domenica, Novembre 17

Perchè il Qatar è un affare anche italiano

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Ricchezza, petrolio, Made in Italy: questo è il Qatar dell’emiro Tamim bin Hamad al-Thani, uno dei più giovani regnanti al mondo con i suoi 36 anni, dal 2013 alla guida del più piccolo degli emirati -2 milioni di residenti di cui 1,5 milioni e Doha, molti di meno i cittadini, perchè il Paese è popolato soprattutto di lavoratori immigrati-, che ha di recente superato anche il Lussemburgo nella classifica dei Paesi più ricchi del mondo in termini di Pil pro-capite. Non è escluso che la crisi possa avere ripercussioni  sugli investimenti qatarini in Europa.
Un punto di riferimento economico per non solo il Golfo, anche per l’Europa, e per l’Italia in particolare. Oltre essere un nodo importante in termini di relazioni internazionali sui principali scenari mondiali e una base militarmente strategica per i Paesi leader, per la Turchia (dal 2015) come per gli Stati Uniti.
Il Qatar, infatti, ospita inoltre la più grande base aerea USA al di fuori del continente americano, sede del comando aereo USA nel Golfo. Il Paese ha rappresentato, per il biennio 2006-2007, il mondo arabo in Consiglio di Sicurezza ONU; ha partecipato, unico Paese arabo, alla missione Unifil II in Libano; nel giugno 2008 ha ottenuto un grande successo diplomatico con l’accordo raggiunto dalle fazioni libanesi dopo 5 giorni di difficili negoziati a Doha; ha ospitato in permanenza nella capitale Doha i negoziati tra le varie parti coinvolte nella crisi del Darfur, sino alla firma, nel luglio 2011, dell’Accordo tra il Governo sudanese e il Liberation and Justice Movement per l’adozione del Doha Document for Peace in Darfur. Nel 2012 Doha ha ospitato la XIII Conferenza UNCTAD, il 25mo Congresso dell’Unione Postale Universale e la UN Climate Change Conference 2012 (COP18). In ambito regionale, nel tentativo di colmare il vuoto di leadership creatosi nell’area dallo scoppio della Primavera Araba, il Qatar ha elevato il livello di impegno sui principali scenari di crisi: dalla Libia alla Siria, nel Golfo, ma anche nei processi di riconciliazione in Afghanistan e di pace in Medioriente.

Arroccato su una penisola attaccata all’Arabia Saudita sul Golfo Persico e indipendente dalla Gran Bretagna dal 1971, il Qatar, di fede islamica e di tendenza wahhabita, ha un’economia che si basa esclusivamente sulle risorse naturali, che il giovane emiro si è messo in testa di diversificare, e anche molto velocemente.
Il petrolio fu scoperto negli anni ’40 e sfruttato a partire dal decennio successivo. Entro i confini del Paese, c’è la più grande riserva di gas naturale del mondo, fattore che contribuisce a un Pil che, nel 2016, si aggirava intorno ai 157 miliardi di dollari, ma che soprattutto lo ha reso il primo esportatore al mondo di gnl. Una potenza economica al terzo posto tra i paesi del Golfo con una crescita economica che tra il 2006 e il 2015 ha toccato il 12,4%.
I Mondiali di calcio del 2022 si terranno nell’emirato e questo ha dato un ulteriore spinta agli investimenti interni, sia nel residenziale con la realizzazione di Barwa Workers City, città a dimensione umana per i lavoratori costruita a Al Wakrah e dell’Hilton Panorama Residence; nei trasporti (il completamento delle varie linee della metro di Doha e’ previsto entro il 2018), e nei servizi, secondo quanto indicato nel piano di sviluppo Vision 2030. Progetti in cui il Governo prevede di spendere oltre 200 miliardi USD entro il 2022. Quella relativa ai Mondiali, è la diplomazia del pallone che al-Thani ha saputo usare con moltissima intelligenza e lungimiranza. Sul pallone, che è la sua passione, al-Thani -secondo figlio del matrimonio tra lo sceicco Hamad bin Khalifa al-Thani e la sua seconda moglie, Mozah bint Nasser al-Missned, ha 36 anni, tre mogli e otto figli, laureato all’accademia militare di Sandhurst nel Regno Unito nel 1998 e  nominato principe ereditario cinque anni dopo- ha incentrato la sua politica economia, quella estera e una vincente -almeno in Occidente- soft power.
Il pallone rientra nel tentativo di diversificare l’economia, stringendo alleanze durature con Paesi importanti e realizzando importanti investimenti in aziende straniere. In futuro le risorse naturali di cui dispone il Qatar potrebbero non offrire più le attuali garanzie di autosufficienza: il Paese importa il 93% degli alimenti che consuma e ottiene acqua potabile grazie a un costoso processo di desalinizzazione. I rischi di conflitto commerciale e non solo con i Paesi della regione l’emiro li aveva intravisti anni fa. La famiglia dell’emiro ha compreso che il successo del Paese risiede nella sua capacità di innovazione. Ed ecco che si rivela il ruolo fondamentale dei campionati mondiali di calcio. Secondo il ‘rapporto Deloitte’ citato dall’agenzia americana ‘Associated Press’, entro il 2022 verranno investiti 140 miliardi di dollari in infrastrutture legate al trasporto che comprendono un nuovo aeroporto, autostrade e una rete ferroviaria per muovere i 400 mila tifosi attesi (almeno prima che scoppiasse questa crisi) durante il mese dei mondiali. Altri 20 miliardi verranno spesi in infrastrutture turistiche, visto che si riteneva che il numero di turisti in Qatar raggiungerà i 3,7 milioni all’anno entro il 2022. La Coppa del Mondo porterà al Qatar anche una visibilità internazionale senza precedenti.
Il Qatar è proprietario della squadra Paris Saint-Germain ed è sponsor del Barcellona F.C.

A fine gennaio 2017 Tamim era arrivato a Roma per la sua prima visita diplomatica in Italia dall’inizio del Regno: occasione per incontrare il Presidente Sergio Mattarella e le autorità di Stato ma anche per gestire gli ingenti affari nello Stivale. Sono, infatti, molti igioielliitaliani su cui il Qatar ha messo le mani negli ultimi anni: una ‘passione’ che spazia dall’immobiliare alla moda, allo sport.
L’interscambio tra Roma e Doha è tornato a crescere e, secondo dati aggiornati, il volume dei rapporti commerciali tra i due Paesi ha toccato quota 1,785 miliardi di euro, con un aumento del 10% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il saldo è negativo per l’Italia (-337 milioni di euro), con esportazioni per 724 milioni di euro e importazioni, soprattutto di gas naturale, per 1,061 mld.
La quota dei beni strumentali è di gran lunga la più significativa per le nostre esportazioni, le cui voci più consistenti sono tradizionalmente macchinari, metalli e prodotti in metallo, mobili, mezzi di trasporto, mentre il gas naturale (82%) e i derivati del petrolio (10,5%) costituiscono al quasi totalità delle nostre importazioni. Il settore delle infrastrutture ha dato particolare soddisfazione all’Italia con Salini Impregilo che lavorerà in Qatar alla costruzione di uno stadio in vista dei del 2022.

Calcio, moda, immobili, turismo, banche, sanità. Sono i settori in cui il fondo sovrano del Qatar, il Qia, del valore di quasi 340 miliardi di dollari, ha investito le sue risorse in giro per il mondo negli ultimi anni, con uno spiccato interesse per l’Italia, dove ha comprato, tra le cose, i grattacieli di Porta Nuova, a Milano, e la compagnia aerea sarda Meridiana.
Tra le partecipazioni finanziarie, la più consistente in Europa è quella in Deutsche Bank, dove il fondo sovrano è presente con un 6% che, stando a indiscrezioni di stampa, potrebbe salire presto fino al 10% e oltre. Nel mondo, gli investimenti del fondo sovrano spaziano dai grandi magazzini di Harrods all’aeroporto di Heathrow, dal Banco Santander alla Agricultural Bank of China.
In Italia, il Qatar ha scommesso soprattutto sulla Sardegna, un portafoglio ampio, dal turismo alla sanità, al trasporto aereo. Interessi che si concentrano soprattutto in Gallura. Nel 2012, l’emirato, tramite il suo fondo sovrano, ha comprato, dal finanziere americano Tom Barrack, gran parte della Costa Smeralda, tra alberghi di lusso e terreni non edificati e l’anno scorso ha raggiunto un accordo per il 49% di Meridiana, la compagnia aerea con sede a Olbia, e sta completando l’ospedale privato Mater Olbia.
Gli immobili sono la prima passione dell’emiro, e in questo caso gli interessi si concentrano in particolare a Milano, ma anche a Firenze. Oltre al quartiere di Porta Nuova, l’emirato possiede l’Excelsior Hotel Gallia di Milano e i più prestigiosi alberghi di Firenze: il Four Season, all’interno del Palazzo della Gherardesca, e lo storico Grand Hotel Baglioni.
A Milano, Qia ha acquistato anche un palazzo di via Santa Margherita che ospita gli uffici di Credit Suisse e ha partecipato a un fondo per valorizzare un portafoglio di filiali di Deutsche Bank. Attraverso Qia, il piccolo Stato ha fatto il suo ingresso anche nel capitale di Inalca, la società del gruppo Cremonini, insieme al Fondo Strategico italiano. Nel 2012, non direttamente con la Qia, ma attraverso una ‘scatola societaria’ chiamata Mayhoola for investment, i reali del Qatar hanno comprato la maison Valentino per la cifra di 700 mln di euro.
Nel novero dei progetti in Italia, c’è un ospedale, in Sardegna. Due anni fa, la Qatar Foundation ha acquisito l’ospedale ex San Raffaele di Olbia, e ha recentemente confermato gli obiettivi di realizzazione. I reparti dell’ospedale, che sarà un centro di cura e di ricerca d’eccellenza a livello internazionale, dovrebbero essere pronti per il 2018 -oggi i lavori sono completati per l’81%. L’investimento annunciato ammonta a 1,2 miliardi di euro in dieci anni.
Il Qatar, inoltre, ha recentemente proposto un piano di sviluppo della Costa Smeralda che prevede la realizzazione di due nuovi alberghi, per il turismo congressuale, nella fascia dei 300 metri dal mare, tutelata dalle normative regionali in vigore. Il futuro degli investimenti immobiliari dipenderà anche dalla nuova legge urbanistica regionale, all’esame del Consiglio regionale.

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