martedì, Luglio 7

Patto Renzusconi che favorisce Grillo

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Un ‘reality’ che più ‘bollito’ non può essere. Ma prima di parlarne, come si faceva una volta nei romanzi d’appendice, conviene introdurre il nuovo capitolo con un breve riassunto delle puntate precedenti. Si può cominciare con Matteo Renzi e il suo Partito Democratico; si può ricorrere al Pietro Metastasio, del ‘Demetrio‘: quando dice che la fede degli amanti è «come l’araba fenice: / che vi sia ognun lo dice; / dove sia nessun lo sa».
Renzi scambia il palchetto della scuola quadri PD intitolata a Pier Paolo Pasolini (povero Pasolini, questo oltraggio proprio non lo merita), per il palcoscenico del fuBagaglino‘; inanella così una serie di frasi di apparente effetto, di sostanziale ‘nulla’: sia come programma politico per l’immediato futuro, sia di azione di Governo per il presente. C’è sì, una vigorosa difesa dell’operato di quando è stato inquilino di Palazzo Chigi, e già qui partono i primi sbadigli; c’è poi uno scagliarsi contro l’uso politico delle inchieste giudiziarie e divulgazione di ‘atti’ penalmente irrilevanti o che non dovrebbero essere comunque divulgati ai quattro venti. Discorso che non fa una piega, non fosse che magari se ne poteva accorgere un po’ prima. Infine, una polemica con il Movimento dei Cinque Stelle. Polemica che ha molti fondamenti, solo che è poco credibile chi la muove: ha il sapore dell’asino che rimprovera al bue di ragliare.

Nella nota della scorsa settimana si avvertiva che la polemica tra l’ex direttore del ‘Corriere della SeraFerruccio De Bortoli e la signora ministro Maria Elena Boschi a proposito del presunto tentato salvataggio di Banca Etruria va considerato come un episodio (l’ennesimo) di un ‘jeu de massacre’ il cui inizio affonda nella notte dei tempi, e di cui non si scorge la fine, ammesso che una fine possa esserci.
Al netto delle polemiche con sfondo giudiziario, ilconfrontoverte sulla nuova legge elettorale; si declinano i sistemi più improbabili, rubacchiati qua e là; di rigore devono essere denominati in latinorum, nella evidente speranza che così si confonda la grande confusione che regna; il risultato sono ibridi che si risolvono in pasticci incomprensibili agli stessi proponenti.
Siagitamolto Renzi, non si risparmia in tweet e comparsate ovunque. Vorrebbe essere la rappresentazione di un politico del ‘fare’, tutto concretezza e ‘sistema’; al contrario, si risolve in una dannosa sommatoria di impazienza, arroganza, impotenza. Se ne ricava la quotidiana conferma che Renzi è il miglior alleato di Beppe Grillo e del suo movimento pentastellare: delusi e irritati dal comportamento di Renzi giorno dopo giorno finiscono nella rete tesa da Grillo. Contemporaneamente, Renzi riesce nell’impresa di rimettere in pista Silvio Berlusconi. Al pari di Eleazaro di Betania, il signore di Arcore giaceva da tempo nel suo sepolcro: il cadavere già in decomposizione assieme alla sua creatura Forza Italia; ed eccolo, il miracoo renziano, che lo riporta alla vita: Silvio-Eleazaro, con tutto il relativo cucuzzaro. Chapeu!

Beato Paese, l’Italia. Un comico miliardario, Grillo, indossa i panni delfrancescano‘ (prontamente svillaneggiato dalle gerarchie vaticane); un altro miliardario, Berlusconi, si presenta come ilnuovoe si trasforma in paladino animalista, ne tiene a battesimo ilpartito‘, a fianco una raggiante Michela Brambilla di cui poco si ricorda (ma forse è meglio così); squaderna il solito fantasmagorico sondaggio: il 20 per cento di un campione rappresentativo di duemila consultati, sarebbe disposto a votarlo. Nulla di nuovo, comunque; qualcun altro, a suo tempo, puntava sui cavalli, e voleva promuovere senatori. Di somari poi, non c’è legislatura che non ne abbia avuti.

Ad ogni modo, ora si prefigura unnuovo-vecchio patto tra Berlusconi e Renzi: stabilito di comune accordo la nuova legge elettorale, si va al voto; anche in autunno. Qualcuno ricordi che c’è ancora una Costituzione: le Camere sono sciolte dal Presidente della Repubblica (articolo 70); premesso che al Quirinale ancora siede Sergio Mattarella, e non l’ibrido Renzusconi (o Berlenzi, se si preferisce); i conti si fanno al solito senza oste: sono tanti, non solo il Presidente Mattarella, o l’attuale Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, e i tanti silenti democristiani nel PD e nelle immediate vicinanze, che ogni giorno svolgono la funzione tipica dei ‘banderilleros’. Non sarebbe male, per esempio, ricordare che nel 2016 il debito pubblico italiano è salito al 132,6 per cento, un macigno sul quale nessuno in Europa è disposto a chiudere gli occhi. Sul piano del bilancio l’Italia continua a spendere cifre folli, in cambio di briciole. Per il 2017 si prevede una crescita del PIL inferiore all’1 per cento, mentre la crescita media UE stimata è dell’1,8 per cento; quella dell’Eurozona dell’1,6 per cento. Abbiamo una spesa pubblica improduttiva, sostenuta da una tassazione che taglia le gambe (e non solo quelle) a ogni possibile, immaginata politica di competizione.
Si diceva, prima, dei Mattarella e dei Gentiloni, gli uomini in ‘grigio’, che silenziosi e discreti, senza indulgere in roboanti e sostanzialmente impotenti frasi ad effetto, lavorano con una politica fatta dicose‘: tentativi a breve per aggiustamenti solo apparentemente minimi, che però possono essere le ‘albe’ di più consistenti e durature azioni di Governo. Tra questi uomini in ‘grigio’ tocca inserire anche un Romano Prodi, il cui recente saggio ‘Il piano inclinato‘ è un tentativo non banale di coniugare le urgenze del presente con le necessità di un futuro che voglia essere un futuro.

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