sabato, Maggio 30

Parlamento e assenteismo: i 'furbetti delle missioni'

0
1 2


A tre anni dall’avvio di questa XVII Legislatura è stata riepilogata la ricorrente classifica di presenze ed assenze nel Parlamento italiano, diffusa sabato 26 e ripresa generalmente dai quotidiani la domenica di Pasqua, il 27 marzo 2016. Con il ‘Partito degli Assenteisti’ dominato da eletti a suo tempo ne Il Popolo della Libertà ed oggi aderenti a Forza Italia ed altri derivati, ma con gagliardi competitori anche nella altre forze politiche. Evidenziata le performances dell’editore del quotidiano ‘Libero’ (e tra breve anche de ‘Il Tempo’) Antonio Angelucci alla Camera dei Deputati e quelle di Niccolò Ghedini e Denis Verdini al Senato. ‘L’Indro’ va ora ad individuare ed elaborare un altro dato pure estremamente interessante: perché oltre agli assenteisti, e se possibile peggiori di loro, ci sono i ‘furbetti delle missioni’. Nelle due Camere ci si può infatti far indicare in ‘missione’ come prevedono i loro Regolamenti. Stando ad esempio a quello della Camera, articolo 46 comma 2, i deputati che non vi si trovino per espletare un incarico avuto dalla Camera stessa, così come quanti siano membri del Governo, vengano considerati presenti. Insomma sono giustificati, contribuiscono a determinare il numero legale ed oltretutto non perdono la corposa diaria giornaliera.

Questa facoltà di ‘mettersi in missione’ (termine che peraltro non compare nell’articolo in questione) spetta prioritariamente ai componenti dell’Ufficio di Presidenza, ai Presidenti delle Commissioni parlamentari, ai Capigruppo, oltre che ai membri del Governo. Che possono farsi risultare in missione in pratica a propria discrezione. Basta una comunicazione al Servizio assemblea con scritto qualcosa tipo «Egregio Presidente per impegni connessi al mio ufficio le sarei grato di considerarmi in missione per le sedute antimeridiane (pomeridiane ed eventuali notturne) dal (giorno iniziale) al (giorno finale)». La richiesta viene inviata abitualmente il lunedì mattina per tutte le date previste, eventualmente ulteriormente integrata all’occorrenza. Da qualche tempo parte della diaria, il ‘compenso integrativo’ per le effettive presenze, è stata agganciata anche alle presenze in Commissione, così di conseguenza chi abbia diritto alla missione per l’Aula ce l’ha anche per questa. Mettersi in missione è dunque anche il modo migliore per garantirsi la diaria senza l’obbligo di essere presenti. Se poi le vicende parlamentari impongono di essere improvvisamente operativi non c’è alcun problema, visto che dal momento in cui si vota non si è più considerati in missione ma partecipanti a pieno titolo ai lavori. Dopo di che, senza bisogno di alcuna altra attività, si torna automaticamente in missione. E così via. Per fare questo basta l’autocertificazione, nessun controllo se si sia davvero inviati dalla Camera a ‘rappresentarla’ (o dal Senato, le cui dinamiche sono assolutamente analoghe). O se invece ci si trovi in ufficio oppure anche impegnati in attività, politiche o meno, che con le istituzioni non hanno nulla a che fare.

Spiegato nel dettaglio di cosa ci occupiamo, analizziamo gli insidiosi ‘professionisti della missione’. Rimarchiamo anche, doverosamente, che diversi parlamentari pur avendone ‘tecnicamente’ la possibilità non risultano mai o quasi mai ‘in missione’. E magari molte di queste ‘missioni’ sono davvero tali, ad esempio quelle di Ministri ed altri membri del Governo o del Presidente della ‘Commissione d’inchiesta sul fenomeno delle mafie’, Rosy Bindi. E quasi superfluo ricordare che Matteo Renzi, Presidente del Consiglio, non è parlamentare. Però colpisce, ad esempio, scoprire che emergono nel campo proprio quanti per il ruolo che ricoprono dei lavori parlamentari dovrebbero essere assidui frequentatori. Come Renato Brunetta, Capogruppo alla Camera de Il Popolo della Libertà prima e di Forza Italia poi, che ha l’80,75% di missioni e solo il 13,61% di presenze al voto, 2.228 su 16.365. Così da risultare complessivamente assente solo il 5,64% delle volte. In questo modo tanti ‘innamorati’ (e beneficiari) delle missioni risultano poi di conseguenza parlamentari produttivi o addirittura nelle primissime posizioni di rendimento. Come ancora, e sempre ad esempio, Maria Vittoria Brambilla, Forza Italia, 74,55% di missioni, 1,69% di presenze al voto (276 su 16.365), che ottiene anche grazie a questo una valutazione del cosiddetto ‘indice di produttività’ dell’87,7% con un posizionamento verso metà classifica, trecentocinquantacinquesima sul plenum dei seicentotrenta. Notato l’’eccellere’ complessivo dei componenti del Nuovo Centro Destra, ora nel gruppo di Area Popolare assieme all’Udc, qualche domanda sorge anche su quali siano le missioni che portino Ivan Scalfarotto, Partito Democratico, così spesso lontano dal Parlamento visto che fa parte del Governo proprio come Sottosegretario al Ministero delle Riforme Costituzionali e dei Rapporti con il Parlamento. E via di scoperte in scoperte, volendo, davvero golose.

Questa la classifica elaborata da ‘L’Indro’ dei ‘supermissionari’, a partire dai dati offerti da ‘Openpolis’, rintracciabili su www.openpolis.it con link interno ad ‘openparlamento’. Riguarda, per ora, la Camera dei Deputati ed è riferita alle 16.365 votazioni avvenute in Aula dalla prima di inizio legislatura del 15 marzo 2013 a quella del 23 marzo 2016. Sono esaminati i Deputati attualmente in carica; alcuni sono subentrati, in ogni caso la valutazione percentuale è realizzata sull’effettivo periodo di mandato.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore