sabato, Dicembre 7

Per non essere Napalm 51: Israele – Palestina, appunti di diritto internazionale Tra ignoranza e odio, semitismo e antisemitismo, la storia e il diritto internazionale se la passano decisamente male, mentre razzi e tanks uccidono ebrei e palestinesi. Serve un ripasso di storia e diritto internazionale

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In questi giorni, pieni di rumori di urli, di insulti, di minacce, di allagamenti, di smottamenti e di tragedie umane come quelle di Taranto, che sono il paradigma del nostro Paese -pensateci: il dramma degli operai che vogliono lavorare e dei cittadini che vogliono evitare malattie inevitabili se gli operai continuano a lavorare per non morire di fame, un circolo vizioso infernale che in altri Paesi, seri, è stato risolto perfettamente da molto tempo: il tutto ormai nella mani di … Patuanelli! mentre la Arcelor Mittal prende in giro (cioè per i fondelli) Giuseppi & co. spegnendo i forni e il medesimo tace, tutto preso da Venezia- in questi giorni, dico, torna martellante, accanto agli insulti e alle minacce alla ‘ebrea Segre’, una affermazione terribile e minacciosa: «chi ècontroIsraele è antisemita». E questo lo dice la destra più bieca che c’è (Matteo Salvini, Giorgia Meloni & co., per intenderci), spesso esplicitamente e dichiaratamente antisemita (coerenza sempre!) e la superficialità più caciarona che pure c’è, che quindi si somma alla precedente in una miscela che può diventare esplosiva, vedi Sgarbi, tanto per intenderci.

Intanto sarebbe interessante, benché certamente inutile, che chi è antisemita, o accusa di antisemitismo, e chi è pro-Israele o accusa di essere contro Israele, ci spiegasse che cosa vuol dire: ci spiegasse cosa è ilsemitismoo il sionismo’, e cos’è Israele.
Sarebbe una bella premessa, se lo facesse chi usa, come spesso accade, parole a caso o slogan o semplicemente insulti che sgorgano dai recessi più profondi dell’intestino contorto di qualcuno, ma è inutile contarci. Chi è portatore di odio (e entrambe le posizioni lo sono, sì, ripeto, entrambe le posizioni lo sono, ENTRAMBE LE POSIZIONI LO SONO) non si pone quasi mai il problema di capire perché odia. Il ‘bello’ dell’odio è che non devi spiegare perché odi, odi e basta; nella sua genialità (perché lui ha genialità, mica è un Grillo qualunque), Crozza ha dipinto quel personaggio apparentemente assurdo, ‘Napalm 51’, che odia, odia tutto e tutti, sulla base rigorosamente e solo di luoghi comuni, ma senza distinzioni, purché l’odio sia rivolto verso sinistra, che, data la posizione di partenza, vuol dire che anche Salvini è di sinistra! E così Crozza, alla faccia dei tanti che straparlano, dimostra che non è vero che gli estremi si toccano, non è vero affatto: la sinistra è una cosa diversa dalla destra, completamente diversa … ah se lo capisse Zingaretti!

Sull’antisemitismo non occorre approfondire, è una cosa semplicemente stupida, frutto di ignoranza e di invidia verso gli ebrei che, si ritiene per definizione, siano ricchi. È l’odio atavico per i ricchi, magari dipinti come Shylock, che infatti reagisce all’odio con l’odio. Shakespeare usa parole terribili nella loro freddezza e durezza estreme, mettendogli in bocca questa frase: « … Ha allontanato da me i miei buoni amici e mi ha aizzato contro i nemici! E tutto questo per quale ragione? Perché sono ebreo! E dunque? Non ha forse occhi un ebreo? … E se ci usate torto non cercheremo di rifarci con la vendetta? Se siamo uguali a voi in tutto il resto, dovremo rassomigliarvi anche in questo. Se un ebreo fa un torto a un cristiano, a che si riduce la mansuetudine di costui? Nella vendetta». Mi terrorizza pensare quanto sia rischioso che tali idee permangano.

Su Israele, la cosa è diversa, perché oltre all’ignoranza di chi parla a vanvera, rivela uno spirito, una mentalità, oltranzista e oppressiva. Chi non è né antisemita né anti-Israele, si trova, invece, in una posizione scomodissima perché se solo osa parlare male, cioè criticare, Israele (non gli ebrei), viene tacciato da antisemita, se ne parlabene’ (di Israele) viene tacciato da sionista. Ragionare, analizzare, pensare in questa cosa è diventato impossibile, come purtroppo in tante altre cose. Ed è triste, ma anche pericolosissimo, anche perché gli stessi filo-Israele e filo-ebrei o filo quello che volete, non si rendono conto che certi atteggiamenti apparentemente ‘colti’, sono proprio quelli che, poi, generano l’odio più marcato e violento.

Israele è lo dico subito anche se è inutile perché passerò egualmente per antisemita- uno Stato, legittimamente tale per il diritto internazionale, e quindi anche per me. Ripeto legittimamente tale.
Nato, nel 1948, dopo la seconda guerra mondiale, a seguito dell’insediamento su una parte del territorio della Palestina, di molti ebrei, in gran parte provenienti dall’Europa e specialmente da quella dell’Est, dove ‘tradizionalmente’ gli ebrei venivano a dir poco discriminati, quando non massacrati. È appena il caso di ricordare che i nazisti e i fascisti hanno ‘soltanto’ applicato scientificamente ciò che accadeva da secoli altrove: Shylock insegna.

In che senso ènatolo Stato di Israele? Perché fino ad allora non esisteva nulla del genere, né in Palestina né altrove. Ma specialmente in Palestina, dove gli ebrei, fino a quella data, erano pochi, pochissimi. Invero, anche i non-ebrei erano pochi. Perché quella terra, terra di conquista da sempre, ha larghe parti desertiche, ed era abitata, fino alla fine della prima guerra mondiale, da poca popolazione stanziale, e non molta popolazione nomade.
Gli ebrei, in quanto israeliti, cioè eredi dello Stato di Israele biblico, quello, insomma, dove è nato Gesù, da tempo, da molto tempo, da moltissimo tempo non erano più in Palestina, dalla quale si erano allontanati già all’epoca della conquista romana. Anche se, benché non arrivati dall’Egitto, secondo la Bibbia -il Deuteronomio, il libro di Giosuè, ecc., per la precisione- vi erano arrivati per conquistare la terra altrui, provenendo da est! Solo per dire che, a parte il fatto che dopo duemila anni pretendere diritti su una terra non ha molto senso, anzi non ne ha affatto, essi stessi, circa duemilcinquecento anni fa, hanno occupato militarmente la terra di Canaan, oggetto da secoli e successivamente per secoli, di conquiste di vari popoli, a cominciare dagli egiziani e dagli ittiti eccetera.

Senza entrare in una discussione e in un racconto tanto lungo quanto noioso, proviamo a ricapitolare.
Con la fine della prima guerra mondiale, la Gran Bretagna, che si fa assegnare il territorio della Palestina e dell’Iraq attuali in amministrazione dalla Società delle Nazioni (colonie, insomma), divide la Palestina in due parti. Una delle quali, quella che oggi si chiama Giordania, verrà destinata alla famiglia dell’attuale re di Giordania e diventerà indipendente solo dopo la seconda guerra mondiale (1946). Sul resto del territorio, la Gran Bretagna trasferisce e permette che ci si trasferisca un gran numero di ebrei provenienti dall’Europa -relativamente grande, si parla di un paio di centinaia di migliaia di persone, oggi in Israele ci sono 8.500.000 di abitanti e in Palestina 12.000.000.
Sorvolo -poco importa qui- sul fatto che la Gran Bretagna commette due illeciti internazionali: uno è quello di dividere il territorio affidatole come colonia, l’altro è quello di immettervi popolazione da fuori. La Gran Bretagna, pochi mesi fa, è stata definita responsabile di un illecito internazionale per avere appunto fatto cose del genere nei confronti delle isole Chagos, parte illecitamente separata dalle isole Mauritius, e oggetto di trasferimenti abusivi di popolazioni. Ma questo la Gran Bretagna, come la Francia, e l’Italia lo fanno da secoli.

Gli ebrei si insediano sul territorio della Palestina, inizialmente pacificamente, poi con sempre maggiori contrasti con le popolazioni locali, specialmente perché la Gran Bretagna dà molti poteri e funzioni agli ebrei, piuttosto che agli arabi, attraverso la ‘Agenzia ebraica’, che, diciamo così, approfitta della sua maggiore capacità organizzativa per espandere il proprio potere in Palestina, creando, così, molte tensioni. Tanto che già nel 1936, la Gran Bretagna (‘Rapporto Peel’ della Commissione Peel, ma anche con la partecipazione di Winston Churchill, per intenderci) si pone il problema di dividere di nuovo la Palestina in due parti: una per gli ebrei e una pergli arabi’ (che in realtà sono palestinesi, una cultura molto particolare del mondo arabo), ma la cosa non va in porto, anche perché scoppia la seconda guerra mondiale.
Al termine della seconda guerra mondiale, dopo la ‘scoperta’ (lo sapevano tutti, ma fingiamo di credere che non lo sapesse nessuno!) dei massacri italiani e tedeschi di ebrei, ma non solo di ebrei, cerchiamo di non dimenticarlo, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite adotta una risoluzione nella quale suggerisce (non può imporre, non ne ha il potere, anche se di sciocchezze in materia se ne sentono ogni giorno) di creare in Palestina (quella che resta senza Giordania, appunto) due Stati: uno ebraico e uno arabo palestinese (la Risoluzione 181, del 29 Novembre 1947).
La Gran Bretagna, con la solita ambiguità, non vorrebbe, ma lascia fare, e, siccome subisce una sorta di guerra sotterranea e continua da parte degli ebrei in Palestina fatta di attentati terroristici eccetera, pilatescamente abbandona la Palestina al suo destino (tanto per essere chiari: una cosa vergognosa), ma con ciò permettendo ad Israele di costruirsi lo stato nella parte settentrionale della Palestina (quella che già Peel immaginava di riservare agli ebrei) sulla base della risoluzione delle Nazioni Unite.
Questo va detto chiaro, perché la Dichiarazione sulla costituzione dello Stato di Israele (Declaration of the Establishment of the State of Israel) dice esplicitamente che lo Stato nasce sulla base della risoluzione delle Nazioni Unite: lo dice esplicitamente, basta andare sul sito di Israele e vederla e leggerla, è chiarissima, ad esempio quando dice: «The state of Israel is prepared to cooperate … in the implementation of the Resolution of the General Assembly … ».

Il nuovo Stato viene attaccato dagli Stati confinanti e dai palestinesi del resto del territorio, che non vogliono la nascita dello Stato, ma l’attacco non ha esiti e Israele si consolida, esattamente nei confini indicati dalla risoluzione delle Nazioni Unite. Se ci fate caso, nella dichiarazione di indipendenza (caso più unico che raro) lo Stato di Israele nasce senza indicare i propri confini! Perché sono quelli indicati nella Risoluzione. Anzi, a dire tutta la verità, non esattamente, perché Israele ha approfittato della situazione per acquisire anche il Negev e una parte della striscia di Gaza inoltre sperava, e spera (e temo riuscirà) di espandersi ulteriormente a danno dei palestinesi.

Ciò posto, a parte l’ostilità palestinese e dei Paesi arabi (che con la guerra di cui sopra hanno occupato la parte restante della Palestina: la Cisgiordania e Gaza) Israele è a tutti gli effetti uno Stato legittimo e indiscutibile.
Per quanto mi riguarda, io non ho mai detto il contrario, anzi, l’ho scritto ripetutamente ed esplicitamente in lavori scientifici già dal 1984! Se altri la pensano diversamente, fatti loro. Qualche anno fa (essendo l’unico in Italia ad avere scritto sul tema) fui invitato dai palestinesi a parlare del problema, e dissi questo che ho appena detto … si scatenò il putiferio, contro di me, accusato normalmente di essere filo-palestinese!

I palestinesi, dunque, fino ad un certo punto, la pensavano diversamente -specie dopo che Israele, scatenando una guerra del tutto illegittima contro i Paesi vicini e contro il resto della Palestina, la così detta guerra dei sei giorni, occupò, nel 1967, la Palestina, gran parte della penisola del Sinai, alcune strisce di territorio libanese e le alture del Golan siriano; ripeto: guerra del tutto illecitamente, come affermato anche in una risoluzione del Consiglio di Sicurezza del 1967, la numero 242. Ma poi, grazie anche a Yasser Arafat, cambiarono idea e accettarono, sia pure malvolentieri, l’idea dei due Stati, accettando la legittimità di Israele.

Successivamente, nel 1973, con una nuova guerra (la così detta guerra del Kippur), l’Egitto si riprese il Sinai e Israele lasciò la zona di sicurezza in Libano (dopo le stragi di palestinesi a Sabra e Shatila del 1982 con l’assedio di Beirut), ma non le alture del Golan, né la Cisgiordania e Gaza, che fu poi abbandonata da Ariel Sharon molto dopo, nel 2005, pur tenendola sotto stretta sorveglianza (illecita, ovviamente), per cui addirittura ai palestinesi di Gaza è vietato di pescare, oltre che di vivere ragionevolmente, isolati come sono, e senza nemmeno la possibilità di produrre l’energia elettrica che gli serve, una situazione oltre i limiti dell’assurdo! Già era, peraltro, iniziata (l’inventore di questa cosa fu Golda Meir) la sistematicaespropriazione’ (illecita, perché fatta in un territorio non sotto la sovranità di Israele) di parti della Cisgiordania, creando dellecolonieabitate da israeliani e difese militarmente dall’Esercito israeliano, che non solo difende quegli insediamenti, ma anche le strade per arrivarci e collegarli.
Se si guarda oggi una cartina della Palestina, è impressionante il numero degli insediamenti, che renderebbero impossibile la costituzione dello Stato di Palestina.

Però, nel 1991, sotto la premiership israeliana di Yitzhak Rabin, i rappresentanti della Palestina, in persona di Arafat, e di Israele (Rabin, appunto) stipulano un trattato (un vero e proprio trattato internazionale, poi sottoscritto a Washington, garante il Presidente Bill Clinton), frutto dei così detti Accordi di Oslo, mediante il quale Israele abbandona una piccola parte della Palestina occupata e si impegna, in un certo numero di anni (pochi), a lasciare l’intero territorio, permettendo così la nascita della Palestina.
La cosa in Israele e specialmente tra i coloninon piacque. Sta in fatto che Rabin fu ucciso in un attentato condotto da un ‘pazzo’ israeliano, e, da allora, il processo di pace si è interrotto, ad opera prima di Ariel Sharon e poi di Benjamin Netanyahu, che ha dichiarato esplicitamente di volere occupare tutta la Palestina, affermando così di volere violare uno dei principi fondamentali del diritto internazionale, quello dell’autodeterminazione dei popoli, grazie al quale la stessa Israele è nata.

Ovviamente, ciò ha determinato, o se preferite ha giustificato la continuazione degli attentati contro Israele (specie da parte delle frange più estreme dei palestinesi), in particolare da Gaza, che lancia missili, per lo più molto poco pericolosi, contro Israele, specie quando Israele fa o dice cose particolarmente ostili verso la Palestina. È una guerra senza costrutto e senza speranza, ma dall’altra parte la volontà di pace evidentemente manca.

Che lanciare missili contro Israele sia illecito è ovvio, anche se -a norma dello Statuto delle Nazioni Unite e secondo la famosa Risoluzione 1514 (del 1960) e la Risoluzione 2625 (del 1970)- un popolo ha il diritto di lottare per la propria autodeterminazione. E gli Stati possono aiutare un popolo oppresso nella sua lotta. Entrambe le risoluzioni sono leggibili sul sito delle Nazioni Unite.

È un fatto certo e ripetuto ormai regolarmente da anni, che Israele -che in pratica occupa quasi l’intero territorio della Palestina e ha costruito un muro (condannato duramente dalla Corte internazionale di Giustizia) per dividere Israele dalla Palestina … di cui però continua ad occupare gran parte del territorio (!)- reagisce ad ogni attentato da parte palestinese con una violenza estrema: bombardamenti aerei e terrestri, con impiego anche di bombe al fosforo e, di recente, con la sistematica uccisione di presunti ‘terroristi’ (presunti, perché un Paese democratico i delinquenti prima accerta che siano tali e poi li condanna, non li ammazza …) con la tecnica di colpirli con missili, dopo averli ‘individuati’, con la conseguenza di uccidere anche altre persone e magari non il presunto terrorista, come spesso è accaduto. Sorvolo sulla politica aggressiva di Israele verso i Paesi vicini e meno vicini, con le frequenti incursioni aeree in Siria e contro obiettivi iraniani. Ricordo solo una delle norme principali del diritto internazionale che, immagino, nessuno potrebbe negare: posto che colpire un avversario sia lecito, ad esempio per legittima difesa, in ogni caso l’azione deve essere proporzionata all’offesa subita. Se la reazione è eccessiva, l’illecito è di chi ha usato la forza. Se poi quel comportamento determina danni alla popolazione civile o comunque danni eccessivi, lo Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale prevede i reati consequenziali.

Non sta a me giudicare: io faccio il giurista, descrivo e analizzo, sono i Magistrati che giudicano. Per mia fortuna faccio solo il giurista.
Se poi volete dire che sono antisemita, fate pure, l’unica cosa che non manca al mondo e in particolare in Italia sono gli imbecilli e, da un po’, anche i violenti.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.