lunedì, Aprile 6

Perchè l’intelligenza artificiale non cura il Coronavirus L'AI è un ottimo assistente diagnostico, ma non è un ottimo ricercatore, scienziato, epidemiologo, non cura il Covid-19. Perchè la gente crede il contrario?

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La smart technology è un utile alleato nella battaglia contro il coronavirus Covid-19? Vogliamo chiarirlo subito: la smart technology, o intelligenza artificiale, è un ottimo assistente diagnostico. Non è un ottimo ricercatore,scienziato, epidemiologo, ecc. Analizza dati, i famosi big data, e lo fa con un calcolo temporale infinitamente minore rispetto all’analisi umana dei dati. Non si tratta di magia; è la funzione della tecnologia, ossia accorciare i processi, lavorare sulla tempistica, ottimizzare i risultati.

Quando la smart technology è al servizio della medicina, i dati ricavati sono presi direttamente dalle persone, in particolare quelle a rischio e quelle contagiate. È una delle caratteristiche dell’intelligenza artificiale: procedere attraverso i dati, per lo più sensibili, presi dalle persone.

Presi senza, la stragrande maggioranza delle volte, l’esplicita consapevolezza della persona alla quale sono sottratti i propri dati. È un tema noto, tematizzato però con grande sapienza da Shoshana Zuboff in ‘Il capitalismo della sorveglianza, al quale rimandiamo il Lettore per districarsi nella selva del sistema delle informazioni e dei suoi cinque padroni mondiali americani, ai quali va aggiunto il nuovo e massiccio intervento della Cina con i suoi parcheggi di dati, ossia Alibaba, Baidu e Tencent, colossi di Big data che passano poi a SenseTime, forse la principale società di intelligenza artificiale cinese.

Come procede l’intelligenza artificiale nel caso del Covid-19? Lo spiega Alibaba che ha sviluppato un nuovo sistema di diagnosi; esso permette di rilevare, attraverso scansioni tomografiche computerizzate (TAC), eventuali nuovi casi di coronavirus, con una fedeltà del 97%, il tutto in 20 secondi, quindi infinitamente al di sotto dei tempi d’attesa dei tradizionali tamponi.

Questa lotta contro Covid-19 assume contorni da fantascienza, o meglio, scenari anticipati da racconti e film fantascientifici, ora entrati nel vita quotidiana, come testimonia il caso della Polizia di Chengdu, città nella provincia del Sichuan, la quale utilizza caschi intelligenti in grado di misurare la temperatura di chiunque, entro un raggio di 5 metri.

Quando non è di scena la Polizia è la volta delle app scaricate sui nostri smartphone. Una di queste, Alipay Health Code, messa a punto da Alibaba, assegna a ogni cittadino un colore: verde, giallo o rosso. Insomma, il semaforo per circolare o stare in casa.

Esistono anche progetti italiani di intelligenza artificiale contro Covid-19, curati dalla società modenese Expert System e dalla società romana Osdife.
Agiscono sulla base della piattaforma di intelligenza artificiale in grado, attraverso l’osservazione di social network e siti web, di individuare all’origine minacce come il coronavirus. La caratteristica di tale piattaforma è di essere concentrata sulle minacce biologiche, ritenute il più insidioso all’allarme futuro.

Si tratta, sostanzialmente, di una piattaforma in grado di gestire ed elaborare le informazioni relative a comportamenti che sfuggono all’occhio umano. In particolare, la piattaforma ha il compito di gestire e analizzare enormi quantità di dati, fondamentali per governare fenomeni imprevisti e per anticiparli con idonee misure di prevenzione.
La piattaforma funziona grazie ad algoritmi di intelligenza artificiale, che sanno leggere parole-chiave da ricercare tra le fonti aperte, dai social network ai siti web, passando per i quotidiani locali e altre sorgenti disponibili online. La novità della piattaforma Expert System-Osdife è di lavorare semanticamente, ossia riconosce il significato di parole ritenute appartenenti alla famiglia semantica delle influenze e poi vagliare lo spostamento dallo stato influenzale a quello di Covid-19. L’algoritmo sa così cosa cercare. Ogni algoritmo sa, in verità, cosa cercare, altrimenti non sarebbe più utile di ogni qualsiasi ricerca manuale.

Ora, nell’immaginario comune sta passando l’idea che piattaforme come quella di Expert System-Osdife o le app cinesi, siano fonti di cure da covid-19, così come, estendendo l’ambito da quello medico a quello finanziario, formativo, ecc.,l’intelligenza artificiale sia la soluzione dei problemi. Ma non è così.
I problemi umani restano gestibili solo da intelligenza organiche, non artificiali. Le neuroscienze lo sanno e ogni autore che vi spiega come funzionano i processi cerebrali e quelli cognitivi vi dice, contemporaneamente, cosa non sa fare l’intelligenza artificiale chiamata a risolvere quel problemi. Per quei problemi, il cervello di un bambino è molto più attrezzato della rete neurale artificiale per venirne a capo, come spiega, per esempio, Stanislas Dehaene in ‘Imparare.

Dobbiamo allora domandarci perché quell’immaginario è convinto di una vera e propria bufala, e la risposta la troviamo in un ambito affatto epistemologico, quello di risolvere problemi afferenti alla sfera umana, ma nell’ambito economico. L‘intelligenza artificiale è l’ultimo, nuovo prodotto per far soldi.
Occorre far credere, e questa narrazione impegna più che mai i colossi dell’informazione che gestiscono dati, che l’intelligenza artificiale fa tutto quello che fa l’uomo e, siccome lo fa prima, quasi quasi lo fa meglio. E per dimostrare questo prodigio, parlano di connessione tra più elementi, il famoso internet delle cose, che permetterebbe di sapere dalla propria auto che nel proprio frigo manca il latte. Ma è semplicemente un insieme di tecnologie tra loro comunicanti attraverso sensori allocati sugli oggetti di uso quotidiano, a svelare la mancanza del latte.
Nessuna super intelligenzavede l’invisibile o anticipa il non ancora’. Ma questo tendono a voler far credere le narrazioni l’intelligenza artificiale, condotte in realtà com una logica di marketing piuttosto che epistemologica.

Le società dell’informazione stanno vincendo la partita proprio sulla modelllizzazione dei comportamenti, farciti qua e là di magie digitali. Più l’uomo comune si convince che qualcosa agisce per lui e meglio, più si affida al mondo favoloso delle connessioni. Ecco servito il business dell’intelligenza artificiale.

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