sabato, Agosto 24

Perché crescono gli investimenti liquidi? Il significato profondo della nuova 'febbre da contante'

0

Qualche anno fa, l’economista ed ex segretario al Tesoro Larry Summers ha profetizzato l’incombenza sull’economia mondiale della cosiddetta ‘stagnazione secolare’, vale a dire una lunga fase contrassegnata da crescita molto stentata associata a bassa inflazione. Di primo acchito, il vaticinio apparve esageratamente catastrofista a parecchi addetti ai lavori, ma con il passare del tempo sono stati in molti a ritenere plausibile il concretizzarsi dello scenario prefigurato da Summers. Gli ultimi in ordine temporale ad aver formulato analisi in linea con quelle snocciolate dall’economista di Harvard sono stati gli esperti di Merrill Lynch (controllata da Bank of America). A loro parere, l’acuirsi delle tensioni sul commercio internazionale imputabile in primo luogo alle politiche ‘neo-protezioniste’ portate avanti dall’amministrazione Trump, l’aumento incontrollato del debito e del deficit Usa, il ‘ricentramento’ dell’economia cinese e la brusca frenata dell’Unione Europea preannunciano un netto peggioramento della congiuntura economica destinato a produrre pesanti ripercussioni sui mercati mondiali.

Lo suggeriscono i risultati del consueto sondaggio mensile condotto dalla stessa Merrill Lynch, da cui emerge che, benché una sparuta minoranza (14% degli intervistati) intraveda una recessione all’orizzonte, il 60% dei gestori di fondi interpellati percepisce come imminente un rallentamento dell’economia e una contrazione degli utili societari, in un contesto generale caratterizzato da un consolidamento del clima deflazionistico. Sotto quest’ultimo aspetto, in particolare, si è registrato un vero e proprio capovolgimento delle aspettative certificato da dati inequivocabili: se nell’aprile 2018 l’82% degli intervistati prevedeva un aumento sensibile dei prezzi al consumo, nell’ultima rilevazione di Merrill Lynch appena il 19% era del medesimo avviso. Era dal luglio 2008 – e quindi ad appena due mesi di distanza dal fatidico crack di Lehman Brothers – che le rilevazioni della prestigiosa banca di Wall Street non si rivelavano tanto pessimistiche.

Il che spiega in buona parte sia il processo di ‘riposizionamento in direzione dei mercati emergenti e del settore hi-tech avviato dagli investitori, sia l’atteggiamento di cautela a cui, a partire dagli ultimi mesi del 2018, questi ultimi hanno cominciato a conformarsi attraverso l’incremento della propria esposizione su una particolare classe di investimento come la liquidità. Nello specifico, il 38% degli interrogati nell’ambito del sondaggio condotto da Merrill Lynch si è detto propenso ad aumentare i propri investimenti in contanti. Stando ai dati pubblicati da Lipper e da Goldman Sachs, parte piuttosto rilevante dei miliardi di dollari ritirati dai mercati azionari nell’ultimo trimestre del 2018 – anche in conseguenza dei proclami di Jerome Powell circa un graduale aumento dei tassi di interesse – è stato stornato verso fondi specializzati in questo segmento di mercato; si parla di qualcosa come 190 miliardi di dollari (cifra record da oltre un decennio) riversatisi nei forzieri degli operatori money-market, arrivati a gestire circa 3.070 miliardi di dollari. Di conseguenza, l’esposizione nel comparto cash è in aumento per la prima volta dal 2011, mentre quella nel settore azionario è diminuita del 4% rispetto a ottobre; una tendenza che risente profondamente dell’atteggiamento dalla Federal Reserve, che dopo aver sostenuto la forsennata crescita degli indici azionari mediante la sua politica iper-espansiva, è passata attualmente ad incentivare gli investimenti liquidi con i suoi continui rialzi varati nell’ambito del processo di ‘normalizzazione monetaria’. Il problema, come evidenziato da ‘Il Sole 24 Ore’, è che «una eventuale prosecuzione della corsa al cash potrebbe trasformarsi essa stessa da sintomo a pronostico di difficoltà economiche: in passato ha preceduto di 12-15 mesi una recessione».

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore