venerdì, Luglio 3

Per non dimenticare il Memorandum Italia – Libia della vergogna Morale a parte, ci sarebbero state ottime motivazioni per non rinnovare questo accordo, a partire dall’invito perentorio arrivato dal Commissario ai diritti dell'uomo del Consiglio d’Europa

0

In questo clima di follia allo stato puro, composto di coronavirus a gogo con interviste continue a virologi (ambosessi) illustrissimi, meglio se transfughi in Florida, che dicono che tutto va bene ma si contraddicono su varie cose, di avvocati scalmanati che abbandonano, ammanettati (che buffonata volgare!) le inaugurazioni dell’anno giudiziario per protestare contro la prescrizione voluta fortemente dall’allegro Ministro della Giustizia, e foto di sardine in salsa Toscana e Benettoniana, si dimentica, e non credo che sia un caso, che proprio ieri, Domenica 2 Febbraio, è scaduto il Memorandum Italia-Libia, rinnovabile automaticamente alla scadenza, mentre l’eroico Matteo Salvini viene imputato (forse) da un altro Tribunale di ministri per gli stessi reati per cui già è imputato dal Tribunale di Catania.

Per non dimenticare, dedico qualche rigo al tema del Memorandum, che in autunno sembrava sulla via della modifica, anzi, il 6 novembre 2019, il Ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, intervenendo in Parlamento, disse che la Libia era disposta a rivedere il Memorandum, promettendo che si stava lavorando in direzione di una maggior tutela dei diritti umani. Solite promesse di un Governo e di una maggioranza (PD in testa), senza pudore, oltre a tutto il resto.
Non perché io pensi che a qualcuno nel cosiddetto Governo venga in mente di ripensarci, di bloccarlo, di cercare di correggerlo –il rinnovo, «umanamente, civilmente e politicamente inaccettabile», come lo ha definito nelle scorse ore Emma Bonino, è già, da ieri, nel silenzio assordante, un fatto– ma solo perché una volta di più il nostro povero Paese ci farà una figuraccia di quelle da dimenticare.

Come certo ricorderanno i Lettori di questo giornale, il Memorandum è un accordo non formalizzato al solito modo, cioè con votazione parlamentare. Si tratta di ciò che comunemente si potrebbe definire un accordo in forma semplificata, che però non passa per il Parlamento, diventando a tutti gli effetti legge dello Stato, ma resta in una sorta di limbo. Si tratta di una anomalia (non certo unica in Italia: è una prassi comune), ma l’impegno dell’Italia ha valore solo sul piano internazionale, ma, ha lo stesso identico valore di un normale trattato internazionale, all’insaputa, formale, del Parlamento!
I motivi per cui si scelse questa via, sono troppo ovvi per richiedere ulteriori considerazioni.

Ciò che conta è il contenuto, che consiste in due punti sostanziali: l’affidamento alla Libia del controllo dello spazio di mare di fronte alle sue coste per il recupero di eventuali naufraghi emigrantida ricondurre in Libia con l’affidamento, insomma il regalo, alla Libia anche di alcune motovedette italiane, e il finanziamento da parte italiana di campi di raccolta dei predettimigranti’. Come ho già spiegato altrove, uso le virgolette per migranti, a causa del fatto che per definire una persona migrante occorre accertare che voglia migrare, e non semplicemente esercitare il proprio diritto a viaggiare.

Sorvolo sul fatto che, fin dall’inizio il nostro Paese fu fortemente, benché talvolta ipocritamente, criticato da altri Paesi, a causa del fatto che quel sistema determinava la situazione di fatto per cui i cosiddetti migranti venivano, in pratica, su nostra richiesta e a nostre spese, rinchiusi in vere e proprie prigioni in Libia, in attesa di essere eventualmente rimpatriati. Eventualmente, sia perché il rimpatrio è economicamente impegnativo e avviene a nostre spese, sia perché solo pochissimi venivano e vengono rimpatriati.
Si dedica, invece, molta attenzione, specie dalle organizzazioni umanitarie, internazionali e non, al fatto che quelle persone vengono non solo detenute illegittimamente, ma anche vessate e torturate e maltrattate in ogni modo dai carcerieri’, spesso dediti al ricatto nei loro confronti, nel senso che gli si richiedono somme di danaro ingenti, per permettergli di imbarcarsi su natanti precari e magari affogare o giungere in Italia (in genere è lì che giungono) per essere nuovamente respinti, o … peggio, molto peggio, e chiunque abbia letto i cosiddetti decreti sicurezza, vanto di Salvini e di Giggino, sa cosa intendo.

Non voglio dedicare a questo tema molte altre parole. Si tratta di comportamenti nonché infami, del tutto illeciti e perseguibili dai nostri Tribunali e dalla Corte penale internazionale, anche se finora poco si è fatto in materia.

Ciò su cui vorrei dire due parole è sulle motivazioni per le quali sarebbe venuto il momento di rinunciare a quel memorandum, che ci copre di infamia e ci espone a critiche non più solo verbali.

Le ultime vicende perfino ridicole del nostro dilettantesco comportamento internazionale in relazione alla questione Libia è ben noto, e ci ha fatto ridere e ha fatto ridere di noi mezzo mondo. Sta in fatto che il risultato è che in Libia è in atto una guerra tra due pretendenti al Governo della stessa e noi abbiamo dichiarato di volerne restare del tutto fuori, pur essendo stati (anche con grandi rulli di tamburi) i ‘protettori’ di Fayez al-Sarraj, che, con tutti i suoi demeriti, abbiamo abbandonato a sé stesso, non solo con le goffe ‘avance’ al suo nemico mortale Khalifa Haftar, ma anche con la completa indifferenza sia alla sua situazione militare, difficilissima rispetto alla quale ci siamo voltati dall’altra parte, sia rispetto al fatto, per noi devastante, dell’intervento a favore di Sarraj della Turchia, che così si accinge a levarci quel poco che in Libia ci restava di risorse ma anche di faccia.
E fin qui, pace, come si dice. Questa è la nostra capacità, questo è il nostro ceto dirigente, questo sappiamo fare, chiacchiere a parte ovviamente. Siamo ormai fuori da lì, come fuori anche da quelli che contano per una soluzione possibile (Putin, Erdogan, Trump, al Sisi e perfino Netanyahu!), oconticchiano’ (Francia, Germania, ecc.). Come se non bastasse, il nostro grande Ministro degli Esteri ha fatto le barricate contro un rinnovo della missione ‘Sophia’ in veste di meccanismo di controllo sul contrabbando di armi: no, si è detto, se no potrebbe raccogliere anche qualche migrante in mare!

Il fatto è che ci sono dei fatti nuovi non irrilevanti per un Governo che sia un Governo e per un Paese che non voglia avere vergogna di sé stesso. Il fatto nuovo e molto significativo è l’invito perentorio (cioè, privo di qualunque ambiguità o apertura) della signora Dunja Mijatović, Commissario ai diritti dell’uomo del Consiglio d’Europa, che in un documento durissimo invita l’Italia a non rinnovare il memorandum, come già più volte richiesto, sia pure solo per i motivi delle gravissime violazione dei diritti dell’uomo cui sono esposti i migranti detenuti o intercettati in Libia, ma anche per il modo infame con cui, con le nostre navi, i libici trattano i migranti che naufragano … quando non fanno finta di non sentire. Mijatović, per altro, ha ben ricordato le sue Raccomandazioni del giugno 2019 e le sue Osservazioni dinanzi alla Corte europea dei diritti dell’uomo del novembre 2019, circa un caso (che riguardava ovviamente proprio l’Italia) relativo all’intercettazione e operazione di salvataggio di una nave in pericolo nel Mar Mediterraneo, che trasporta circa 150 persone che avevano lasciato la Libia, e le presunte violazioni dei diritti umani risultanti da questa operazione.

Ma c’è un altro motivo che dovrebbe fare pensare dei governanti responsabili, morale a parte. Con una istanza del 3.5.2018 n. 21660/18, alcunimigrantisi sono rivolti alla Corte europea dei diritti dell’uomo, come già in passato accaduto (e l’Italia fu duramente condannata), ma questa volta con esplicito e specifico riferimento al modo in cui quelle persone vengono trattate e maltrattate in Libia, fino al punto, per alcuni di loro, di essere stati ricondotti con la forza nello Stato da cui erano inizialmente fuggiti, violando, quindi, un principio fondamentale di diritto internazionale che è quello del divieto del cosiddetto ‘refoulement’.
La Corte, infatti, conclude il suo esame preliminare chiedendo all’Italia di definire la propria posizione e il proprio ruolo, in relazione, tra l’altro, alla morte di alcuni bambini per il ritardo nel salvataggio e il rimpatrio forzato di altri di essi.

Al di là della ennesima figuraccia e dal solito commento ‘salviniano’ circa il fatto che di certi giudici stranieri non ce ne importa nulla, a parte il fatto che una condanna dell’Italia oltre a costarci parecchio ci fa fare una figura davvero orrenda, unavittoriadelle persone che hanno attivato la Corte, potrebbe aprire un vaso di Pandora (basti ricordare, tra il resto, l’accusa all’UE e all’Italia alla Corte Penale Internazionale di qualche mese fa), rispetto al quale il pozzo senza fondo dei risarcimenti per eccessiva durata dei processi, apparirebbe come un buchino fatto col dito nella sabbia.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.