sabato, Maggio 25

Pasolini prima di diventare Pasolini

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Quanti fatti reali vi sono nel libro legati alla vita di Pasolini e quanti non sono stati riportati invece e per quali ragioni?

Per raccontare interamente una vita bisognerebbe riviverla. È ciò ovviamente non è possibile. Il ricordo per altro è un muscolo distrofico, che muta continuamente, rimuove, cambia le forme. Quindi il discorso di realtà è sempre scivoloso: c’è però tutta la verità, nel senso che non ci sono state mie intromissioni. Non ho inventato nulla, mi sono attenuta alle narrazioni delle fonti (biografie, interviste, scritte da e su Pasolini). C’è però qualcosa che manca o meglio non mi ha interessato e mi fa piacere che me l’abbia chiesto: non mi sono interessata ai dettagli sessuali e fisici degli incontri del giovane Pasolini. Sono accennati, si possono intuire, ma non c’è accesso. Neanche il diario può essere il luogo in cui riporre quella mistica dei corpi. Credo di aver interpretato in questo modo alcune afasie del poeta. Le ricostruzioni di alcuni episodi ci sono nelle biografie, ma non nelle sue testimonianze. E quindi forse non sono così fondamentali. Mentre risultano centrali le amicizie, le letture, i rapporti con i genitori e la famiglia. I luoghi. D’altro canto anche io, che tenevo un diario da adolescente e fino ai venti anni, non scrivevo le mie avventure sessuali in esso, ma proprio questo tipo di cose.

Quanto le interviste, film da lui diretti e diretti da altri registi oppure lettere private o saggi quale intellettuale attivo nel Novecento e quanta ‘gavetta’ di scrittore e regista ha dovuto fare prima di diventare famoso? Cosa riservavano ad un giovane come lui tali ambienti?

Era partito alla grande, ‘enfant prodige’ della poesia subito recensito dal grande Gianfranco Contini. Poi il processo che lo vide imputato alla fine della guerra per atti osceni in luogo pubblico (verrà in realtà scagionato, ma il danno era fatto) lo gettò nel baratro, tanto che fuggì a Roma. Bisogna immaginare la situazione: il fratello era stato ucciso in una vicenda da guerra civile. E quindi anche lo stesso PCI poteva essere scorticato da questo episodio: la sua condotta sessuale poi lo rendeva inviso all’establishment, sia di destra che di sinistra. Il tutto in Friuli…così la capitale, senza volto e identità, diventa una tana. La madre fa la cameriera, lui cerca qualsiasi impiego. Riesce poi a lavorare come insegnante nella periferia più periferia, vivendo nella periferia agli antipodi. Ma ha tempo e guarda. Dice lui stesso che tutti quei treni, quello spostamento senza senso gli diedero il tempo di pensare. Ma un ruolo fondamentale avranno le relazioni, le amicizie: conosce Sandro Penna, ma anche l’imbianchino Citti. Partecipa a concorsi e li vince, sempre con l’acqua alla gola economicamente. Allora il cinema ha poi un carattere molto artigianale: lavora con Bassani alla sceneggiatura di un film. E piano piano si emancipa dall’insegnamento, che comunque sarà sempre un atteggiamento, un habitus, che lui manterrà anche da regista e giornalista. Risulta difficile per noi, cresciute nel mondo delle soubrette, dei talent e dei reality, dell’implosione del cinema nazionale, immaginare l’Italia del primo dopoguerra da questo punto di vista. Intanto, c’erano tante case editrici vere, non un marchio unico monopolistico e alcuni satelliti.

 

Parliamo dei film che sono stati determinanti prima che ‘diventasse famoso’.

Il concetto di famoso probabilmente non è proprio applicabile a Pasolini, credo che se lo scrollerebbe di dosso come una nuvola di mosche. Prima di cominciare a pubblicare regolarmente comunque aveva sostanzialmente editato una raccolta di poesie in friulano (quella appunto notata dal Contini), articoli su riviste universitarie, aveva prodotto molti quadri. Ma fanno parte di un’epoca, il fascismo, che per noi risulta per alcuni aspetti archeologica. Inoltre sono comunque scritti giovanili. E devo dire anche quadri.

 

Quale infanzia ha avuto Pasolini e quanto la partecipazione alla Resistenza come partigiano di suo fratello, tragicamente morto in un agguato, ha pesato sull’opinione politico-antiguerra di Pasolini?

Direi che ha avuto un’infanzia felice e ovattata. Il suo unico neo erano i continui spostamenti della famiglia, dovuti al padre. E nel ‘pulviscolo d’oro’ della giovinezza è stato altresì felice. Per quanto può essere felice chi comunque si fa delle domande. Lo stesso arrivo della guerra non viene subito percepito dal giovane Pasolini, preso dalla poesia e dal l’impegno culturale. Entrerà, però, prepotentemente in casa prima con l’invio sul fronte africano e la prigionia del padre, poi i bombardamenti a Casarsa, infine con la scelta netta di Guido, che mette in crisi Pier Paolo, che è il più grande e che quindi sarebbe dovuto essere il più eroico. La morte del fratello è un buco nero per la famiglia Pasolini. E se si pensa alla fine violenta dello stesso Pier Paolo non possiamo non pensare che il destino si sia accanito contro questa famiglia. Sulla posizione anti bellicista sicuramente ebbero peso le esperienze familiari, ma fu in generale un atteggiamento condiviso dalla sua generazione che vide e sperimento in diretta gli effetti del conflitto. Non è quindi un tratto tipicamente pasoliniano, ma direi più di chi aveva venti anni negli anni ’40.

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