sabato, Agosto 24

PD: che fare? Barnum Italia. Leoni, funamboli, ippopotami e pagliacci / 14

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Se la storia si presenta la prima volta come tragedia, e si ripresenta poi come farsa, il ‘Che fare’ di Lenin rimodellato in salsa PD più che alla nobiltà di Feydeau rimanda alle commedie scorreggione alla Alvaro Vitali. C’è un Capo occulto presuntuoso e arrogante, il Putto di Rignano, gli altri più che altro si sono affannati e si affannano concludendo pochino. Intanto, visto che il coraggio qualche volta anche chi non ce l’ha può almeno provare a darselo stanno incominciando a provare a muoversi, anche ‘aiutati’ dall’esito del voto per i Comuni appena conclusosi. La corsa per la Segreteria appare confusa. Con due nodi difficili da sciogliere, in uno stallo su Congresso e leadership che ha sinora una sola certezza: l’Assemblea convocata il prossimo 7 luglio. Mentre il Congresso che dovrà indicare un Segretario nel pieno dei suoi poteri (e quanto servirebbe) non ha ancora una data. Il tracollo rovinoso delle Amministrative ha fatto saltare l’accordo per spostarlo a dopo le Europee del 2019, con Martina ancora in carica. E nella fase in cui i Dem si dividono anche sulle tempistiche, le anime di un Partito senz’anima cercano una qualche prospettiva. Nessuna candidatura ufficiale, per ora, ma un insieme di proposte, mosse e dichiarazioni.

Matteo Renzi è apparentemente defilato, in realtà sembra al lavoro con lo spagnolo Rivera ed il francese Macron su di una piattaforma comune per le prossime Elezioni europee, contro l’ondata populista che sta investendo l’Europa. Spiegano i renziani: «Abbiamo tre possibilità. Sfidiamo Zingaretti cercando di mettere insieme una maggioranza intorno a un nostro candidato. Appoggiamo Zingaretti. Proponiamo un candidato di minoranza accettando in sostanza di diventare una corrente». Ha peso tra i ‘duri e puri’ del Giglio magico anche la tentazione, alle brutte, di far mancare il numero legale all’Assemblea del 7.

Poi c’è l’ipotesi dell’ex Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni. «Ha governato bene, è rassicurante ed autorevole. La persona giusta per opporsi a Matteo Salvini» dice il suo ex Ministro Carlo Calenda. C’è pure, volendo, il Sindaco di Milano Giuseppe Sala, con il ‘Modello Meneghino’ ad aprirgli la via. Lui non pare intenzionato, non fa nomi ma indica il sesso: un segretario donna. L’’autoreggente’ Maurizio Martina ha dimostrato che neanche la ‘grazia di status’ è riuscita a dargli consistenza. Il Governatore della Puglia, Michele Emiliano, vorrebbe tanto, ha un certo appeal populista, ma stenta a prendere il volo. Sullo sfondo sembra muoversi Dario Franceschini, e con lui il suo sodale e amico di antica data David Sassoli. Parlamentare europeo uscente, due elezioni dopo che nel 2009 lasciò il ‘TG1’ che conduceva, Vicepresidente del Parlamento Europeo dall’inizio della legislatura in corso, luglio 2014, dopo essere stato a capo della delegazione degli eletti PD. Ancoraggio al cattolicesimo sociale, anche per tradizione di famiglia, capacità comunicativa e riconoscibilità potrebbero farne un outsider di peso.

Intanto Nicola Zingaretti, potente ed avveduto Presidente della Regione Lazio, chiama in piazza i ‘suoi’ (e non solo) per rimarcare il successo ottenuto alle elezioni suppletive Municipali tenutesi il 10 e 24 giugno in contemporanea con le Amministrative nazionali. Ché a Roma si è votato pure per due Municipi (il III e l’VIII), guidati sino a pochi mesi fa dai Cinquestelle, vincenti sulla scia del trionfo di Virginia Raggi al Campidoglio del 2016, poi ‘saltati’ per diatribe interne. In entrambi hanno vinto candidati del Partito Democratico. Meglio: del Partito Democratico di Zingaretti. Che adesso rilancia, indicando un necessario superamento dell’esperienza della Raggi, ma parlando a Sindaco (e città) perché Partito (e Nazione) intenda. A Piazza Santa Maria in Trastevere, nel tardo pomeriggio estivo di fine giugno di giovedì 28, ha convocato un incontro pubblico all’insegna di ‘Roma: si può cambiare. Per un’alternativa di popolo’. Che si può, e forse si deve leggere come indirizzato anche internamente, all’insegna di un rude ‘PD: si può cambiare’, che ogni giorno ed ora che passa diviene sempre più ‘PD: si deve cambiare’. Con lui in piazza anche Sabrina Alfonsi, Presidente del I Municipio, e poi Francesca Del Bello Presidente del II, Giovanni Caudo freschissimo neopresidente del III, Amedeo Ciaccheri anche lui neopresidente nell’VIII. Intanto Zingaretti spinge sull’acceleratore per il Congresso nazionale. «Sventiamone un nuovo rinvio, e poi da lì si decide tutto». Punta a proporre il modello aperto ed inclusivo con cui il PD ha strappato qualche vittoria a Roma e nel Lazio. Nessuna candidatura ufficiale per lui, ma le voci di un suo impegno per la corsa a Segretario si fanno sempre più insistenti. Sono, Zingaretti e i Presidenti vincenti di due anni fa e di oggi, il simbolo di un PD vincente. Ormai rara avis. Ma che proprio per questo può esercitare una grande attrazione su d’un volgo disperso che nome (di leader) non ha.

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Sull'autore

Giornalista. Editore con ‘La Voce multimedia’