giovedì, Dicembre 12

Perchè l’Europa è l’Europa, altro che impeachment per Trump Ursula von der Leyen e la sua idea di creare un ufficio sullo ‘stile di vita europeo’: l’Unione Europea ha un senso se è l’Unione Europea, cioè una idea di creazione di un sistema di vita e di convivenza che è ‘altro’

0

Mentre mi apprestavo a scrivere il mio ‘mattutino’ è giunta notizia dell’impeachment contro il Presidente USA Donald Trump, avevo appena digerito gli echi del suo intervento  -ma peggiore è stato quello del brasiliano Jair Bolsonaro-  alle Nazioni Unite. Ne parleremo. Ma la notizia mi ha subito fatto esclamare tra me e me ‘….ecco … beh, l’Europa è Europa’, e ho pensato a Ursula von der Leyen e alla ‘sua’ Europa, ai suoi discorsi, al suo ‘stile di vita europeo’. Non chiedetemi il perché, i collegamenti mentali sono così, … lampi.

Qualche giorno fa la signora von der Leyen ha scritto un articolo per giustificare la sua idea di creare un ufficio sullostile di vita europeo’, cui assegnare anche i temi delle migrazioni. E ha precisato che la frase si riassume nella formulalibertà, eguaglianza, democrazia e rispetto della dignità umana’.
Per spiegarlo meglio, non ha mancato di usare il solito e trito riferimento al solito e trito John Fitzgerald con il «non chiedete cosa fa lo stato per voi …», che mal si capisce cosa c’entri, ma citare Kennedy fa molto moderno e ‘progressista’.

A dire il vero, come è noto -lo dico solo per spiegare perché vado contro corrente o meglio in modo non conformista- i meriti di Kennedy saranno pure sterminati come si dice -meglio ‘saranno stati’, visto che è morto 56 anni fa!-, ma Kennedy è anche quello che ordinò l’operazione della Baia dei Porci contro Cuba, che autorizzò l’inizio delle operazioni militari in Vietnam, che rischiò una guerra per impedire che l’Unione Sovietica installasse dei missili puntati sugli USA a Cuba, pur avendo gli USA missili puntati sull’Unione Sovietica, tra l’altro in Turchia, al confine con la Unione Sovietica.
Va bene, noi siamo filo-americani, ma è proprio necessario citare in ogni occasione qualche ‘famoso’ americano? del quale magari si ricordano solo alcune cose. E comunque è proprio necessario ripetere ad ogni pie’ sospinto che siamo tanto amici degli americani, che ci piacciono tanto, ecc.?
Non lo dico da quel bieco comunista terrorista che sono, ma per un motivo molto più squisitamente politico e di opportunità, oltre che di verità.

L’Unione Europea ha un senso se è l’Unione Europea, cioè una idea, rivoluzionaria o discutibile, di creazione di un sistema di vita e di convivenza che èaltro’, tutta una ‘altra’ cosa da qualunque altra cosa, cioè, in altre parole, se ha una individualità, una consistenza, una cultura, è, per dirla in termini comprensibili perfino a Matteo Salvini e Luigi Di Maio, dotata di una sovranità tutta sua, che non solo non è quella degli USA, ma nemmeno quella dei singoli Stati membri e meno che mai della somma di quelle degli Stati membri. È un’altra cosa, molto più ampia e complessa, ma lo ho scritto molte volte e mi fermo qui.

Non metto in dubbio la nostra naturaoccidentale’ (specie se qualcuno mi spiegasse che accidenti significa), non discuto e non metto in dubbio le nostre alleanze militari, anche se oggi non esistono situazioni paragonabili a quelle che la hanno a suo tempo giustificata, non discuto e non metto in dubbio la collaborazione e la condivisione di aspetti e cespiti economici, discuto, invece, e metto in dubbio la nostra identità culturale, non siamo identici affatto, discuto e metto in dubbio la identità dei nostri interessi economici e politici e perfino militari, discuto e metto in dubbio, infine, una nostra identità culturale -è semmai quella americana in parte derivata dalla nostra- ma noi (noi europei in genere, intendo), ne abbiamo sviluppata una diversa e del tutto originale e per di piùmadredella coscienza culturale americana e non solo.
In una parola, siamo amici e vicini con gli USA, ma simo una cosa diversa, così come siamo diversi dai russi, dai cinesi, dagli arabi, dagli africani, ecc. Non ci mancano gli uomini politici da citare, né i filosofi, né i letterati, ecc., ecc., citiamo quelli, almeno eviteremo di essere dei provinciali: conoscere l’inglese non vuol dire essere dei geni, e nemmeno degli uomini di cultura e meno che mai dei politici degni di questo nome … vuol solo dire che si sa come ordinare un hamburger, parola di origine tedesca!
Un po’ di orgoglio, signora von der Leyen, coraggio!

Esordire come ‘capo’ della UE in un proprio discorso citando Kennedy è, a mio parere, del tutto sbagliato, ma ancora di più lo è mettere in luce lostile di vita europeo’, come fatto distintivo e per di più associarlo contemporaneamente alle migrazioni e all’art. 2 del Trattato e, suggerisco, leggetelo il Trattato.
Come fatto distintivo, ho detto. Certo, ho anche detto che noi siamo diversi dagli americani ecc., ma detto così, associandosi al mondo occidentale ecc., è un modosgraziatoper sottolineare la nostra migliore civiltà, la nostra maggiore ricchezza, ecc., rispetto a chi? ai migranti? se ne rende conto signora von der Leyen?

Viviamo in una epoca nella quale i razzismi (espressi in particolare attraverso i ‘sovranismi’) abbondano e non sono innocui. Sottolineare queste differenze, a mio parere, oggi come oggi -sia chiaro oggi come oggi- può essere anche legittimamente frainteso e, in un mondo sempre più affetto da idiosincrasie e conflitti ideologici o, peggio, di religione, tirare in ballo la nostra diversità è un errore, tanto più se associata al senso di ‘inferiorità’ verso gli USA, o peggio molto peggio, signora von der Leyen, di ‘fedeltà’ … quante volte lo si sente ripetere ‘noi siamo fedeli agli USA, alla NATO, al mondo occidentale’: la fedeltà è un sentimento accettabile solo e soltanto se è critica e quindi libera.

Brutto inizio, signora von der Leyen, anche se, e va detto, forse le intenzioni erano buone, nel senso che la signora von der Leyen ha associato questo concetto (anche in senso amministrativo) alla questione delle migrazioni per dire che vogliamo accogliere e perfino rispettare, come in effetto si comincia timidamente a vedere.
Ma, di nuovo, forse le intenzioni sono buone, ma dire ci occupiamo di migranti, ma il nostro stile di vita è il migliore, a mio parere è nonché impolitico, un errore. Forse il discorso, le intenzioni sono anche piuttosto sofisticate e degne di essere discusse, ma messe così sono facilmente equivocabili: certamente accogliere significa che chi è accolto deve accettare e rispettare lostile di vitadi chi accoglie (togliere i crocifissi dalle aule, che è assurdo che ci siano, è però una cretinata se serve a ‘non offendere’ i mussulmani: si adeguino) e specialmente ne deve accettare le regole, tutte le regole.

Quanto alla citazione dell’art. 2, forse ci sarebbe qualcosa da aggiungere a commento.
Innanzitutto precisando -e turba doverlo fare ad una persona come la signora von der Leyen che di queste cose dovrebbe essere largamente informata a meno di trasformarsi in uno dei tanti politicanti di serie B che ammorbano nonché l’Italia, l’intera Europa- che l’art. 2 èsolouna norma programmatica, cioè una norma che indica fini e obiettivi da specificare in norme operative, che infatti sono quelle che seguono, e quelle sono importanti, perché spiegano come si fa.
Certo l’art. 2 parla di ‘libertà, uguaglianza, democrazia e rispetto della dignità umana’, ma tanto per incominciare pone quei concetti in un ordine alquanto diverso.
Dice, infatti, l’art. 2: «L’Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze. Questi valori sono comuni agli Stati membri in una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità tra donne e uomini». Mi perdonerà l’illustre signora, ma la parte (parziale) da lei citata è la meno importante, perché il punto centrale è che questi valori ‘sono comuni agli Stati’. Cioè gli Stati sono accettabili nella UE solo se rispettano quei valori.
E infatti, per restare ai ‘silenzi’ della signora von der Leyen, l’art. 7, uno di quelli in cui si riempiono di sostanza le frasi generiche di cui sopra, stabilisce che gli Stati che non rispettano quei principi, possono in pratica essere se non espulsi allontanati dalla UE. Qualcuno forse ricorderà quante volte io stesso ho sottolineato il rischio che correva l’Italia per certe sue politiche razziste, per il regime immondo delle carceri, per i maltrattamenti programmatici degli stranieri, ecc. E ciò, naturalmente vale anche per altri Stati europei. Tacerlo, è edulcorare l’affermazione della Presidente.

L’art. 3, concretizza quei concetti tra l’altro con una affermazione fondamentale: «L’Unione combatte l’esclusione sociale e le discriminazioni e promuove la giustizia e la protezione sociali, la parità tra donne e uomini, la solidarietà tra le generazioni e la tutela dei diritti del minore. Essa promuove la coesione economica, sociale e territoriale, e la solidarietà tra gli Stati membri», questa è la democrazia, così si è democratici, e ho citato solo due frasi dell’art. 3. Ma non basta. L’art. 4 spiega bene cosa è l’Unione, quando afferma: «In virtù del principio di leale cooperazione, l’Unione e gli Stati membri si rispettano e si assistono reciprocamente nell’adempimento dei compiti derivanti dai trattati. Gli Stati membri adottano ogni misura di carattere generale o particolare atta ad assicurare l’esecuzione degli obblighi derivanti dai trattati o conseguenti agli atti delle istituzioni dell’Unione». Leale collaborazione e adozione di ogni misura necessaria alla esecuzione degli obblighi, è la definizione della natura del sistema, altro che privazione della sovranità, è l’affermazione del contrario: volontà di partecipare e quindi di cooperare, altrimenti mica si è obbligati a fare parte dell’UE!

Potrei aggiungere una citazione del tema della sussidiarietà, che, letto in chiave europea (cioè dei trattati) significa un trasferimento progressivo e coordinato di poteri, ma specialmente funzioni alla UE.

Ma concludo solo con quello che è, a mio parere, il più importante di tutti, l’art. 6, dove si definiscono articolatamente i diritti dell’uomo, il loro contenuto e l’obbligo di rispettarli, e addirittura la partecipazione della UE alla Convenzione europea sui diritti dell’uomo (stupidamente impedita, nella forma ma non nella pratica, da qualche ‘parruccone’ della Corte di Giustizia), mentre si ribadisce (e scusate se è poco) che il diritto della UE è il frutto e deve essere il frutto degli ordinamenti giuridici e in particolare costituzionali degli Stati membri -di nuovo, altro che ‘perdita’ della sovranità!

Certamente un ‘politico’ parla in maniera sintetica, ma quando un politico parla per slogan, la cosa si fa preoccupante, ne sappiamo qualcosa in Italia, e duole vederlo fare al livello europeo, come e se non peggio di come lo si fa in Italia, per di più con un minimo sentore, come scrivevo all’inizio, di razzismo che disturba profondamente.
Attenti a quello che fate, in Europa ci sono anche Salvini, Di Maio e Orbàn, e a loro, nella loro superficiale concezione del potere e disprezzo per le regole, cose del genere possono essere un regalo inatteso.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.