giovedì, Agosto 13

Partnership assicurativa ed emergenza clima: una questione di vita o di morte Clima: ufficializzato a Bonn il fondo per prevenire i danni ed aiutare i Paesi più fragili

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A Bonn, in Germania, si discute sempre di clima e di come riuscire a mantenere quelle tanto note promesse di Parigi. Alla conferenza delle Nazioni UniteCop23’ è intervenuta oggi la cancelliera tedesca Angela Merkel, sottolineando che si tratta di «una sfida centrale per il mondo, per il destino dell’umanità».

I dati parlano di 300 miliardi spesi nel mondo per cercare di rimediare all’impatto tremendo delle catastrofi naturali. Ma altri 180 miliardi si sommano per altre spese: quelle per mitigare le condizioni di vita di chi, purtroppo, è stato travolto da tali eventi. Il punto è che ad essere maggiormente colpiti sono proprio i Paesi più fragili, i più poveri. Vediamo qualche dato: tra il 1995 ed il 2014 il 90% (quasi la totalità!) dei morti, si è registrato in tali aree, nonostante le stesse fossero state colpite dal 26% delle catastrofi, quindi, da un numero ‘apparentemente’ basso. Eppure è qui che si contano più vittime e maggiori conseguenze in termini di danni.

E’ proprio in questa occasione che i Paesi del G20, insieme alla Banca Mondiale, hanno lanciato ufficialmente l’’Insuresilience Global Partnership’, il fondo di prevenzione del rischio e di soccorso indirizzato, nello specifico, a quei Paesi fragili e maggiormente colpiti dai cambiamenti climatici e dalle catastrofi naturali. La stessa Germania ha promesso che stanzierà 125 milioni di dollari per sostenere ed incentivare il lavoro della partnership internazionale che mira a coprire i 400 milioni di soggetti più a rischio povertà, resi più vulnerabili a causa dei rischi legati al cambiamento climatico. Altro Paese ad aver già contribuito al progetto, è stato la la Gran Bretagna che, nel mese di Luglio, ha versato 39.4 milioni di dollari per creare un apposito ‘Centro per la Protezione dei Disastri Globali’ (Center for Global Disaster Protection’).

Di tutto questo se ne era già parlato nel G7 del 2015; a discuterne era stato il gruppo delle Nazioni più ricche ma in due anni si è visto troppo poco in termini di impegno concreto. L’obiettivo che si pongono oggi gli stessi Paesi è quello di coinvolgere altri soggetti nella cerchia, Stando a quanto si dice, dovrebbero essere coinvolti anche una cinquantina di Stati accomunati da un preciso denominatore: l’essere esposti al rischio del cambiamento climatico. Tra questi, le Fiji, in prima linea a presiedere l’incontro di Bonn. Stanno lavorando con InsuResiliance anche il Bangladesh, l’Etiopia e la Costa Rica.

Tra gli obiettivi, insomma, quello di ridurre quanto più possibile il ‘gap’ nel raggiungimento della copertura assicurativa per un bilione di persone. Un dato preoccupa particolarmente: pur trovandosi in situazioni di potenziale emergenza, solo il 14 per cento di queste persone, ha attualmente accesso a delle aree di copertura del rischio. E’ stata messa a punto in questa occasione anche una piattaforma online che sfrutta l’intelligenza artificiale per far si che i Paesi possano unirsi e collaborare per garantire delle coperture innovative.

L’intervento del Primo Ministro delle isole Fiji, Frank Bainimarama, ha delineato quanto clima ed economia siano strettamente legati. Lo stesso ha raccontato che la devastazione conseguita al potente ciclone Winston abbattutosi lo scorso anno, ha raso al suolo il 30% dell’economia delle isole portandosi via anche molto altro: decine di migliaia di case sono state danneggiate o distrutte del tutto. Il problema è che la maggior parte delle persone colpite da tali calamità, hanno perso tutto e non avevano alcuna copertura assicurativa. Nessuna protezione, in questi casi, significa moltiplicare il danno e trascinarne le conseguenze chissà fino a quando.

«Le persone difese dal proprio ‘benessere’ non hanno idea della sofferenza (affrontata) dai poveri e dai più vulnerabili quando perdono le loro case e i propri mezzi di sostentamento nei disastri legati al clima», ha detto Bainimarama in occasione dell’evento che ha inaugurato la partnership. Le Fiji necessitano di nuove forme di finanziamento perché possano svilupparsi ma, nello stesso tempo, affinché siano scongiurati i rischi prodotti dal clima estremo. Queste calamità colpiscono non solo la popolazione in senso stretto, ma anche le aree di produttività di Paesi come questo: il turismo, tra tante, ma anche la pesca, l’agricoltura, le aree forestali ed anche le infrastrutture. Nel caso delle Fiji, come ha sottolineato il Premier Bainimarama, la maggior parte di queste si trova in prossimità delle aree costiere, e per questo, i danni che si contano sulle strutture esposte sono molteplici.

Ibrahim Thiaw, direttore esecutivo per il clima alle Nazioni Unite, ha affermato che l’espansione della copertura assicurativa può aiutare ad abbattere i costi stessi come è accaduto in Africa con i telefoni cellulari che ora sono pressoché dappertutto. «Il settore delle assicurazioni sta fiorendo intorno al clima. Crescerà ancora perché le persone non hanno altra scelta. Hanno bisogno di tamponare per proteggere se stessi».

La collaborazione di cui si parla dovrebbe puntare proprio a questo: sviluppare e mettere in gioco delle soluzioni finanziarie ed assicurative innovative ed efficaci rispetto al passato, soprattutto se si parla di Paesi così a rischio. La CCRIF (Caribbean Catastrophe Risk Insurance Facility), programma assicurativo per l’area caraibica ha già pagato 62 milioni di dollari alle 10 Nazioni dei Caraibi colpite dagli uragani Irma e Maria lo scorso Settembre. Con l’aiuto aggiuntivo del fondo annunciato lo scorso Martedì a margine dell’incontro di Bonn, la partnership globale potrà mirare anche ad espandere altri programmi, come il ‘NWK Agri-Services’ in Zambia che offre assicurazioni sul tempo e sulla vita ai piccoli agricoltori e che è già stata appoggiata da InsuResiliance. Si è stimato che, grazie a questo progetto, nel 2015, ben 52.000 agricoltori hanno acquistato un’assicurazione e di questi più di 23.000 hanno già ricevuto un pagamento dopo la disastrosa siccità del 2016.

Allen Chastanet, Primo Ministro di St. Lucia ha dichiarato che il CCRIF ha dimostrato di essere uno «straordinario vantaggio» poiché permette il facile e veloce accesso ai fondi dopo un disastro naturale simile. «La copertura assicurativa non può affrontare tutte le situazioni. Può far fronte al sintomo, non alla causa effettiva», ha affermato Chastenet. Anche le agenzie umanitarie che lavorano in Paesi in via di sviluppo, hanno espresso il loro punto di vista, sottolineando che occorre ragionare sul come aiutare le comunità più vulnerabili ad anticipare la minaccia climatica; l’anticipazione dovrebbe andare di pari passo con la copertura assicurativa. «L’assicurazione non riduce effettivamente il rischio e potrebbe essere inaccessibile per le comunità che ha intenzione di andare a coprire», ha detto Tracy Carty, capo della delegazione Oxfam a Bonn.

Patricia Espinosa, U.N. Climate Chief, ha dichiarato in proposito quanto simili sforzi siano essenziali per prevenire i disastri ambientali e per sostenere la comunità internazionale che più necessita di simili misure. «Fallire nel pianificare l’impatto climatico è un rischio enorme», ha evidenziato parlando della disabitata Barbuda dopo e della siccità nella regione africana del Sahel che contribuisce all’emergenza migratoria verso l’Europa. «E’ nel nostro interesse costruire delle società capaci di resistervi».

Non ci resta che sperare, intanto, che questo serva davvero a qualcosa, perché lì dove il clima è un demone minaccioso sempre in agguato, questa è una questione di vita o di morte.

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