mercoledì, Agosto 5

Partecipazione politica e tv: ipotesi di cortocircuito Il tramonto dei talk-show e l’inconsistenza della politica dal basso

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Il cortocircuito è tra cose apparentemente lontane, anzi a prima vista antitetiche: il tramonto dei talk-show e l’inconsistenza della politica dal basso. E si tratta di mere ipotesi perché io non ho tempo, né competenze scientifiche, per farne delle tesi degne di tal nome.

Però, mi appunto qui quanto segue. E anche all’attenzione, magari, di chi di me è più bravo e ha più tempo per l’analisi e la sintesi del caso.

La stagione della politica dal basso è finita, reputo io osservando, non solo la quantità assoluta dei fallimenti di ogni tentativo di lavoro -sensu latu- politico ad essa ispirato (dalla costruzione di spazi e soggetti alle competizioni elettorali, dalle campagne referendarie alle azioni sociali e territoriali), ma anche il loro infittirsi nell’unità di tempo comunque scelta: si tenta e si fallisce sempre, da un bel po’, e si tenta e si fallisce sempre più frequentemente -con una sorta attivismo ipercinetico (perdente) inversamente proporzionale al numero delle persone coinvolte (per ciò, perdente).
Respingo subito il contro-argomento prevedibile: ‘ma il MoVimento 5 Stelle è politica dal basso, ed è tutt’altro che perdente’. Al contrario: il fenomeno del grillocasaleggismo è tutt’altro che politica dal basso -basta far caso ai numeri delle votazioni sulla Rete degli accreditati: si tratta di quantità poco più che condominiali-, e il suo esser vincente in termini elettorali (laddove in effetti arriva il sostegno di milioni di cittadini comuni) si deve esclusivamente alla capacità di direzione strategica e soprattutto di presenza mediatica (sui media generalisti, per di più, non già sulla Rete) di un vertice ristretto di decisori dall’alto.

Altresì è finita la stagione dei talk-show politici, come plasticamente esemplificato dall’annuncio di Massimo Giannini  -conduttore di ‘Ballarò‘ da un biennio- che, chiudendo l’ultima puntata del 5 luglio, ne chiudeva l’intera parabola di quasi tre lustri. Inevitabile, visti i cali drammatici nell’ascolto. Né certo del solo ‘Ballarò‘: i prodotti televisivi di questo genere, da chiunque condotti, su qualsiasi emittente, in ogni fascia oraria, con qualunque sfumatura di vicinato partitico (centrodestra, centrosinistra, qualunquismo) o di formula di intrattenimento (più urlata o più ponderata), sono crollati in share e gradimento negli ultimi anni.
Volendo indicarne uno spartiacque, e avendo letto più di un articolo sul punto, direi che il tramonto è cominciato dopo le dimissioni forzose dell’ultimo Governo Berlusconi, e la notte è calata del tutto in coincidenza con la stabilizzazione del Governo Renzi. Crisi economica e disaffezione istituzionale perduranti.

Questi sono i due fatti, semplicemente esposti. L’ipotesi di cortocircuito dov’è? Che anzi, visti così, i due fatti sembrano dire l’uno il contrario dell’altro: infatti, il tramonto della spettacolarizzazione televisiva della politica potrebbe significare le dimissioni dei cittadini dal ruolo di spettatore passivo per un recupero di protagonismo, ma, viceversa, il fallimento costante e sempre più frequente di costruzioni di spazi e liste elettorali, di raccolte firme e manifestazioni territoriali, smentisce, appunto, quella congettura di recupero dell’attivismo di massa. E a farne le spese, nella fattispecie, è la sinistra senza centro, radicale, costituzionale, antagonista, altermondista (il mio versante ideologico, motivo per cui ne vado elucubrando) -suggerirò in fondo perché.

Allora ecco la mia proposta di cortocircuito: la politica come attivismo dal basso e la fruizione della politica per via catodica abitano la stessa regione dell’animo degli italiani miei contemporanei. E quindi il successo dell’una e quello dell’altra vanno (sono andati) di pari passo, così il loro crollo.

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