venerdì, Dicembre 13

Pechino, la strada per l’Europa passa per Damasco La Nuova via della seta dovrà però superare altri intoppi

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Sono passati quasi quattro anni da quando, nel dicembre del 2014, il primo treno è partito dalla città cinese di Yiwu, a sud di Shanghai, per raggiungere Madrid, in Spagna: 13.000 chilometri in sole tre settimane, il tratto ferroviario più lungo al mondo.

Madrid è solo uno degli scali europei di quella che ormai tutti conoscono con il nome di Nuova via della seta, una rete di infrastrutture e collegamenti ferroviari da trilioni di dollari che dal Mare Cinese Orientale porta ai confini estremi dell’Europa. Uno è Madrid, l’altro è Londra. L’ambizioso progetto è il cuore dalla politica estera cinese del presidente Xi Jinping e una spina nel fianco per gli Stati Uniti. Ad aprile il segretario al Tesoro americano, Steven Mnuchin, non ha esitato a esprimere le preoccupazioni di Washington per le implicazioni politiche e commerciali della Nuova via della seta.

Ieri a Pechino i leader dell’Unione Europea si sono incontrati con alti rappresentanti del governo cinese per discutere di commercio e relazioni bilaterali. Il clima era rovente. Nelle stesse ore Donald Trump sedeva accanto a Vladimir Putin a Helsinki, in Finlandia. I commenti che il presidente americano aveva fatto domenica sull’Europa, definita senza mezzi termini un nemico commerciale degli Stati Uniti, scottavano tutti.  Da Pechino il presidente dell’Unione Europea, Donald Tusk, si è sentito in dovere di dare una risposta: Trump “sta diffondendo fake news, spero che il messaggio possa raggiungere Helsinki”. Gli ha fatto eco il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, che al gruppo editoriale Funke ha dichiarato: “non possiamo più fare affidamento sulla Casa Bianca”.

Tra Bruxelles e Pechino non sono certo tutte rose e fiori: le società europee lamentano gravi problemi di accesso al mercato cinese. Per questo nel corso del summit, il premier Li Keqiang ha promesso di migliorare la situazione, riducendo le tariffe sulle importazioni europee.

Intanto, il presidente americano e l’ex consigliere Steve Bannon premono sul governo inglese di Theresa May per una linea decisa della Brexit, che allontani definitivamente Londra dall’Europa. La City, l’altro grande polo della Via della seta, quello più rilevante dal punto di vista finanziario, con la Brexit non sarebbe più collegato agli altri paesi dell’Unione: se passasse la linea dura, il pericolo di una guerra dei dazi sarebbe reale e costante. Un intoppo indesiderato per la Nuova via della seta.

E di intoppo la Cina ne ha già pronto anche un altro. Tra gli argomenti in agenda nel corso del summit Ue e Cina, ha fatto capolino anche la politica. Si è parlato di accordo sul nucleare iraniano, di denuclearizzazione della penisola coreana e, soprattutto, di Siria. Un tema, quest’ultimo, che è misteriosamente scomparso dai report finali dell’evento internazionale.

Per adesso, la grande linea ferroviaria che unisce Yiwu a Madrid passa dal Kazakistan e dalla Russia. Ma è dal nord-est della Siria che la Via della Seta dovrebbe passare in futuro per raggiungere l’Europa. Lì adesso sorgono le roccaforti delle milizie curde, alleate degli Stati Uniti, e, secondo informazioni di Mosca, anche venti basi militari americane. Poco distante, nel nord ovest del paese, un’altra brutta sorpresa: 5.000 jihadisti cinesi Uiguri, nemici giurati di Pechino, schierati al fianco dei gruppi radicali siriani.

Pechino non si arrende e va avanti seguendo il filo della sua politica estera sull’onda dell’influenza commerciale e finanziaria. Il presidente Xi Jinping, che non ha lesinato supporto diplomatico e aiuti militari per il siriano Bashar Al Assad, ha firmato contratti per due miliardi di dollari nella ricostruzione della Siria, accaparrandosi anche ll’80% delle esportazioni del paese. La via è spianata, comunque vada.

Ma, almeno questa volta, non a senso unico. Molti degli esuli siriani che sono fuggiti al conflitto hanno scelto la Cina come nuova patria. Proprio a Yiwu, da dove parte la grande ferrovia che raggiunge la Spagna, vivono ormai oltre mille siriani: una piccola città nella città, con tanto di moschee e luoghi di incontro per musulmani. Non sono semplici rifugiati: questa gente è arrivata lì con i propri risparmi e un visto d’affari. Ha aperto aziende, ristoranti e negozi. Un link economico diretto tra Yiwu e Damasco che sarà utile quando ce ne sarà bisogno.

La Cina guarda ad Assad ed è ostile alla Brexit.  L’economista Jianwei Xu, consulente di una delle più importanti società di investimenti cinese, la China Natixis, agli inizi di quest’anno ha detto chiaramente che non sarà facile fare affari con il Regno Unito del dopo Ue. “Non sarà semplice, come molti pensano, perché dopo la Brexit gli Uk dovranno passare attraverso un sacco di procedure per firmare un contratto con un paese terzo. Prima il Regno Unito deve decidere un accordo per la Brexit… altrimenti non possiamo nemmeno discutere uno schema multilaterale per le tariffe”. Questo comporterebbe anni di ritardo su qualsiasi futuro progetto di Pechino oltre la Manica. Da Damasco a Londra, la Nuova via della seta dovrà superare altri intoppi.

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