetiche russe, ed è evidente il perché la Russia continui a puntellare -restando in attesa degli eventi- Lukashenko, il Paese non può uscire dall’orbita russa senza che per prima la Russia abbia gravissimi problemi economici e prima ancora geopolitici; se è vero che Minsk non può fare a meno di Mosca, è anche vero che Mosca non può fare a meno di Minsk. La geopolitica dell’energia spiega molto bene perché Putin deve proseguire a sostenere Lukashenko e intanto lavorare a un cambio di leadership, che acquieti la popolazione e che contestualmente sia gestibile dal Cremlino.

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