sabato, Dicembre 7

Perché il terrorismo colpisce i concerti? Intervista a Marco Lombardi, docente dell'Università La Cattolica e esperto di terrorismo internazionale

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Stephen Paddock, autore della strage di Las Vegas e pensionato di 64 anni, ha ucciso ben 59 persone e 500 sono stati i feriti accertati fra le 40 mila persone, che partecipavano a un concerto del Route 91 Harvest Festival, una rassegna di musica country.

Le raffiche sono partite dalle finestre del 32esimo piano del Mandaly Bay Hotel, l’ottavo albergo più grande del mondo, dove Paddock aveva posizionato ben 23 armi da fuoco, tra le quali due fucili sistemati su treppiedi pronti a sparare sulla folla. L’Isis ha rivendicato l’attacco terroristico, ma l’Fbi insiste nel ripetere che non esistono collegamenti fra il killer e il terrorismo. Donald Trump ha poi dichiarato che l’assalitore, morto suicida, era una persona «molto malata, un demente», dimenticando che a febbraio aveva firmato la controversa abolizione dei controlli per l’acquisto di armi da parte di persone con disturbi mentali, e Stephen Paddock ne aveva ben 42 e non era mai stato in cura.

Il punto cruciale, non è la dinamica con cui avvengono questi attacchi terroristici, ma è la domanda che ci si pone dopo aver appreso drammatiche notizie di questo tipo, ovvero perché gli attacchi terroristici si concentrano sui grandi eventi? E come mai l’obiettivo preferito degli attentatori sono diventati i giovanissimi?

Per comprendere meglio la questione, abbiamo intervistato Marco Lombardi, docente dell’Università La Cattolica e esperto di terrorismo internazionale.

 

Perché il terrorismo si concentra sugli eventi musicali?

Il terrorismo non si concentra esclusivamente sugli eventi musicali , ma si concentra sui grandi eventi. Quindi, in tutta la pubblicistica che abbiamo visto negli ultimi anni, e soprattutto nelle ultime settimane, si sottolinea come i soft target, ovvero quegli eventi in cui la sicurezza è minore in genere per le loro caratteristiche strutturali e che sono caratterizzati da una grande presenza di persone, siano da preferire. Da questo punto di vista, i concerti, così come gli eventi sportivi, stanno diventando gli obiettivi primari dei terroristi. Tendenzialmente, l’evento canoro, rispetto ad una partita  di calcio, finora è stato meno organizzato sul piano della sicurezza anche se, soprattutto in Italia, le cose sono cambiate. Gli Stati Uniti, invece, sembrano essere meno consapevoli del fatto che la minaccia terroristica possa minare la loro quotidianità, ed è per questo motivo, che i luoghi pubblici, che possono contenere un bacino ampio di persone, non sono ancora stati resi così sicuri.

Il caso di Las Vegas è stato rivendicato dall’ISIS, ma l’FBI non ha confermato la notizia. Cosa spinge l’ISIS ad agire in questo modo?

L’obiettivo del terrorismo è fare paura. I morti sono degli strumenti rispetto a questo obiettivo, non la finalità, e la diffusione del terrore avviene, esclusivamente, certificando l’evento o utilizzando l’escamotage della minaccia. Quindi, per Daesh (acronimo arabo equivalente a ISIS), mettere la bandierina su quello che accade è di fondamentale importanza per dimostrare che è costantemente presente nei nostri Paesi. In fin dei conti, non gli costa assolutamente nulla e quello che ci sta comunicando significa sostanzialmente questo, ovvero sta a voi provare la nostra colpevolezza. In realtà, è vero, non sappiamo se la strage di Las Vegas è stata voluta da Daesh, ma il suo marchio di fabbrica è ugualmente imposto all’opinione pubblica che si sente costantemente minacciata dal terrorismo. Daesh ha così ottenuto il suo obiettivo. Il loro modus operandi può essere adottato da chiunque indipendentemente dalle sue motivazioni ed anche se l’Fbi non ha confermato la notizia, la dichiarazione di appartenenza dell’attentato è comunque funzionale alla promozione di terrore del gruppo stesso.

Nel caso di attacchi rivendicati dall’ISIS, quali sono le motivazioni che spingono i terroristi a compiere stragi fra i giovani?

Le motivazioni sono molteplici e sono tutte utilizzate per intercettare un pubblico diverso (in questo caso un pubblico giovanissimo). Fra i motivi che spingono Daesh ad agire, vi è senza dubbio l’obiettivo di attaccare i luoghi del piacere, Las Vegas era stata indicata fra questi, o colpire i Kufur, gli infedeli, per impaurirli nella loro quotidianità. Dunque, narrative molto differenti che vanno a colpire un pubblico differenziato e segmentato. Ciascuna parte di questo pubblico elaborerà le sue motivazioni personali e colui che attaccherà lo farà per le proprie ragioni: o perché è un profondo credente della dottrina islamica, o perché è arrabbiato con il mondo, o perché è un essere frustrato e così via. La grande capacità di Daesh è stata quella di fornire una scappatoia violenta che incrocia diverse ragioni per raggiungere lo stesso fine: colpire il nemico occidentale.

Solitamente sono attacchi isolati o i terroristi seguono un disegno preciso?

In genere sono attacchi commessi dai cosiddetti ‘lupi solitari’ perché questo è l’attuale modus operandi di Daesh. Dopo Barcellona, possiamo notare che sono state date sempre meno indicazioni dettagliate sui modi di procedere, ma sono state fornite comunicazioni sintetiche ed approssimative che hanno reso un attacco imprevedibile e difficilmente controllabile da parte dell’intelligence che si occupa di questi casi.

C’è un basista, all’interno di queste manifestazioni, che garantisce l’accesso ai luoghi pubblici?

Non c’è un basista. Basta comprare un biglietto per accedere a dei luoghi pubblici, o come nel caso di Las Vegas, basta affittare una stanza d’albergo che abbia un’ampia veduta sul concerto e spararci sopra. Stiamo parlando di zone pubbliche, quindi, non serve avere qualcuno all’interno che aiuti i terroristi.

Quali misure sono state adottate in tal senso?

In Italia, ad esempio, la normativa e gli indirizzi governativi sono cambiati, dopo gli eventi di Torino in piazza San Carlo, e si sono rese più sicure le aree stesse con delle protezioni rimovibili per quanto riguarda l’impedimento di possibili attacchi da parte di automezzi e sono stati garantiti spazi più ampi sia per l’alloggiamento delle persone sia per il loro deflusso in caso di emergenza. In alcuni casi, vengono fatti degli screening agli accessi anche sull’acquisto dei biglietti. Bisognerebbe cercare di coinvolgere di più i cittadini per permettere loro di saper affrontare situazioni di questo genere, perché sanno che ormai possono essere esposti ad attacchi terroristici, e le istituzioni dovrebbero essere in grado di fornire i mezzi per evitare drammatiche conseguenze.

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