giovedì, Ottobre 1

Per fare l’albero ci vuole… field_506ffb1d3dbe2

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An illegal logger cuts down a tree to be turned into planks for construction in a forest south of Sampit in Indonesia's Central Kalimantan province

Bangkok – Il Sud Est Asia e buona parte dell’Estremo Oriente, sono la cartina al tornasole dello stato dello sviluppo mondiale e soprattutto circa lo stato delle cose relative a nuove vie di crescita e prosperità sia in termini di ricadute sociali sia in termini di rispetto dell’Ambiente. La continua e progressiva erosione delle risorse naturali a favore della reificazione dei processi ancor oggi intesi nel senso dello sviluppo capitalistico, conducono ad una spoliazione continua non solo delle fonti di energia primaria ma anche di risorse naturali che ormai l’Uomo fatica sempre più a riportare in equilibrio. Da questo punto di vista, non è solo il ‘colosso’ Cina a lasciare un segno negativo, in tal senso, sebbene la vastità delle sue dimensioni geografiche, degli interessi economici sia interni sia in sede internazionale possano gettare una specie di ‘effetto ombra’ su quello che accade in chiave minore un po’ ovunque nel Mondo. Basti vedere quello che accade ogni volta che si verifica il livello dei rispetti del Protocollo di Kyoto, al quale USA, e in vari momenti Russia e Cina, hanno sempre opposto un parere divergente, poiché allo stato attuale nessuno –soprattutto tra i Grandi- vorrebbe sottostare a regimi restrittivi dei propri standard di crescita e sviluppo.

Oggi giunge sul tavolo della questione un altro ‘caso’, quello della Cambogia, dove è in atto -da tempo- una vera e propria battaglia legale tra un gruppo industriale ed un gruppo di attivisti locali, lotta che riporta alla luce dei riflettori il quadro oscuro della deforestazione e su quali siano i reali beneficiari di tutto ciò, se le società locali, o quelle multinazionali che hanno già da tempo instaurato una rete di interessi di livello globale.

Il leader cambogiano dell’opposizione, Sam Rainsy, è tornato sulla questione la scorsa settimana, in occasione di una sua visita alla foresta di Prey Lang, nella Provincia di Kampong Thom e dove si è detto senza parole nel verificare che una superficie di circa 60 chilometri quadri è stata praticamente spogliata e distrutta a seguito di una concessione garantita ad una Compagnia vietnamita al fine di realizzare una piantagione destinata alla raccolta della gomma. Alcuni studi di settore resi noti nel corso delle ultime settimane mostrano che la Cambogia sta assistendo ad una decrescita delle foreste definita allarmante e tra i fattori principali di questa progressiva ed imperante spoliazione delle foreste vi è appunto la conversione delle piantagioni. E a guidare questa conversione delle foreste vi è il passaggio all’industria della gomma. Un resoconto scientifico globale reso ufficiale a Maggio ha concluso che entro la fine dell’anno 2.6 milioni di ettari in Cambogia sono stati concessi a Compagnie private, dei quali 1.2 milioni sono stati destinati alla coltura dell’albero da gomma.

Nel corso di questo mese, invece, l’organizzazione non governativa Sviluppo Aperto Cambogia ODC ha utilizzato delle immagini della NASA dove si constata che l’area coperta dalle foreste  ha subìto una caduta dal 72 per cento nel 1973 fino al 46 per cento della copertura nazionale attuale. Il quadro complessivo comprende i reimpianti di alberi ma, a voler essere più precisi, la ‘densità delle foreste’ ha subito una caduta dell’11 per cento nel solo anno corrente. E questo studio giunge poche settimane dopo che alcune ricerche dell’Università del Maryland avevano affermato che attraverso propri studi si evince come la Cambogia ha il quinto più rapido livello di deforestazione al Mondo. Solo Malaysia, Paraguay, Indonesia e Guatemala hanno tassi di deforestazione più veloci di quello della Cambogia calcolati nello stesso periodo. Per cui –secondo questi studi- la Cambogia ha perso circa il 7 per cento della sua copertura delle foreste negli ultimi 12 anni.

In un esempio relativo ai modi in cui le leggi vengono disattese, si deve sapere che nell’ultimo mese sono stati effettuati tagli d’albero persino in aree protette, come accaduto nel Santuario Wildlife di Lumphat nella Provincia di Ratanakiri, tant’è vero che alcuni residenti locali ed esponenti ufficiali hanno rinvenuto numerosi ceppi apparentemente appartenenti alle specie dei 250.000 alberi che popolavano il santuario forestale. Sempre nella stessa Provincia la scorsa settimana alcuni giornalisti che stavano visitando il Parco Nazionale Virachey hanno anch’essi scoperto diversi fusti tagliati e pronti per essere trasportati fuori dall’area protetta.

Ora gli interessi di tutti convergono su un magnate finito sotto le luci dei riflettori dell’attenzione mediatica e popolare nazionale, Try Pheap. Si tratta di un imprenditore con interessi nel settore minerario e nei casino, il quale ha pagato il Governo cambogiano con una cifra intorno ai 3.4 milioni di Dollari Usa quest’anno per acquisire i diritti per raccogliere 5.000 metri cubi di legname d’alta qualità confiscati. Ma è finito con l’essere coinvolto in alcune controversie di natura legale sulle proprietà terriere in precedenza. Ad esempio, una organizzazione non governativa denominata Task Force Cambogiana dei Diritti Umani ha dichiarato, il mese scorso, che Try Pheap era in possesso di concessioni terriere di circa 70.000 ettari, cioé circa sette volte il limite consentito dalle leggi cambogiane vigenti. Sempre nella stessa denuncia si segnala il fatto che le concessioni sono state assegnate a 15 Compagnie differenti, tutte della galassia societaria di Try Pheap, dove appare anche quella di sua moglie Mao Mom.

Il motivo della denuncia, nelle parole dei componenti della associazione non governativa, è quello di portare all’attenzione generale -e quindi del Governo cambogiano- il motivo reale che si nasconde dietro l’attuale imperante deforestazione del Paese. Nel testo della denuncia, in una cinquantina di pagine, la Task Force Cambogiana dei Diritti Umani afferma anche che il magnate Try Pheap ha pure finanziato il Partito del Popolo Cambogiano nell’ultima campagna elettorale con circa un milione di Dollari USA. Anche i media locali hanno confermato vi siano stati e vi siano numerosi tagli d’alberi illegali e quasi tutti ascrivibili alle società di Try Pheap. Il magnate nega tutto e rispedisce tutto al mittente, non solo, ha emesso una mitragliata di querele e denunce per diffamazione compresi due elementi dell’associazione non governativa citati nel testo della denuncia firmata dalla Task Force Cambogiana dei Diritti Umani. Ma qui non si tratta solo di querele per diffamazione, un vezzo ed un vizio diffusi un po’ in tutto il Mondo, Italia compresa. Infatti, c’è anche dell’altro. Purtroppo.

Nel mese di settembre dello scorso anno, un giornalista, Hang Serei Oudom, il quale stava effettuando ricerche sui tagli illegali di alberi, è stato trovato picchiato a morte nell’abitacolo della sua macchina, nella Provincia di Ratanakiri. Ai primi di Aprile dello scorso anno, Chut Wutty, un ambientalista parecchio critico circa le connivenze dell’Esercito circa i tagli illegali attuati in quella zona è stato trovato ucciso nella Provincia di Koh Kong. La lotta ora si sposta sempre più in avanti: lo scorso mese, un gruppo di cinque organizzazioni non governative nell’ambito di una conferenza stampa tenutasi a Phnom Penh, hanno affermato che se il Governo non intraprenderà alcuna azione in questo ambito, saranno resi noti i nomi di almeno un centinaio di persone variamente coinvolte nei loschi affari relativi ai tagli illegali di alberi, compresi ufficiali di Polizia, per i quali avrebbero le prove del loro coinvolgimenti nei loschi affari.

Lo stesso Primo Ministro Hun Sen ha affermato che bisogna introdurre una moratoria nelle concessioni terriere poiché i loro costi umani, in termini di vere e proprie deportazioni di fette della popolazione nazionale, si stanno facendo troppo alti. E lo stesso Hun Sen, aveva anche chiesto una moratoria nei tagli degli alberi ma –dicono i critici- la moratoria è stata semplicemente sepolta viva prima che fosse mai introdotta, visti gli alti e lucrosi interessi che sono ancora in atto nella progressiva e letale deforestazione del Paese.

 

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