domenica, Novembre 17

Pd battibecca e il centro destra si ricicla

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Italicum sì, Italicum no, Italicum forse. Una bagarre continua quella che divide il Partito Democratico (PD) sulla nuova legge elettorale, tra chi come Pier Luigi Bersani incalza i dem e propone una revisione e chi come Lorenzo Guerini, vice segretario della coalizione, punta i piedi e mantiene il punto della situazione. «Adesso arrivano tutti a dire che bisogna correggere l’Italicum e mi girano anche un po’… ma ora diventa difficile perché ci han preso gusto gli altri, mentre bisognava agire prima» afferma Bersani intervenendo ad un seminario organizzato da Sinistra Riformista «Abbiamo una legge elettorale che funziona consente ai cittadini di scegliere chi governa e di conoscere il vincitore la sera stessa del voto. Non c’è urgenza. C’è un dibattito aperto, ma non è condizionato dal risultato di un turno delle amministrative. Se ci saranno ipotesi concrete non ci sottrarremo al confronto» gli replica deciso Guerini. E se nel centro sinistra battibeccare è diventata sempre di più un’abitudine circadiana c’è chi come Alessandro Di Battista non perde occasione per puntare il dito contro la coalizione «Questi partiti hanno messo la fiducia sulla legge elettorale, l’Italicum, che fa schifo perché produrrà un Parlamento di nominati. Poi ieri Napolitano ha aperto alla modifica dell’Italicum perché, secondo lui, quando venne concepito l’Italicum era un altro momento storico. Faranno di tutto perché non fare vincere il Movimento 5 Stelle. Sarebbero questi i padri costituenti delle riforme costituzionali: si dovrebbero vergognare ma non hanno più vergogna. Siamo fiduciosi: i cittadini li manderanno tutti a casa». Già un suggerimento quello dell’ex inquilino del Colle che non è passato inosservato e che è stato preso in esame dal Presidente del Pd Matteo Orfini «È bene riflettere sulle parole del presidente Napolitano» afferma Orfini spiegando «Io come noto ho avanzato una suggestione che penso possa essere una traccia di lavoro per una modifica della legge elettorale sul modello greco».

Scivola e prende, come dicono in toscana, una ‘musata’ il vice presidente della Camera Luigi Di Maio che in merito all’intricata faccenda delle lobbies «C’è una società di lobbying italiana che ha elaborato uno studio sugli ultimi tre anni in Parlamento del M5S. Questo studio scientifico sconfessa molti luoghi comuni con cui ci hanno sempre attaccato. Si sono studiati 35.000 proposte del M5S ed hanno analizzato il nostro comportamento. Ieri sera sono stato volentieri alla loro presentazione dell’elaborato» scrive Di Maio su Facebook dopo aver partecipato ad incontro tenutosi in centro a Roma e coordinato da una società di lobbying, ma aggiunge «Io non ce l’ho con le lobbies. Esiste la lobby dei petrolieri e quella degli ambientalisti, quella dei malati di cancro e quella degli inceneritori. Il problema è la politica senza spina dorsale, che si presta sempre alle solite logiche dei potentati economici decotti, sottolinea il membro del direttorio M5S. Abbiamo anche discusso di regolamentazione delle lobbies. È dal 2014 che mi batto per un regolamento sui lobbisti alla Camera. Il rapporto tra portatori d’interessi e politica va regolato per Legge». Parole comuni negli ideali dei cinquestelle se non fosse per la definizione di lobby applicata alla categoria dei malati di cancro, che fa storcere il naso all’opinione pubblica scatenando una vera e propria battaglia sui social network. Pronta ad ammonire il giovane membro del direttorio pentastellato Alessia Rotta che su Twitter sentenzia «Di Maio si scusi per avere parlato dei malati di cancro come di una lobby #vergogna». Immediate le scuse del ‘delfino’ di Beppe Grillo che nuovamente interviene attraverso Facebook cercando di chiarire le proprie affermazioni «Sono dispiaciuto che a causa delle mie affermazioni, strumentalizzate ad arte dal PD, le associazioni dei malati di cancro siano finite in una becera polemica politica.A loro sento di dover chiarire il senso delle mie parole e di un accostamento (‘lobby degli inceneritori’ e lobby dei malati di cancro’) che può essere apparso infelice: in Parlamento ci sono portatori di interessi negativi, come quelli degli inceneritori, e portatori di interessi positivi, come quelli appunto delle associazioni dei malati di cancro, che devono poter dialogare con le istituzioni affinché il Parlamento approvi leggi a favore del loro diritto alla salute.Le loro sollecitazioni e indicazioni sono preziose per noi portavoce. Mi scuso se le mie parole sono risultate offensive». Ma la scure delle polemiche non trova pace ed a mettere il ‘carico da cento’ ci pensa Federico Pizzarotti, sindaco di Parma e in rotta di collisione con il Movimento 5 Stelle, che su Twitter sfera l’ultima frecciatina al collega «Più facile incontrare i lobbisti che assumersi le proprie responsabilità #laserietà». 

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