giovedì, Agosto 13

Perché Ebola non può diventare epidemia mondiale 40

0

ebola-guinea.si

 

Kampala – Da oltre un mese le rare notizie provenienti dall’Africa che si possono trovare sui media occidentali riguardano quasi esclusivamente lo scoppio dell’epidemia di Ebola nell’Africa Occidentale. L’epidemia ha già fatto 456 morti. Se si calcolano anche i casi sospetti i decessi salgono a 672 (dati del OMS del 23 luglio 2014). Le persone infettate in Liberia, Sierra Leone e Guinea sarebbero 814 (1.201 se si calcolano anche i casi sospetti). L’epidemia di ebola nell’Africa Occidentale è la più grande epidemia della storia di questo misterioso virus che fu registrato per la prima volta tra il Congo e l’Uganda nel 1976. Prima di essa la più grave epidemia fu registrata in Uganda tra il 2000 e il 2001: 425 persone infettate e 224 decessi. Dal 20 luglio scorso si parla della possibilità che l’epidemia possa diventare prima regionale, poi continentale ed infine mondiale.

Questi rischi sarebbero motivati dalla mobilità delle popolazioni africane transfrontaliere e dalla possibilità che un infetto possa prendere l’aereo e raggiungere qualsiasi località del mondo, diffondendo il virus. Il primo caso sarebbe stato registrato a Lagos, Nigeria dove una persona infettata è arrivata dalla Liberia ed è successivamente morta. La maggior parte degli aeroporti internazionali sono stati messi in allerta e misure di contenimento messe in atto.  Tutti  i paesi dell’Africa Orientale sono in stato di allerta. La Tanzania ha installato un monitoraggio e cliniche sanitarie di contenimento presso tutti i suoi aeroporti internazionali. All’aeroporto Jommo Kenyatta (Kenya) le autorità sanitarie portuali stanno attuando una meticolosa sorveglianza sanitaria su tutte le persone che arrivano dai paesi vittime del contagio. Il Rwanda ha istallato una speciale unità sanitaria e una clinica per la quarantena presso l’aeroporto internazionale di Kigali anche se nel paese non è stato registrato nessun caso di Ebola. Misure simili sono state adottate da Burundi e Uganda. Le compagnie aeree Arik Air (Nigeria) e Asky Airlines (Togo) hanno sospeso tutti i voli per Monrovia (Liberia) e Freetown (Sierra Leone). Il direttore della Centro Nazionale dell’Influenza presso l’Istituto Ugandese di Ricerche Virali, il Dr. Jilius Lutwama ha proposto di cancellare tutti i voli nei paesi africani coinvolti nell’epidemia. Una specie di vallo d’Adriano. Nessuno entra e nessuno esce.

Prendendo le distanze dalle paure ataviche, allarmanti notizie ed isterie collettive, qualche domanda deve trovare delle risposte. Il contagio del virus Ebola è veramente rapido e mortale? Esiste il rischio di una epidemia mondiale di Ebola? Quali le vere cause dell’attuale epidemia?

Lo scienziato americano Declan Butler sostiene che l’Ebola non può diffondersi a livello né mondiale né continentale. Affermazione fatta dallo scienziato sulla rivista Nature e ripresa dal prestigioso sito scientifico Scientific American. Le affermazioni di Butler sono fondate? Sembra proprio di si. Il virus dell’Ebola non si trasmette per via aerea (il migliore e più rapido veicolo di infezione solitamente utilizzato dai virus). Si trasmette attraverso il contatto diretto con il sangue e i fluidi corporei (secrezioni nasali, sessuali, saliva, vomito, urine e feci) di una persona infettata.

Secondo gli scienziati americani è estremamente improbabile che una persona possa essere contaminata dal virus Ebola solo stando accanto ad una persona infetta presente nello stesso aereo o nello stesso spazio pubblico se non ci sono contatti diretti con il suo sangue o liquidi corporali. Anche in questi casi la persona sana deve avere ferite o abrasioni che permettano al virus di entrare nel corpo, dare appassionanti baci e fare del sesso con la persona ammalata,  essere direttamente infettato da sangue e secrezioni che entrano negli occhi o nella bocca o toccare e mangiare cibo contaminato dal virus. L’Ebola è estremamente debole e sopravvive pochissimi giorni fuori dal corpo ospite. Può essere facilmente eliminata con un semplice lavaggio con acqua e sapone. Seppur vero che il virus rimane attivo anche nel corpo morto dell’ospite occorre sempre il contatto fisico con sangue o secrezione del cadavere per il contagio. Per questa ragione i corpi delle vittime di Ebola vengono immediatamente cremati.

A impedire una rapido contagio è anche il periodo di virulenza del virus che non diventa contagioso fin quando il corpo ospite si ammala. Durante il periodo di incubazione, che varia da 1 a 21 giorni, il virus è troppo debole per contagiare altre persone in quanto si concentra ad installarsi nel corpo ospite combattendo il sistema immunitario. È innegabile che i viaggi internazionali normalmente favoriscono le infezioni ma nel caso dell’Ebola un normale sistema sanitario dei paesi sviluppati è l’unico rimedio. Non dimentichiamoci che i nostri sistemi sanitari sono in grado facilmente di contenere epidemie ben peggiori come il virus MERS. Dalla sua comparsa i paesi Medio Orientali hanno trattato centinaia di pazienti infetti impedendo il contagio di massa e i due casi registrati negli Stati Uniti non hanno diffuso la malattia.

Fin dal sua comparsa nel 1976 si sono registrate nel mondo 19 epidemie di Ebola per un totale di 2.000 vittime. Il virus ha cinque ceppi: quelli congolese, ugandese, sud sudanese, quello asiatico (foreste della Thailandia, Filippine, Cina) e quello americano. Proprio così! L’Ebola ha anche un ceppo originario degli Stati Uniti studiato dagli anni Novanta a Washington e in Virginia, ceppo molto simile a quello asiatico. La notizia sfata il mito creato dai media occidentali della “mortale malattia africana”. Nonostante le 19 epidemie il contagio dell’Ebola è insignificante rispetto al contagio delle malattie diarroiche (colera, peste, etc), della malaria o di parassiti intestinali maligni che causano in Africa 55.000 morti annue, 27 volte il numero dei morti di Ebola in 38 anni. Il virus è anche sospettato di avere una evoluzione naturale estremamente lenta rispetto ad altri virus, essendo rimasto immutato dalla sua scoperta nel 1976 senza subire nessuna mutazione o evoluzione del suo DNA. Altri virus e microbi possono subire drastici cambiamenti di DNA da un anno all’altro, incluso varie forme di raffreddore e il virus della SARS. Questo non è il caso per l’Ebola.

Il virus attuale dell’Ebola è lo stesso del 1976. Nessuna evoluzione, per fortuna. Questo significa che un attento e tempestivo trattamento della malattia impedisce ogni contagio di massa”, spiega Michael Osterholm, esperto in sicurezza biologica e direttore del Centro di Ricerca delle Malattie Infettive dell’Università del Minnesota. Anche il rischio di una contagio fuori controllo nei paesi sviluppati è minimo in quanto essi hanno forti strutte sanitarie. Gli scienziati americani hanno ipotizzato lo scenario più negativo di un contagio di massa dell’Ebola negli Stati Uniti. Il sistema sanitario può facilmente individuare i casi infetti e circoscrivere il contagio prima che si propaga alle masse. Individuazione e contenimento sono facilitati dalla caratteristica del virus che tende a comparire in una determinata e specifica area geografica normalmente limitata. “Anche nel peggior dei scenari l’Ebola non rappresenta un serio pericolo nei paesi con un sistema sanitario forte”, afferma il Dottor Osterholm. Le conclusione degli scienziati americani sono condivise dal Centro Europea di Prevenzione e Controllo delle Malattie che ha ufficialmente dichiarato che le possibilità di contagi di massa in Europa e in altri paesi del Primo Mondo è bassissima.

Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità concorda affermando che i rischi crescono nei paesi meno sviluppati e diminuiscono in quelli sviluppati dichiarando che vi sono pochissime probabilità del verificarsi di una epidemia mondiale di Ebola. E qui arriviamo al vero nocciolo del problema che i media occidentali nascondono dietro la allarmante cacofonia sul mortale pericolo dell’Ebola Africana. Il virus uccide per selezione sociale ed economica nonostante che sia facilmente isolabile, come fa notare Joshua Keating un giornalista di Slate, specializzato in affari internazionali nel suo recente articolo Ebola Politics. L’articolo riporta gli studi del scienziato sud coreano Kim Yi Dionne riprodotti anche sul Washington Post. Secondo Dionne l’epidemia di Ebola ha cause politiche ed economiche più che biologiche.

Tutti i tre paesi africani teatri della terribile epidemia hanno sistemi sanitari pressoché distrutti dalle recenti guerre civili e dalla corruzione dei governi vassalli di Europa e Stati Uniti. In Liberia è disponibile 0,014 dottori su ogni mille abitanti. Il principale ospedale di Monrovia, il JFK Medical Center, è un ospedale solo di nome, non certo nella realtà. Esiste una incapacità dei rispettivi governi a gestire l’epidemia che porta alla diffidenza e alla mancanza di collaborazione della popolazione, come riporta il New York Times. I governi si affidano unicamente all’aiuto dei volontari internazionali. Guinea, Liberia e Sierra Leone hanno condiviso una brutale storia di violentissime guerre civili dal 1989 al 2010 dove quasi 600.000 persone sono morte e due milioni di persone sfollate. Le infrastrutture sono state distrutte e il bilancio nazionale è pari a quello della succursale della Coca Cola in Sud Africa. È ovvio che questi Paesi non sono in grado di far fronte da soli all’epidemia.

Ebola è una malattia curabile al 60% agli inizi dei sintomi, 40% nella fase media e 20% nella fase finale: emorragie interne ed esterne. Non esistono specifici farmaci. La cura consiste in una strategia di contenimento degli effetti più deleteri del virus affiancata ad un riciclo di sangue perduto. Tecnica simile a quella adottata per curare la febbre Dengue. Queste cure sono costose, se non amministrate da Ong internazionali. La diffidenza delle popolazioni verso le autorità, la mancanza di strade, la carenza cronica di autoambulanze e pronto soccorsi, superstizioni e povertà generalizzata sono fattori che ritardano il ricorso alla medicina “ufficiale”, quella dei “bianchi”. Anche qui scatta la selezione sociale economica dell’Ebola. Più il paziente ritarda all’accesso delle cure, più le possibilità di guarigione diminuiscono. La soluzione ideale, sensata ed economica di combattere contro un virus è trovare un vaccino.

Purtroppo le ricerche sui vaccini sono considerate non business oriented dalle Multinazionali Farmaceutiche. Come nel caso del HIV/AIDS anche le ricerche sull’Ebola sono concentrate sui medicinali capaci di curare o stabilizzare il paziente invece che sul vaccino. Vi è da dire che i medicinali sono veramente business oriented! Un affare orientato verso i pazienti del Terzo Mondo? Se non ci sono sovvenzioni delle Nazioni Unite non ne vale la pena. È risaputo che questa categoria di pazienti non ha soldi. Il business è orientato verso i governi dei paesi ricchi costretti a procurarsi i medicinali per far fronte ad una epidemia difficile a verificarsi. Milioni di euro che entrano nelle casse delle multinazionali. Soldi facili. L’allarmismo dei media aiuta in quanto genera paure, fobie, panico, creando la situazione ideale in cui nessun governo si sentirà in grado di rifiutare i consigli delle case farmaceutiche rischiando di venir a meno dei suoi doveri di proteggere la propria popolazione. È già successo per altri falsi allarmi epidemici.  

Attenzione, però! I governi di questi paesi africani non possono sedere tra le prime fila degli imputati, posti riservati alla Banca Mondiale, FMI e Paesi industrializzati  (Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna per primi) che, con le loro teorie di libero mercato e guerre di procura per il controllo delle risorse naturali, hanno distrutto le società di questi paesi e reso un lontano ricordo il loro sistemi sanitari. Per ora tutto a posto, nonostante gli allarmismi pubblicati sui quotidiani occidentali per vender maggior copie in questo periodo di vacche magre. Altro paio di maniche quando scoppierà una epidemia di un virus altamente contagioso e virulento in qualche povero paese africano, latino americano o asiatico distrutto dalle logiche geo-strategiche occidentali. Lì si che assisteremo a drammi e catastrofi planetarie, degne dei miglior film di Hollywood come World Z War! È solo questione di tempo… 

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore