giovedì, Novembre 14

PD: ennesima scissione da suicidio? Renzi all’attacco, ma Zingaretti lo sfianca. La partita è pericolosissima, sia per il PD che per Renzi, convinto di aver fatto sloggiare lui Salvini dal Viminale

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Ha una dote, Matteo Renzi: è pervicace. Con pervicacia persegue un obiettivo, con tenacia e ostinazione: quello di ricordare un giorno sì, l’altro pure, che nel suo DNA è un concentrato di presunzione, arroganza, supponenza. In una parola: è antipatico. Le tante sconfitte inanellate quando era Segretario del PD non gli hanno insegnato nulla. E’ convinto di aver vinto lui la partita per sloggiare Matteo Salvini dal Viminale, e la sua marcia trionfale verso ‘i pieni poteri’. Non ha capito che tutta l’operazione che ha portato la Lega all’opposizione è una ‘tela’ pazientemente intessuta dal Quirinale, d’intesa con volpi di scuola vecchia DC come Romano Prodi e Dario Franceschini. Non ha compreso che la partita è molto più ampia, e la si è giocata (e ancora la si gioca) a Roma, ma anche a Washington, Mosca, Pechino; e certamente anche a Berlino, Parigi, Bruxelles, come ama dire Salvini. Perché il Governo di Roma, e l’Italia sono una pedina importante, essenziale, nello scacchiere europeo e africano, e dunque mondiale.

Crede, Renzi, di potersi sedere al tavolo dei vincitori, e di poter dire e imporre la sua. Non ha compreso che il partito si sta lentamente, inesorabilmentede-renzizzando’, che il segretario Nicola Zingaretti, lo sta lavorando ai fianchi fino a lasciarlo tramortito senza fiato. Aver scongiurato le elezioni anticipate ha sì evitato il trionfo di Salvini (che poi però avrebbe dovuto mantenere tutte le incaute promesse fatte); inoltre i gruppi parlamentari del PD alla Camera e al Senato, in netta maggioranza renziana, non sono stati rinnovati come fatalmente sarebbe accaduto in caso di scioglimento del Parlamento. Ma aversalvatoi gruppi (fino a quando?), ha poi comportato che Zingaretti ha fatto slamnella composizione della compagine governativa.

I pretoriani renziani si sono subito lamentati che nel governo Conte due non ci siano toscani. Risibilissima obiezione. Ci mancherebbe che nella formazione di un governo oltre alle quote ‘rosa’ debbano ora scattare quote ‘regionali’. Eppure è proprio di questo tenore, il ‘rimprovero’ di Renzi: «Capisco la rabbia di Simona Bonafé e di Dario Nardella. Il PD toscano è il PD più forte d’Italia, ed è logico che loro si sarebbero aspettati un riconoscimento territoriale in occasione della formazione del Governo. Ma io sono la persona meno indicata a parlare delle poltrone di questo Esecutivo: ho accettato di votare la fiducia a un governo con i Cinque Stelle soltanto per evitare il disastro economico che sarebbe iniziato con l’aumento dell’IVA e l’uscita dell’Italia dall’Europa che conta. E l’ho fatto senza chiedere niente per me o per i miei, nemmeno uno sgabello, altro che poltrone. L’interesse del Paese viene prima dell’interesse dei singoli e io l’ho dimostrato. Detto questo, quando Firenze alza la voce lo fa a ragione, mai a torto».

Firenze alza la voce. A ragione, mai a torto. All’interno del PD, i vari dirigenti mordono il freno e reprimono la prima istintiva reazione: ‘Vai, vai, Matteo; fatti pure il tuo partitino del 4-5 per cento… Fai come Carlo Calenda, costretto ormai a cercare improbabili imprese con Emma Bonino e la sua Più Europa, che vota per Conte alla Camera, contro al Senato, e i cui dirigenti ormai vanno ognuno per la loro strada. Vai Matteo, e scopri ancora una volta che uno più uno più uno in politica fa uno e mezzo, quando va bene…’.
No:
da Nicola Zingaretti a Dario Franceschini, da Valter Veltroni a Graziano Delrio, tutti sanno che è il momento di dissimulare quello che pensano; è il momento di dire altro. Così, a un Renzi che affida il suo pensiero al ‘Corriere fiorentino’: «Le chiacchiere stanno a zero, di politica nazionale parleremo alla Leopolda e sarò chiaro come mai in passato», gli altri replicano con pacatezza: non sono loro che vogliono spegnere il cerino, e lo restituiscono alle dita di Renzi. «Un Pd unito serve alla democrazia italiana e alla stabilità del Governo. Dividersi in questo momento è un gravissimo errore che l’Italia non capirebbe», ammonisce Zingaretti. Franceschini rivolge un appello: «Renzi, il Pd è la casa di tutti, casa tua e casa nostra. Il popolo della Leopolda è parte del grande popolo del Pd. Non separiamo questo popolo, non indeboliamoci spaccando il partito di fronte a questa destra pericolosa».

La verità è che Renzi cerca di alzare la posta e guadagnare qualche fiche in questa complessa partita. Il PD è impegnato nella difficile sfida del governo con M5S e Leu: «Dobbiamo provare a costruire una casa comune con i sassi che ti hanno gettato contro», dice Franceschini, citando il Talmud. Non solo: sono ormai imminenti le elezioni regionali in Umbria e in Emilia Romagna. Un’almeno desistenza con i Cinque Stelle fermerebbe l’avanzata del centro-destra a guida Salvini.
E’ in questa contingenza che operano i renziani; alcuni dei quali giungono a prospettare la formazione di gruppi parlamentari autonomi; un progetto avanzato di ‘separazione consensuale’, sussurrano in molti. Per Franceschini
«questa idea è ridicola, quando spacchi un partito è sempre traumatico». Il capodelegazione al governo, artefice dell’accordo con il M5S, rinnova quindi l’appello all’unità: «Siamo arrivati uniti a formare il governo, e Renzi ha avuto un ruolo da protagonista, perchè indebolirsi ora?». Un ‘padre nobile’ del PD, Enrico Letta, sentenzia: «Una scissione a freddo non avrebbe senso, visto anche il modo intelligente e inclusivo in cui Zingaretti ha gestito questa fase».
Siamo alle prime schermaglie. Perfino la possibilità di un rientro nel PD di Pierluigi Bersani e di Massimo D’Alema viene visto come possibile motivo per la scissione.

Da qui all’’appuntamento alla Leopolda il 18 ottobre prossimo, sarà quotidiana lotta di nervi e reciproci colpi bassi. Una scissione del PD in questo momento, sarebbe un suicidio. Renzi ne è consapevole: suicidio per lui e per il Partito. Questa è la carta che giocherà, sul filo del rasoio. Una partita rischiosissima, e per tante ragioni. Alla Leopolda chiarirà le sue vere intenzioni. Forse.

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