sabato, Settembre 26

Partita Iva e versamento contributi Inps: alcuni esempi pratici Sei titolare di partita Iva, oppure stai pensando di aprirne una? Di seguito ti spieghiamo come calcolare i contributi da corrispondere all’Inps o alle casse previdenziali autonome

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Mettersi in proprio e avviare una nuova attività può essere un’avventura avvincente e gratificante. Allo stesso tempo, si tratta di una scelta difficile, che necessita di essere ben ragionata e ponderata. Se sei alle prime armi e desideri capire come aprire la partita Iva, puoi affidarti alla guida pubblicata da Contributi PMI. Troverai informazioni utili per valutare i costi e iniziare a orientarti tra termini come regime forfettario e regime ordinario, codice Ateco e pagamento dei contributi previdenziali.

Prima ancora di procedere con l’apertura della partita Iva, ogni aspirante imprenditore deve essere a conoscenza, o almeno avere nozione di una stima approssimativa, di quale sarà la reale entità degli oneri previdenziali che dovrà per forza di cose versare.

Il pagamento dei contributi all’Inps o alla cassa professionale di riferimento è obbligatorio per essere in regola al 100% e non incorrere in sanzioni o riscossioni forzate.

Abbiamo pensato di fornirti qualche esempio pratico che possa aiutarti a prendere dimestichezza con le cifre che sarai chiamato a corrispondere in relazione al reddito percepito.

Sei un lavoratore autonomo titolare di partita Iva non iscritto a un Albo professionale? La regola vuole, in questo caso, che i tuoi contributi previdenziali siano pagati alla cassa della Gestione Separata Inps. Per calcolare quanti soldi dovrai versare per guadagnarti la pensione, non dovrai fare altro che applicare un’aliquota fissa del 25,72% al tuo imponibile.

In poche parole: se alla fine dell’anno hai dichiarato un reddito lordo complessivo di 30mila euro, il contributo che dovrai versare per gli oneri previdenziali ammonterà a 7716 euro.

Sei un libero professionista iscritto a un Albo provvisto di cassa previdenziale autonoma? In questo caso, i tuoi contributi pensionistici andranno versati alle casse degli enti di riferimento, a seconda delle regole che essi stessi hanno decretato.

Sei un artigiano o un commerciante con partita Iva? Indipendentemente dal reddito che dichiarerai alla chiusura dell’anno lavorativo, sarai obbligato a corrispondere all’Inps un contributo fisso di 3.836,16 euro come artigiano e di 3.850,52 euro come commerciante, da dividere in quattro rate. In pratica, se in un anno guadagni 3mila euro, pagherai comunque l’importo complessivo del contributo dovuto.

Nel caso in cui, invece, il tuo reddito annuo fosse compreso tra un minimo di 15.953 e un massimo di 47.379 euro, si applicherà un ulteriore contributo sulla quota eccedente, calcolato sulla base delle aliquote Inps: il 24% dell’imponibile per gli artigiani, il 24,09% per i commercianti. Per massimali superiori ai 47.379 euro, le aliquote salgono di un punto percentuale, diventando il 25% per gli artigiani e il 25,09% per i commercianti.

Ma semplifichiamo il tutto con un esempio. Poniamo il caso che tu sia un artigiano con un guadagno annuo di 30mila euro. Alla fine dell’anno, dovrai corrispondere all’Inps l’onere fisso di 3.836,16 euro più un contributo aggiuntivo del 24%, calcolato sul reddito in eccesso (30000-15.953=14047), pari a 3371,28 euro. L’importo contributivo annuo ammonterebbe così a un totale di 7207,44 euro.

Per concludere ti segnaliamo che, per gli artigiani e i commercianti, è previsto anche un massimale di reddito annuo di 78.965 euro oltre il quale i contributi Inps non andranno versati. Tali redditi, in sostanza, sono esonerati dall’obbligo contributivo.

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