giovedì, Agosto 6

Parliamo di donne?

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1923. Senz’altro può apparire un poco criptica, rispetto al titolo dato all’articolo, la data secca 1923. L’anno indicato è quello della fondazione del settimanale statunitenseTIME’. Il titolo del magazine lo scriviamo intenzionalmente tutto maiuscolo, come risulta depositato dagli atti costitutivi.
Con frettolosa superficialità, qualquno potrebbe eccepire, e a prima vista giustamente: “Ma qui si pubblica un articolo intitolato Parliamo di donne, e cosa trova il lettore una data striminzita 1923, e vaghe informazioni sul periodico TIME: che c’entrano le donne?C’entrano eccome, e, aggiungerei, mai come in un momento come questo.
Come noto la rivista è famosa anche per la scelta, che oramai costitusce un vero e proprio premio, di dedicare verso dicembre di ogni anno, la copertina della rivista al personaggio la cui azione è stata considerata più incisiva nel corso dell’anno di riferimento. Insignita di tale onore quest’ anno è stata Angela Merkel.
Le motivazioni che sono state dichiarate a supporto questa soluzione, sono ascrivibili, al comportamento di apertura nei confronti dell’accoglienza da dare ai rifugiati o profughi offerto dalla Cancelliera.
Si fa molta confusione specialmente nel linguaggio mediatico, tra le due condizioni citate ma sono categorie completamente diverse, alle quali una volta riconosciute afferiscono status differenti.
Ma torniamo a parlare di donne. Dellla tentacolare ipocrisia complessiva dei nostri giorni avremo modo di tornarci su nel corso dell’estensione dell’articolo.
Dopo una prima fase che con un generoso eufemismo defineremo ‘esitante’, se non pienamente contraddittoria, rispetto alle posizioni assunte in un secondo momento, la Cancelliera, può rimpinguare il carniere dei riconoscimenti anche con quello di tutto rilievo assegnatogli dal ‘TIME‘.
E’ stata divulgata la notizia, che fino all’ultimo, competitore per apparire sulla copertina della testata Statunitense, sia stato niente di meno che Abu Bakr al Baghdadi il Califfo dellIsis. Terzo è arrivato Donald Trump, attualmente in competizione per ottenere la candidatura del Partito Repubblicano, alle elezioni per la Presidenza degli Stati Uniti. Quest’ultimo, si è pubblicamente lamentato per non essere stato il prescelto dal settimanale. Cosa che a suo dire doveva essere praticamente automatica.
Come detto l’ha spuntata su tutti Angela Merkel, le motivazioni ufficiali addotte a questo riconoscimento, nel caso specifico francamente ci sembrano fragili, molto fragili. Non vogliamo fare polemica, ma forse Oltreoceano sfugge che la Cancelliera si è comportata nei confronti, non dei tedeschi, ma degli altri popoli europei costituenti l’Unione con piglio da Re sole. Declinando i famoso detto del monarca da ‘Lo Stato sono io’ a ‘L’Europa sono io’. Resta l’apprezzabile fatto che quasi come una legge del contrappasso di memoria Dantesca, la candidatura del Califfo sia rimasta infilzata dall’inconfutabile prestigio di una donna.

Ma nello scacchiere europeo altre donne si sono segnalate per la loro forza determinazione e capacità di coinvolgimento di larghissimi strati di opinione pubblica e di elettorato. Parlo delle Le Pen zia e nipote, Marine e Marion. Entrambe alfiere non, a mio avviso dell’antieuropa, ma sostenitrici di un altro tipo di Europa e di modello di sviluppo.
Scriviamo a bocce ferme quando è acquisito il fatto che la forza poitica guidata da Marine non ha conquistato l’Amministrazione di nessuna delle Regioni ove si era andati al voto. Altro dato acquisito è quello che, per le liste del Fronte Nazionale, hanno votato seimilioni seicentomila francesi. Che in termini assoluti quel raggruppamento politico è e rimane il primo partito d’oltrealpe con circa il 28- 29% dei consensi. Le due Le Pen, al di fuori del dato strettamente politico, hanno fatto scoppiare tutte le contraddizioni del sistema, e dei nessi logici che dovrebbero sorreggerlo. Il coro delle vestali Novecentesche, hanno diffusamente e dottamente argomentato prima delle consultazioni, che il voto al FN sarebbe stato un voto maturato nel’alveo della paura a seguito dei tragici fatti di Parigi.
Oltre tutte le fobie possibili dalla quali sarebbero gravati gli elettori di quel partito, il dato saliente è che essi come degli automi agiscono e votano succubi del sentimeto della paura. Non entro nelle ragioni ovviamente divergenti tra gli schieramenti, ma sui nessi logici sui quali si poggiano si. La cosa deprimente, sconfortante, deludente, e che coloro i quali tacciavano l’elettorato del Fronte operante sotto la spinta della paura, hanno usato lo stesso parametro, quello della paura, per far una broda indistintaa tra socialisti e centrodestra contro il Fronte. Saltando in modo così vistosa i nessi logici, affiorano tutte le ipocrisie. Evdenziarle sarebbe come affondare il cucchiaio nella marmellata. La verità, è che siamo ancora sequestrati dalle categorie di pensiero del secolo scorso.

Si pensa ancora di poter usare le chiavi della Destra e della Sinistra, per aver accesso alla lettura non della realtà ma della contemporaneità. Il secondo conflitto mondiale è finito, la Guerra fredda pure, il Muro è crollato, la variabile della minaccia del Califfatto, e conseguente imponenza dei flussi migratori, è una variabile assolutamente imprevista della contemporaneità. A fronte di questo, per pigrizia intellettuale, interssi vari o altro si vogliono riproprre obsolete categorie di pensiero e comportamento. Sono rimasto semplicemente esterefatto, quando ho sentito un personaggio politico francese, del quale non cito volutamente neanche il nome, ha adombrato ipotesi di guerra civile in caso di vittoria delle due Le Pen. Quel signore parla di questioni che quando si verificano nelle dinamiche della vita di un popolo, lo segna per generazioni. In Italia lo sappiamo bene con tanti strazi non siano ancora compiutamente rimarginati. Al di fuori di tanti sofismi e tecnicismi, la democrazia funziona in maniera molto semplice ci si presenta all’elettorato con un programma e gli si chiede il voto. Non si può in corso d’opera, infantilmente quasi a la ‘con te non ci gioco più’ quando magari il programma di uno dei contendenti pare raccogliere più consensi, paventare guerre civili. Questo è fuori dagli orizzonti di un franco, anche acceso perché no, confronto democratico. Detto questo saranno i francesi a trarre le debite conclusioni, sempre che non facciano diventare l’appuuntamento elettorale come appuntamento per la guerra civile.
Angela Merkel e donne Le Pen, visioni alternative dell’Europa. Comunque la si pensi sono donne delle quali non si può fare a meno di parlare. Ne di loro, ne di quello che dicono

 

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