martedì, Ottobre 20

Per Renzi ‘va tutto bene’, ma nel PD è prossima la resa dei conti Da Napoli vanta i successi del suo PD, ma anche i petali del fu giglio toscano cominciano a sfilacciarsi

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Ogni volta che il Segretario del Partito Democratico Matteo Renzi parla, si impara sempre qualcosa di utile, di istruttivo. Arrivato a Napoli per chiudere la Conferenza del suo partito e fare il punto del suo viaggio locomotorio per l’Italia fa sapere che «chi ha portato il Paese fuori dalla crisi ha un nome e un cognome: PD». Scandisce Partito Democratico, ma è sottinteso che sta per Renzi Matteo; lo stesso Renzi Matteo che è disposto a lavorare con tutti, per costruire una coalizione, senza veti e con un solo obbligo non derogabile: fare quello che dice lui.

Renzi non rinuncia al suo linguaggio immaginifico, perfetta caricatura di Maurizio Crozza quando fa la caricatura di Renzi. Ecco una delle frasi-effetto elaborate per l’occasione: «O c’è il viaggio, o non c’è futuro. Chi pensa di fermarsi nell’ambito delle proprie certezze, ha già perso». Viaggio? Quale viaggio? Ci sono tante destinazioni possibili, e mille modi per giungere da un punto all’altro. Sembra la frase-cult di Jack Kerouac in ‘On the road‘: «Dobbiamo andare e non fermarci finché non siamo arrivati». «Dove andiamo?». «Non lo so, ma dobbiamo andare». La letteratura della beat generation può esercitare ancora oggi un suo fascino. Ma la politica è altra cosa. Quanto all’essere abbarbicati alle proprie certezze, il segretario del PD dovrebbe guardarsi allo specchio, e ripetersi la frase; forse, finalmente capirà perché ha inanellato una serie impressionante di sconfitte, di calo di consensi e perché tutti i sondaggi demoscopici, unanimi, ne decretano ulteriori rovesci.

Non poteva mancare l’ammonimento: «Chi dice che sono tutti uguali vuol far credere che la politica non serve, che tutti sono uguali e vi vogliono far credere a una tecnocrazia senz’anima». Dev’essere stato un omonimo, tempo fa, a cercare di far credere a destra e manca che l’intera classe politica di centro, di destra, di sinistra andava ‘rottamata’, tutti da mandare in pensione o peggio. E ancora: «Il PD non è una società privata o un partito di plastica…Noi siamo quelli che mentre gli altri continuano a insultarci non abbiamo paura di andare nel fondo del dolore della nostra società…A quelli che tutti giorni si lamentano dico ok cambiamo quello che c’è da cambiare, ma rivendichiamo quanto fatto».

Decisamente Crozza deve pagare delle salate royaltes a Renzi, che gli fornisce quotidianamente possibilità di caricaturizzarlo. Dite voi se non cogliete il lirismo di questo ineguagliabile passaggio politico: «Grazie Napoli perché ci ha fatto un regalo. Al tramonto, ieri, ciascuno ha fotografato e tenuto la foto come salva schermo sul cellulare. Dimostra la bellezza che ci circonda e alla quale siamo ormai abituati».

Segue lacrima sul viso. Falsetto alla Bobby Solo ecco che si manifesta dolore per la decisione del Presidente del Senato Pietro Grasso di uscire dal PD: «Ho vissuto con grande dolore che il presidente del Senato abbia lasciato il PD e noi non facciamo polemiche con la seconda carica dello Stato, ma non è per noi condivisibile che la fiducia è un atto di violenza. Non possiamo accettare che si dica che un atto parlamentare è un atto di violenza. La fiducia non è un atto di violenza».

Nel bel Paese (da un po’ molto meno bello) si dice di tutto e tutto si dice, fidando nell’impunità che viene garantita dall’assenza di memoria e dall’indifferenza. Però qui non solo si usa, si abusa. Allora: la legislatura che tramonta ha visto in carico tre governi, e un paio di presidenti della Repubblica; si sono varate due leggi elettorali: l’Italicum è stato sminuzzato dalla Corte Costituzionale; la riforma renziana della Costituzione è stata pesantemente restituita al mittente con il referendum del 4 dicembre 2016. La nuova legge elettorale è un piccolo grande aborto che in qualche modo ‘detta’ regole uguali all’elettorato per la Camera dei Deputati e il Senato; ma è già tutta da rifare, a detta degli stessi proponenti e sostenitori. Non solo in violazioni delle raccomandazioni dell’Unione Europee si cambiano le regole del gioco alla vigilia della ‘giocata’, ma si riconosce che si tratta di un regolamento elettorale che non potrà reggere per più di un giro. Si è creato l’edificante precedente che le leggi elettorali possono essere non luogo di confronto, dibattito, dialettica; piuttosto una plastilina che si adatta alla contingenza del momento e per essere utilizzata a seconda della bisogna; e questa plastilina può essere votata a poche settimane del voto, a colpi di maggioranza, anch’essa non coesa, ma variabile. La ciliegina finale a questo immangiabile minestrone è costituito poi dal fatto che il segretario del PD probabilmente con questa legge farà un grande regalo al centro-destra, consegnando praticamente tutti i collegi del settentrione alla Lega e al partito di Silvio Berlusconi.
Non parliamo poi della situazione in Sicilia: per ora le si fanno passare per ininfluenti elezioni secondarie. I sondaggi che arrivano parlano di unraccoltodisastroso per il PD, con un quasi sicuro duello tra centro-destra e movimento dei cinque stelle. Se poi il PD dovesse prendere perfino meno voti del candidato della Sinistra Claudio Fava, sarebbe una vera e propria Waterloo e Renzi dovrebbe cominciare a prendere in seria considerazione la possibilità di prenotare un posto a Sant’Elena. Perché non sono solo i maggiorenti del partito ad affilare le armi, non solo avversari interni ed esterni già stanno stendendo i loro pesanti cahier de doléances. Ci sono anche i petali del fu giglio toscano che cominciano a sfilacciarsi. Sì, al Consiglio dei Ministri che doveva riconfermare Ignazio Visco alla guida di Bankitalia i ministri di stretta osservanza renziana si sono sfilati con scuse una più balorda dell’altra. Ma a nessuno sfugge, per esempio, che Maria Elena Boschi da qualche tempo tesse una sua tela, preoccupata non tanto della sorte del fenomeno di Rignano sull’Arno, quanto di costituirsi un suo gruppo di pretoriani nel prossimo Parlamento, per così poter giocare in proprio. Il redde rationem, insomma, è ormai prossimo.

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