domenica, Gennaio 20

Partiti, arrivano le primarie (forse)

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Si è finalmente avviato, ed è in corso, alla Camera dei Deputati l’iter della Legge sulleDisposizioni in materia di partiti politici, trasparenza e partecipazione democratica’. Il percorso dopo la prima approvazione in questo ramo del Parlamento prevista entro questa seconda settimana di giugno non sarà breve, ché prima di arrivare in porto deve passare al Senato, poi con ogni probabilità tornare tra le mani dei deputati per vedere infine la luce, chissacome modificato e sempre che non si ‘incagli’ nel frattempo per questioni sue o burrasca del quadro politico generale. Al centro del provvedimento anche la determinazione delle Elezioni primarie regolamentate, che dopo i tanti tentativi già impostati da decenni si avviano finalmente verso una possibile concretizzazione. Se pensiamo che furono uno dei gloriosi cavalli di battaglia dell’ormai politicamente tramontato Mario Segni, ben comprendiamo che stiamo parlando dell’esito di iniziative incardinate in epoche politiche quasi remote. Anche se la storia italiana delle primarie è relativamente recente rispetto alla tradizione politica ‘americana’, cardine di un sistema che ha fatto della selezione dei candidati interna ai partiti un grande veicolo di partecipazione popolare. Coinvolgimento vivace, animato, entusiasmante e al contempo lacerante, che storicamente ‘divide et impera’ l’agorà pubblica negli USA, per poi ricompattare l’elettorato verso la scelta tra i candidati che rappresentano, nel bene e nel male, le istanze dei due grandi partiti, i Repubblicani e i Democratici.

 Da quelle parti l’interesse dei cittadini cresce poi nelle fasi successive, quando si entra nel cuore della campagna elettorale vera e propria, quella per la guida effettiva del Paese, come sta accadendo negli ultimi mesi con la diatriba sempre più aspra e avvincente fra Donald Trump e Hilary Clinton. Negli Stati Uniti la prima fase della selezione interna dei candidati non coinvolge particolarmente gli elettori. Come spiega a ‘L’Indro’ il Professor Fulvio Venturino, Docente dell’Università di Cagliari esperto in Comunicazione politica e studioso del comportamento elettorale, oltreoceano la partecipazione degli elettori a questo tipo di votazioni ‘preliminari’ è sempre molto bassa. “Le primarie si svolgono non solo negli Stati Uniti d’America ma in molti altri Paesi. Dall’America Latina all’Africa, in Israele e da noi in Europa, per esempio in Belgio ed Islanda. In Francia ci sono state nel 2007 primarie chiuse, poi quelle che hanno eletto François  Hollande sono state ‘aperte’. Parlare di primarie ‘americane’ in realtà ha poco senso. Negli Stati Uniti i responsabili per la conduzione dei processi elettorali non sono più i partiti, ma gli Stati. Ogni Stato organizza le proprie primarie. Inoltre l’elettore deve registrarsi ai partiti e può votare sia per il Partito Democratico che per quello Repubblicano“. Al momento non si può paragonare il sistema delle primarie italiano con quello ‘americano’. Nel nostro paese, le elezioni primarie nascono per la prima volta embrionalmente negli anni ottanta e novanta, ma è solo dal 2005, con Romano Prodi, che l’utilizzo di questo strumento diventa preponderante all’interno della grande coalizione di centrosinistra.

L’’Unione’ di Prodi fu fondata proprio da quello che nel 2006 diventerà Presidente del Consiglio e da Arturo Parisi, che assumerà successivamente anche l’incarico di Ministro della Difesa, assieme a Walter Veltroni. Il partito coltiverà e consoliderà la consuetudine delle primarie. “Il Pd, e prima ancora l’Unione di Prodi, ha rappresentato un punto di svolta per le primarie. Prima erano chiuse, votavano solo gli iscritti ai partiti. Nel 2007-2008 il PD si è inventato le primarie all’americana, quelle aperte, dove votano non soltanto gli iscritti al partito ma tutti i cittadini” conferma Venturino. Oggi le elezioni primarie continuano ad essere il mezzo principale con cui il centrosinistra italiano seleziona i propri candidati. Ci sono stati alcuni scandali, come quello delle primarie di Napoli di cinque anni fa che ha portato al loro annullamento. Qualche polemica anche durante l’ultima tornata amministrativa nella città partenopea, con il candidato del Pd Antonio Bassolino che ha presentato ricorsi nei confronti della ‘concorrente’ Valeria Valente, senza riuscire a spuntarla. Secondo il politologo sono marginali i casi poi individuati come veri e propri illeciti. “Gli scandali si contano sulle dita di una mano se si considera che in Italia, da quando è stato introdotto questo strumento fino ad oggi, si sono svolte oltre mille primarie, tra elezioni politiche, regionali, provinciale, amministrative, oltre a quelle per i segretari del partito. La percentuale dei casi equivoci è davvero irrisoria. Nella stragrande maggioranza dei casi le primarie si svolgono in modo regolare. Bisogna anche precisare che i Regolamenti di tutte le primarie istituiscono sempre degli organi di garanzia. Chi pensa ci siano delle anomalie può fare ricorso”. Le elezioni primarie dunque sembrano essere l’unico strumento che tra dissapori e divisioni interni al PD lo rinvigorisce contribuendo, almeno negli intenti, al rinnovamento della classe dirigente.

Per questo motivo anche altre coalizioni, come il centrodestra, hanno provato, con alterne e in genere negative fortune, ad adoperare questo meccanismo per chiamare direttamente gli iscritti a decidere chi sarà il candidato prescelto a rappresentare, in un secondo momento, le istanze dell’elettorato complessivo. Come per l’attuale corsa per la guida di Roma, dove le contraddizioni interne al centrodestra hanno fatto in modo che Lega Nord e Fratelli d’Italia fallissero almeno nell’intento di ricompattarsi con Forza Italia, che invece ha tirato dritto con il suo candidato preferito, prima puntando su Guido Bertolaso (che  ha trovato basso riscontro nei sondaggi) poi su Alfio Marchini, conseguendo risultati fallimentari nelle urne. “Nel centro destra non ci sono primarie vere e proprie. In Forza Italia non ci sono le primarie ed è difficile che si facciano fino a quando Silvio Berlusconi sarà il leader” chiosa ancora Venturino. Anche perché tende a far convergere sempre gli altri sul proprio candidato.

Anche il Movimento Cinque Stelle, seppure con modalità completamente diverse, sceglie i propri rappresentanti istituzionali attraverso lo strumento delle cosiddette ‘Parlamentarie‘, ‘Regionarie’ o ‘Comunarie’ che siano, comunque una variante delle primarie. Dopo la verifica dei requisiti del ‘Codice etico’, si passa al voto quasi sempre on line. Questo sistema è stato più volte messo in discussione perché definito oligarchico. Così per migliorare il sistema di selezione, e le modalità di dibattito ed elaborazione dei provvedimenti di legge, Gianroberto Casaleggio ha elaborato un nuovo sistema attraverso la ‘piattaforma Rousseau’. Precisa Venturino: “Nella maggior parte dei casi il Movimento Cinque Stelle ha scelto i propri candidati on line. Sono primarie chiuse, dove partecipano soltanto gli iscritti. Ma è sbagliato definirle ‘oligarchiche’. Quelle di Forza Italia, quelle che a suo tempo fece la Lega di Umberto Bossi eranosì  primarie ‘oligarchiche’, dove la scelta dei candidati era sempre poco trasparente. Il Movimento Cinque Stelle, come i partiti belgi, fa votare tutti gli iscritti. Questa è democrazia interna. Ciò che colpisce invece sono i numeri molto bassi di coloro che alla fine votano sia alle ‘parlamentarie’ che direttamente. I pentastellati hanno infatti sperimentato anche questa nuova forma di primarie, uscendo dai circuiti dell’on line, soprattutto per la scelta dei candidati a sindaco. Anche in questo caso, però la partecipazione è deludente” . Adottano quindi un sistema chiuso per le parlamentarie, ma parzialmente aperto per la scelta degli amministratori locali. Sia in un caso che nell’altro si tratta di primarie poco partecipate. “Poi, però, accade qualcosa di molto strano, difficilmente spiegabile. Alle elezioni politiche o amministrative i Cinquestelle ottengono dei risultati molto forti, come accaduto anche ora. Ma c’è un fatto ‘strano’: nel meccanismo interno è tutto un po’ nascosto, quasi esoterico, non vengono resi pubblici i dati sottostanti”.

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