giovedì, Ottobre 1

Perché l'ISIS adesso parla anche il cinese Per la prima volta il Califfato diffonde su internet un messaggio di propaganda in lingua mandarina

0
1 2


Nuvole minacciose si addensano su Pechino, e non si tratta solo della coltre di smog che sta soffocando la capitale cinese. Con il solito canovaccio di musica arabeggiante e frasi deliranti che inneggiano alla guerra santa, da inizio dicembre i ‘guru’ della comunicazione dell’ISIS hanno cominciato a far girare su internet una canzone che rilancia i proclami ‘jihadisti’ in cinese mandarino, ovvero nella lingua parlata da un miliardo di persone in Cina. Nel brano, della durata di quattro minuti, non si sentono strumenti musicali ma solo una sorta di coro che accompagna frasi del tipo «Svegliatevi, fratelli musulmani! (…) Combattere è un comandamento di Allah, (…) prendere le armi e ribellarsi è l’ordine di Maometto!»: un’azione tipica di chi sembra intenzionato a fare proselitismo tra i circa 21 milioni di musulmani che vivono in Cina, in particolare tra gli uiguri, etnia turcofona di religione islamico-sunnita che costituisce la maggioranza della popolazione residente nella regione nord-occidentale dello Xinjiang, snodo strategico per il transito di gas e petrolio proveniente dall’Asia centrale.

Dai primi anni Novanta questo territorio al confine con l’Afghanistan e il Pakistan è infatti soggetto a forti spinte centrifughe poste in atto dalla maggioranza musulmana, che sogna l’indipendenza del Turkestan Orientale (come la regione viene chiamata in lingua uigura) avversata dai cinesi ‘han’, secondo gruppo etnico della regione grazie all’immigrazione di massa degli ultimi decenni, favorita da Pechino allo scopo di riequilibrare a proprio favore la presenza etnica sul territorio.

Per la Cina l’indipendentismo uiguro è un nervo scoperto forse più di quello tibetano, perchè la lotta anticinese nello Xinjiang da guerra etnica sta pericolosamente prendendo le fattezze della guerra santa. La regione era assurta agli onori della cronaca nel luglio 2009, quando il capoluogo Urumqi era stata teatro di violentissimi scontri etnici tra uiguri e han, poi repressi dall’intervento dell’esercito con arresti ed esecuzioni tra i musulmani. Da allora i difficili equilibri tra le due etnie sembrano non essersi più ricomposti, anzi: dopo i fatti di Urumqi, costati più di 200 morti in pochi giorni, i vari gruppi secessionisti islamici si sono coalizzati in un unica forza, il Movimento islamico del Turkestan Orientale, e sembrano aver trovato nella jihad contro Pechino una nuova spinta.

Che qualcosa fosse cambiato il governo cinese lo ha compreso il 1° marzo 2014, quando un commando composto da otto guerriglieri uiguri diede l’assalto alla stazione ferroviaria di Kunming, città nel sud della Cina ad oltre cinquemila chilometri dallo Xinjiang, uccidendo 33 persone e ferendone oltre 140. Secondo Pechino quella strage (che l’Agenzia di stampa nazionale ‘Xinhua’ definì «l’11 settembre cinese») era stata pianificata da Abdurehim Kurban, uno dei principali esponenti dell’indipendentismo uiguro di matrice islamica, e ritenuto dal Ministero dell’Interno il referente di al-Qaeda per lo Xinjiang.

Nella strage di Kunming, a sorprendere le forze di sicurezza cinesi era stato soprattutto il salto di qualità dell’azione terroristica: non più classiche azioni di sabotaggio contro i simboli della presenza cinese sul territorio dello Xinjiang, come caserme o commissariati di polizia, bensì contro un luogo pubblico come la stazione ferroviaria di una città a migliaia di chilometri di distanza; non più agguati a poliziotti e soldati, ma nei confronti di civili innocenti. E all’ombra della Città Proibita questo cambio di passo ha generato la consapevolezza di avere la minaccia terroristica dentro casa, dal momento che nello Xinjiang l’indipendentismo uiguro pare esser stato diluito nel fanatismo religioso, formando una miscela esplosiva: gli apparati di sicurezza della Repubblica Popolare Cinese sono ormai convinti che il Movimento islamico del Turkestan Orientale benefici del supporto finanziario e logistico delle più pericolose organizzazioni terroristiche islamiche.

Sulla base di ciò, e ritornando al delirante messaggio diffuso in Rete dall’ISIS, sorge tuttavia spontaneo un dubbio: se i guerriglieri dello Stato islamico sostengono l’indipendenza del Turkestan Orientale, perché cercano di fare proseliti tra gli uiguri utilizzando il cinese mandarino, ossia la lingua parlata dagli han, loro odiati nemici? Verrebbe da pensare ad un errore palese, dettato da un’evidente ignoranza del contesto etnico e oltre che della stessa realtà della Cina Popolare, dove il web è stretto nelle morse della censura, peraltro molto vigile e attiva proprio in aree calde come lo Xinjiang: lì quel messaggio, obiettivamente, non sarebbe mai potuto arrivare a destinazione. Eppure, chi ha caricato su internet quel brano è parso non aver calcolato questo fattore di criticità. Solo superficialità o c’è dell’altro?

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore