martedì, Marzo 26

Pasolini prima di diventare Pasolini

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È uscito alla fine della settimana, in tutte le librerie, il fumetto, disegnato da Gianluca Costantini e sceneggiato da Elettra Stamboulis, che vuole ricostruire la vita di Pasolini prima che diventasse il letterato e il regista che conosciamo oggi.
Una biografia immaginaria quella riportata in questo fumetto dal titolo ‘Diario segreto di Pasolini. La vita di Pier Paolo Pasolini prima di diventare Pasolini’, seppur con note tratte dalle sue interviste, lettere, diari personali e molte altre fonti.
Fare un racconto veritiero tratto da tali testimonianze sarebbe un’eresia, quanto lo sarebbe stato parlare come Pasolini, sostiene la sceneggiatrice di questo fumetto, Elettra Stamboulis.
Pier Paolo in questo fumetto è il ragazzo ironico, ma che sta crescendo, “fastidioso quanto basta, a volte anche un po’ saccente. È quello che ritroviamo se leggiamo le sue lettere private, in particolare quelle spedite o consegnate agli amici. “Quando, ad esempio, dà del ‘pugnettaro’ a un professore dell’epoca è proprio uno di noi.., ce lo rende umano e non il gigante letterario, come invece siamo soliti definirlo“, ci dice Stamboulis.
Non usiamo la parola ‘famoso’ perché stonerebbe con la personalità di uomo che non voleva mai emergere, immerso in una periferia che sembrava farlo ingrigire e soffocarlo pian piano nell’anima e nella mente, prosegue Stamboulis, “perché nella sua poetica c’è sempre un continuo rimando alla polvere, alla periferia delle città e del mondo, a quanto è messo in disparte. C’è più briciole del pane per terra che pagnotta. E credo che si sentisse vicino a quel pavimento e non a chi sedeva a capotavola“.

 

 

Stamboulis, perché i critici letterari, dopo la morte di Pasolini, sostengono che «la cosa più importante che Pasolini avrebbe potuto dare ai suoi contemporanei sarebbe stata un diario» e quanto ha a che fare questo con il titolo del suo libro?

Questa frase è stata scritta da Carlo Bordini in un testo uscito in una raccolta poco dopo la morte di Pasolini (‘Un coraggio a metà‘ in ‘Dedicato a Pier Paolo Pasolini’, Milano 1976). Avevamo già scelto, quando lessi questo articolo, la forma del diario, e mi divertì molto questa frase azzardata dal poeta romano, più giovane di lui, quasi a caldo dopo la morte. Ecco, pensai, non ti è bastato tutto quello che di lui ha buttato fuori nella sua vita Pasolini, vuoi anche il diario…Noi lo stiamo facendo. Finto, ma completamente vero’. Perché in un certo senso tutte le opere di Pasolini sono appunti del suo diario, che ritorna alle ferite e gioie dell’infanzia, da lì si alimenta di quesiti e poi traduce in parole, immagini, suoni. Almeno, questa è l’idea che sta alla base del nostro libro.
Perché scrive un’autobiografia immaginaria? Perché non basarsi sulla vita di Pasolini prima che egli diventi famoso?

È il quarto libro che scrivo sulla biografia di un uomo: ho pensato che, essendoci al centro l’eretico per eccellenza, avrei fatto l’eretica anche io, appropriandomi della sua voce. Una donna che scrive un diario come se fosse Pasolini… Dice Gérard Genette che per decentrarsi a volte bisogna usare l’io. Forse anche questa è una giustificazione plausibile. Tuttavia credo che l’aspetto più rilevante sia che un romanzo grafico ha da questo punto di vista già una flagranza: chi disegna mostra con il suo segno che il distacco tra racconto e raccontato è un dato ineludibile. Quindi il gioco dell’auto biografia immaginaria diventa meno colpevole di appropriazione indebita di vita. Il motivo per cui poi ci si concentra solo sulla fase della vita precedente l’accesso alla ‘fama’ è perché innanzitutto il diario richiama il romanzo di formazione, ‘chi ero e sono io prima di adesso, ormai adulto e finito?’ Lo stesso protagonista dirà più volte in vita che quegli anni sono quelli che lo hanno portato lì e che da lì attinge. L’infanzia è il momento in cui tutto accade e vale anche per Pasolini. Ho pensato che farlo parlare in prima persona raccontando quel periodo avrebbe avuto un valore che prescinde anche dalla sua figura: questo è un libro dedicato in particolare a chi non sa chi è stato Pasolini, ma sta crescendo. La sua elaborazione dell’infanzia e dell’adolescenza sono uno dei nodi del pensiero pasoliniano, soprattutto in quanto pedagogo. Molte parti sono sostanzialmente parole sue, tratte da interviste, lettere personali, racconti, cucite come un patchwork.

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