domenica, Agosto 25

Pedofilia: l’orco della porta accanto field_506ffbaa4a8d4

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E’ una storia di orrori e di paradossi. La vittima si chiama Fortuna, il palazzo è nel Parco verde. Sembrano nomi e luoghi di fiaba e invece è proprio in quel palazzo di Caivano che si è consumata l’ultima, orrenda tragedia. Una bambina di sei anni gettata dal terrazzo dell’ottavo piano dopo il rifiuto all’ennesimo abuso sessuale, lei così fragile, un delitto coperto da un’intera comunità che ha sempre nascosto, addirittura protetto l’orco, così come per anni ha coperto altre nefandezze e altri orchi.

Noi siamo fiabe. Siamo fatti di fiabe. I percorsi delle nostre vite possono essere visti come fiabe, così come le paure da superare, i mostri e le streghe da combattere, le prove da affrontare.
Ho conosciuto Maria Rita Parsi a La Spezia, durante un convegno sulla pedofilia: “Per troppi anni la società ha preferito non vedere, non sapere. Volevamo credere che il lato oscuro, malvagio, malato dell’uomo non coinvolgesse i bambini. Eppure le fiabe, che da sempre accompagnano l’infanzia, raccontano che la vita spesso è rischiosa, che esistono orchi e lupi cattivi pronti a sedurre, blandire i piccoli, per poi ghermirli e ucciderli. Negli ultimi tempi assistiamo turbati a una brusca inversione di tendenza: le segnalazioni e denunce delle situazioni di abuso sessuale all’infanzia sono notevolmente aumentate, compaiono forme nuove, tecnologiche e virtuali del problema e probabilmente siamo ancora lontani dal conoscerne le reali dimensioni”.

 

Un dramma che avviene in famiglia

Secondo una stima del Censis, in Italia ci sono trentamila casi di pedofilia ogni anno (e si parla solo di violenze carnali e molestie gravi). Le denunce, però, non arrivano a mille l’anno. La giustizia comunque va avanti e sono circa mille dunque i processi ogni anno per bambini abusati o maltrattati. Il 35 per cento riguarda bambini sotto i tre anni. Un particolare terribile, agghiacciante è che nell’80 per cento dei casi sono stati giudicati colpevoli i parenti delle vittime. Gli abusi, dunque, avvengono soprattutto in famiglia. Dal padre (47,3 dei casi), ma anche dalla madre (10,5) o da entrambi (11%). Seguono nell’ordine zii, nonni, conviventi dei genitori. Solo nell’8,9 % colpevoli sono gli estranei.
In alcuni casi l’abuso sessuale del padre sui figli è visto come un tentativo di riaffermare la propria supremazia nell’ambito della famiglia, una specie di rivendicazione del proprio potere. A volte anche le madri abusano dei loro figli. Si tratta di madri anaffettive, spesso coinvolte in una relazione con un marito che le domina e che le obbliga ad unirsi a lui nell’abuso. In alcuni casi sono altri parenti o persone molto vicine alla famiglia ad abusare dei bambini, sfruttando il rapporto di familiarità e la fiducia che essi nutrono nei loro riguardi.

Facile dire, dunque, che non sappiamo. Ed è anche facile liquidare tutto con l’ignoranza del palazzo di Caivano: secondo i dati della Polizia criminale il maggior numero di casi è avvenuto l’anno scorso in Lombardia (157 casi). Seguita subito dopo dal Lazio (121) , Piemonte (72), Sicilia (69), Toscana (65) e via via Campania, Puglia, Emilia Romagna e Veneto. Sicuramente il 46% avviene al nord, il 25,6 al centro, solo il 17,9 al sud. Ci sono liberi professionisti, impiegati, commercianti. L’identikit  fornito dalla Polizia postale rappresenta un utente medio fra i 20 e i 60 anni di livello culturale abbastanza alto.

Credo che l’orrore più grande, negli ultimi tempi, sia stato consumato ad Avola.  Ventitrè neonati stuprati e torturati nelle culle, nelle vaschette per il bagno, in contesti in cui molti particolari riconducono a riferimenti inequivocabilmente italiani. Uno scenario fotografico (oltre 400 foto) che ha sconvolto gli stessi operatori di Telefono Arcobaleno. Gli specialisti dell’ associazione hanno stimato che l’ età dei bambini coinvolti varia dai nove mesi ai due anni.  Le segnalazioni e denunce delle situazioni di abuso sessuale all’infanzia sono in verità notevolmente aumentate, compaiono forme nuove, tecnologiche e virtuali del problema, ma probabilmente siamo ancora lontani dal conoscerne le reali dimensioni. Prevenire l’abuso sessuale dei minori significa prevenire tutte le conseguenze a medio e lungo termine che da esso derivano.

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