giovedì, Novembre 14

PD a Congresso? Bene, ma … Prima però serve chiarire un po' di cose subito: la manovra e l’accordo politico strutturale M5S e PD, la posizione di Conte, i decreti sicurezza e migranti, l’accordo con la Libia

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Potrei dire che qualcosa si muove nella stantia politica italiana. Potrei. Ma non ne sono poi così sicuro.
Certamente, Nicola Zingaretti parla esplicitamente di Congresso, anzi, di «un congresso vero» -come sottolineato da Andrea Orlando-, cioè quello che si faceva una volta, in una sala, in cui chi lo voleva parlava e proponeva i sui punti di vista e poi si votavano delle mozioni, delle ‘tesi’, e gli organi del partito ne traevano le conseguenze -nell’auspicio di un ‘congresso vero’ ho scelto per questo intervento la foto del XIII Congresso PCI del 1972.
Bene, se lo fanno, se lo fanno veramente. E se lo fanno, coraggioso Zingaretti (spero non emulo di Pierluigi Bersani), perché così si mette in gioco e dimostra di essere capace di discutere. I renzini della quinta colonna sperano di farlo per indebolire Zingaretti, beh è un rischio da correre, mi pare.
Bene, dico, ma due perplessità.

Una perplessità riguarda il fatto che, mentre Zingaretti dice questo, il suo delegato (o quello che decide, visto che è a capo della ‘corrente’ maggioritaria nel partito) Dario Franceschini, va a trattare con glialleatidi Governo sulle iniziative da aggiungere e cambiare nellamanovra’. Giusto. Giusto? Eh, giusto se i cambiamenti fossero nel senso di chiarirne meglio lo scopo: una redistribuzione, sia pure solo un inizio, del reddito a vantaggio dei lavoratori più deboli, e un timido inizio di stato sociale, attraverso alcuni provvedimenti in materia di famiglia e di sanità e qualche intervento fiscale “educativo”. Sarebbe ottimo, bello, bellissimo, specie se se ne parlasse … vantandosene.
Anche le maggiori tasse sulle bevande zuccherate e sulla plastica. Anzi, su queste ultime, ne abbiamo sentite di tutti i colori in questi giorni, a cominciare dal dr. Francesco Boccia che si strappa le vesti perché la meravigliosa industria italiana della plastica ne soffrirebbe. E perché? Perché le nostre industrie sanno riciclare e riutilizzare meglio di altre. Perfetto, nessuno glielo impedisce, ma, alla fine, si chiede che si usi meno plastica e si continui sulla strada, già intrapresa, dell’uso di prodotti alternativi, dove, appunto, le nostre aziende sono bravissime; poi di plastica da riciclare ce ne sarà sempre più che abbastanza. Questa è educazione alle scelte favorevoli all’ambiente. Non mi pare così scandaloso.
I cittadini, ho sentito dire dagli stessi stracciatori professionali di vesti, finiranno per pagarla loro la tassa. E perché? Basta scegliere prodotti senza plastica e vedrete come le aziende che ne fanno uso correranno a toglierla di mezzo. Che, mi pare, dovrebbe essere l’obiettivo. E semmai, si potrebbero premiare le aziende che usano imballaggi biodegradabili e di una sola qualità per non farci impazzire nello smaltirli!

Ma figuriamoci se voglio perdere tempo in bazzecole simili, o anche sulla tassa sullo zucchero (sugar per gli esperti), voglio solo dire che lo Stato, tra gli altri, ha anche il compito di educare le persone e le aziende, e non basta farlo a chiacchiere, un piccolo incentivo economico aiuta.

Il problema che mi ha indotto a parlarne è mostrare come, avete visto quante righe ho dedicato a questa sciocchezza?, parlando e sbraitando su questo, si nasconde la ciccia.
E questa volta la ciccia in realtà è il dimagramento della manovra.
Perché, le misure più importanti sono rinviate e edulcorate, specialmente quelle basilari: la moneta elettronica con i relativi premi (molto ridotti se non scomparsi) e la stretta sulla circolazione monetaria, che, dato che costa esattamente zero, si poteva fare subito, domani, ma anche il resto. Tanto più che le trattative tanto millantate con le banche si possono fare anche in tre giorni, anche perché le famose commissioni eccessive per i commercianti e professionisti alla fine sono poca cosa, sono sotto la media europea, e quindi semmai si dovrebbe pensare ai correntisti bancari, che su ogni operazione bancaria pagano un perù. E invece su questo non mi pare si parli gran che.
Ma qui, diciamoci la verità una volta tanto, non è solo la difesa dei cosiddetti poteri forti (le banche insomma) ma la bieca, solita e ipocrita, volontà di blandire i potenziali elettori, presentandosi come quelli che li difendono (poverini) dallo Stato arraffa tutto; fregando, però, quelli che l’incentivo lo avranno da Luglio (se pure lo avranno … Giggino una ne fa e dieci ne pensa) e si saranno dimenticati chi lo ha deciso. E, guarda caso, chi li difende i poveri poteri forti? Ma è ovvio gli stellini, Di Maio in testa o-ne-stà, o-ne-stà, o-ne-stà, e i renzini Renzi e Bellanova in testa. Insomma è solo una bieca manovretta elettoralistica.
Che serve anche a tenere sotto traccia la vera discussione: l’alleanza tra PD e stellini è strutturale o solo, come in Umbria, una presa in giro? che, tra l’altro, si è rivoltata proprio contro i furbi. Non lo ho visto evidenziare da nessuna parte, ma in Umbria gli stellini hanno avuto una sberla da fare paura, ma il PD in sostanza ha tenuto. La gente, alla fine, è molto più intelligente di quanto non piaccia pensare.

Il fatto certo è che chi sta soffrendo di più questa alleanza è il PD. E forse, dico forse, comincia a capirlo. Zingaretti ripete ogni giorno che così non si potrà durare a lungo. A mio modesto parere, la prende troppo alla lontana, ci vuole più grinta: gli stellini e i renzini ancora non sono convinti che Zingaretti potrebbe farlo cadere davvero il Governo. Tra l’altro ora ha una bella carta in mano, anzi due.

L’altra perplessità è Giuseppe Conte, che avendo a lungo e stranamente pasticciato con i servizi segreti americani (c’è qualcuno che creda che Conte non si sia steso a tappetino per ‘favorire’ Trump? Chi ci crede alzi la mano … suvvia!) ora pare che abbia anche fatto pasticcetti con le consulenze; si vabbè, era in Canada quando hanno deciso, come Berlusconi o la Boschi che senza scomodarsi ad andare fino in Canada, erano nella stanza accanto. E poi si fa difendere da … Di Maio … ha trovato il difensore giusto! Beh, il PD potrebbe cominciare (prima che sia troppo tardi come troppe volte è accaduto) a mostrare che non gradisce questa cosa e chiedere a Conte di andare in Parlamento a raccontare o, meglio ancora, di andarsene a casa. Potrebbe essere, il colpo del secolo; piuttosto che andare alle urne, stellini e renzini piangerebbero per strada, supplicando Zingaretti di avere pietà.

Altro tema è quello pesante dei decreti sicurezza e dei migranti, su cui occorre avere coraggio e lealtà. Fare soffrire in mare per dieci e più giorni della gente appena salvata, non è una cosa giusta. Hanno raggiunto un accordo a Malta, no?, beh, ora li si faccia attraccare e li si distribuisca, poi si vedrà il resto. Come ho scritto mille volte, non è una questione etica, ma giuridica: come Matteo Salvini poteva, a mio parere, essere deferito alla Corte Penale internazionale, potrebbe esserlo anche l’attuale Ministro degli Interni, Luciana Lamorgese. Certo, lo so, Di Maio non vuole, lui è anche peggio di Salvini … appunto, scelga o sta con Salvini o con Zingaretti: vediamo se lo fa cadere lui il Governo.

C’è ancora un altro tema sul quale tutto tace, sedicente Ministro degli Esteri incluso (che sulla questione è intervenuto ieri, lo so, e raccomando la lettura dell’intervento, che più ipocrita e becero non potrebbe essere): quello dell’accordo inverecondo con la Libia. Dice Roberto Speranza che «l’alleanza o e è politica o non è» e poi aggiunge anche: «Sicuramente non farne teatro di una becera propaganda elettorale quotidiana, consumata sulla pelle di poveri Cristi, come è stato nei mesi precedenti. Aver chiuso quella stagione è già un bel passo avanti…anche se è solo la premessa. Va inoltre rivisto profondamente il memorandum con la Libia». Beh, al Governo chi ci sta lui o Salvini?

Coraggio che aspettate? Rinnovare quell’accordo è un obbrobrio, per di più mettendo tutta quella povera gente nelle mani di delinquenti allo stato puro, che ti ricattano pure sparando sulle navi che salvano i naufraghi e che hanno la faccia tosta di venire in Italia a negoziare altri soldi e altre navi, rinnovare quell’accordo modificato sulla base dei presupposti dichiarati ieri da Di Maio, è ipocrisia criminale. Si vuole rinnovarlo per davvero? Bene, si chiami a rapporto Serraj e gli si dica chiaro: ora o fai come diciamo noi o peggio per te e te la vedi con Haftar.
Insomma, possibile che i coglioni li abbiano sempre gli altri?

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.