martedì, Ottobre 27

Perché i Paesi della UE non riconoscono lo Stato di Palestina anziché premiare Israele? Majdi Khaldi, Consigliere diplomatico del Presidente Abu Mazen, parla agli europei per spiegare come la UE stia ricompensando Israele per aver dichiarato di fermare l’annessione, ovvero un atto illegale

0

Ieri ‘Euobserver’ ha pubblicato un intervento di Majdi Khaldi, Consigliere diplomatico del Presidente Abu Mazen.
Khaldi si rivolge agli europei e parla dell’atteggiamento dei politici europei e delle istituzioni UE nei confronti di Israele e della Palestina, con l’occhio rivolto agli ‘
Accordi di Abramo’.
Ripubblichiamo di seguito per intero il testo.

***

L’eccitazione di alcuni amici europei lascia veramente di stucco.

Il mese scorso, il Ministro degli Esteri israeliano,Gabi Ashkenazi, è stato invitato dal Ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, a incontrare tutti i ministri degli esteri europei in occasione del Consiglio Affari Esteri dell’Unione Europea.

La Palestina non era invitata.

Indipendentemente da qualsiasi spiegazione sulle relazioni tra UE e Israele, questa occasione è stata vista come una ricompensa per aversospesouna dichiarazione di annessione formale.

In altre parole, dopo aver annunciato la formalizzazione di un crimine che stava già commettendo, Israele adesso dice che questo annuncio non avverrà «ancora per un po’» e qualcuno pensa di doverlo premiare per questo, addirittura attraverso un consiglio di associazione.

Il messaggio è semplice: l’annessione di fatto così come le altre violazioni israeliane in corso non sono un ostacolo per il miglioramento delle relazioni.

I parametri del processo di pace in Medio Oriente, accettati internazionalmente e approvati dall’Unione Europea e dai suoi Stati Membri, sono semplici e non sono passibili di interpretazioni: si tratta di una soluzione a due Stati che pone definitivamente termine all’occupazione israeliana cominciata nel 1967, con Gerusalemme Est capitale dello Stato di Palestina e una soluzione di tutte le questioni relative allo status finale basata sul diritto Internazionale e sulle risoluzioni ONU pertinenti.

Per qualunque prospettiva di pace è necessario concentrarsi sulla fine dell’occupazione.

Ricompensare il governo israeliano in mancanza di qualsiasi rispetto da parte di Israele dei propri obblighi serve solo a perpetuare la negazione dei diritti dei palestinesi e il rafforzamento di un regime di Apartheid.

Le relazioni europee con la Palestina possono essere riassunte in tre aspetti principali: le relazioni politiche, con un presunto sostegno alla soluzione dei due Stati benché una maggioranza di governi della UE si trattenga dal riconoscere lo Stato di Palestina, nonostante diversi parlamenti europei abbiano chiesto insistentemente ai propri governi di farlo; l’aspetto economico e relativo allo sviluppo, compresi importanti sforzi europei per la costruzione di istituzioni palestinesi e il sostegno all’economia palestinese, di cui siamo grati; nonché l’aspetto relativo all’obbligo di rispondere delle proprie azioni secondo il diritto internazionale.

Qui vediamo che, dopo 53 anni di occupazione coloniale illegale, i Paesi europei non sono ancora pronti a considerare Israele responsabile delle proprie violazioni sistematiche.

Mentre la situazione sul campo continua a deteriorarsi, con un numero di demolizioni di case senza precedenti e con la continua espansione degli insediamenti coloniali, sentiamo dire ad alcuni rappresentanti che l’annessione «non è più all’ordine del giorno» e che quindi bisognerebbe riprendere un coordinamento con Israele.

Non viene fatto nessun cenno alla necessità che Israele rispetti gli accordi che rendevano possibile l’esistenza di qualsiasi coordinamento compresa la Road Map, così come gli obblighi di Israele secondo il diritto internazionale umanitario.

Ancor più importante, non viene richiesto al governo israeliano di sostenere due principi fondamentali: la soluzione dei due Stati e i propri obblighi di fronte al diritto internazionale.

Nessun governo europeo può dire che la Palestina non l’abbia coinvolto nella ricerca di una via d’uscita dalla situazione attuale.

Abbiamo presentato un documento con le nostre posizioni per un accordo sullo status finale, che sono completamente in linea con le loro posizioni di europei.

Sul fronte diplomatico, abbiamo chiesto la realizzazione di una conferenza di pace internazionale che faciliti un processo di negoziati basati su parametri approvati internazionalmente.

Un insulto al diritto internazionale’

Tuttavia qualcuno ancora ci chiede di presentare una controproposta al piano USA.

Chiunque abbia letto il piano USA può facilmente concludere che è un insulto al diritto internazionale e ai principi fondamentali su cui è stata fondata l’Unione Europea.

Poniamoci una domanda retorica. Gli Stati Membri dell’Unione Europea permetterebbero alla UE di partecipare a un processo di pace basato su uno qualunque dei principi presentati dal piano USA? La risposta è semplice: no.

Siamo in un momento cruciale. L’accordo EAU-Israele, ben accolto dall’Unione Europea,rappresenta un duro colpo all’Iniziativa di Pace Araba.

Il testo ribattezzato come ‘Accordi di Abramo’ rappresenta un riconoscimento della sovranità israeliana su Gerusalemme Est occupata nonchéuna minaccia diretta allo status quo della Spianata delle Moschee e a tutti i luoghi sacri cristiani.

Entrambi, sia gli accordi tra EAU e Israele che coloro che reclamano legami più ravvicinati tra l’Europa e Israele, escludono la pace in Medio Oriente dalle loro priorità.

Premiano un cattivo comportamento e politiche criminali. L’ultimo annuncio fatto dal Bahrein va nella stessa direzione. Ma premiare l’occupazione israeliana si è già rivelata una formula fallimentare che non porterà alla pace.

Quello che possono fare i Paesi europei è accelerare il riconoscimento dello Stato di Palestina sui confine del 1967, nel rispetto del diritto internazionale e dei suoi principi, in cui loro credono.

Questo atto politico servirà come catalizzatore della pace e produrrà un barlume di speranza nei cuori e nelle menti del campo palestinese per la pace. Questo getterà davvero le fondamenta per la sicurezza, la stabilità e la pace nella regione.

L’unico modo per andare avanti è concentrarsi su misure concrete per porre fine all’occupazione coloniale illegale di Israele – comprese misure volte a responsabilizzare Israele come il bando dei prodotti degli insediamenti, ed enfatizzare i parametri riconosciuti internazionalmente.

Così Israele si renderà conto che la pace e la sicurezza della regione non cominciano né ad Abu Dhabi né altrove, ma qui, con un accordo di pace giusto tra Palestina e Israele, basato sul diritto Internazionale. 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore