domenica, Gennaio 24

Pentagono: ‘Stato nello Stato’ o pozzo senza fondo?

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Secondo un rapporto stilato dall’ispettore generale del Pentagono, il Defense Finance and Accounting Service (Dfas), l’agenzia con sede a Indianapolis preposta al pagamento degli stupendi di tutto il personale (civili, militari, pensionati, consulenti, contractor, ecc.) inquadrato nel Dipartimento della Difesa statunitense, non è stato in grado di esibire una documentazione completa attestante la destinazione finale di qualcosa come 6,5 trilioni di dollari di ‘aggiustamenti’ nel bilancio dell’esercito. Nello specifico, «il Dfas non ha spiegato come mai il sistema che gestisce il budget del Pentagono abbia eliminato almeno 16.513 documenti (su un totale di oltre 1,3 milioni) relativi al terzo trimestre del 2015 […]. I dati impiegati per redigere i resoconti finanziari sono inaffidabili e non garantiscono un adeguato livello di tracciabilità». Il motivo di tale inaudita inefficienza è spiegato da una insider ormai ritiratasi a vita privata: si tratta di Linda Woodford, per 15 anni impiegata presso l’ufficio del Dfas di Cleveland con l’incarico di redigere i report mensili che dovevano far combaciare i libri contabili della Marina con i dati del Tesoro.

Stando alle sue testimonianze, «la Woodford ogni mese si imbatteva negli stessi problemi: numeri mancanti, numeri errati, spiegazione estremamente lacunose sulla destinazione del denaro speso […].  I dati le venivano comunicati in genere due giorni prima della chiusura dei conti, ed erano  quasi sempre i suoi superiori ad ordinarle di inserire cifre false, definite plug, volte a fare in modo che i conti collimassero con le cifre del Tesoro».

Dichiarazioni che vanno a confermare le rivelazioni contenute in un’approfondita inchiesta condotta nel 2013 per ‘Reuters’ da Scott Paltrow, il quale era giunto alla conclusione che «negli uffici del Dfas che si occupano di tenere la contabilità per conto di Esercito, Marina, Aeronautica e altre agenzie della Difesa, quella consistente nel falsificare i conti è una procedura operativa standard». L’indagine ha peraltro dimostrato come il plugging, la pratica fraudolenta denunciata nel 2016 dalla Woodford, fosse comunemente impiegato per far quadrare i conti. Ma i plug, come si evince ancora dall’inchiesta di Paltrow, «sono il sintomo di un problema  maggiore: la cronica incapacità del Pentagono di tenere traccia del suo denaro: quanto ne ha, quanto paga, quanto viene sprecato o rubato».

Il Pentagono si affida infatti a un insieme caotico di sistemi contabili obsoleti e spesso incompatibili tra loro, che rendono inevitabile la perdita dei dati e la sovrasima/sottostima delle cifre reali. Lo stesso vice-segretario alla Difesa Gordon England ha ammesso che «esistono migliaia di sistemi, e non credo che qualcuno sia in grado di dire con precisione quanti ce ne siano».   Il fatto che nel 2013 il Pentagono non fosse in grado di spiegare a cosa stessero lavorando circa 110.000 contractor sotto contratto è una diretta conseguenza di ciò.

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