sabato, Gennaio 19

Parigi-Dakar al via: prove di impatto ambientale per il deserto peruviano Dal 6 al 17 gennaio si terrà la classica competizione della Parigi-Dakar. Questa edizione si terrà per la prima volta in un solo Paese, il Perù

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Prende il via domenica 6 gennaio la quarantunesima edizione del rally Parigi-Dakar, l’undicesima che si terrà in territorio sudamericano. Per la prima volta la manifestazione si svolgerà in un solo Paese, il Perù, mentre rimarranno fuori il Cile, l’Argentina, la Bolivia e il Paraguay, che erano state le altre nazioni protagoniste in passato. «Sarà uno dei più duri mai organizzati» promette Etienne Lavigne, direttore della competizione e per duro si intende che le cinque categorie (auto, moto, camion, quad e Utv) saranno messe a gareggiare in un ambiente estremo.

Appunto, l’ambiente. Da quando la Parigi-Dakar è approdata in Sudamerica, la gara ha suscitato polemiche a non finire per il suo impatto ambientale. Il suo itinerario ha tagliato in due il continente, con il suo bagaglio ingombrante di inquinamento e contaminazione. Le proteste sono state frequenti e, proprio per questo, la franchigia ha sempre assicurato, dati alla mano, di rispettare le norme e di occuparsi responsabilmente dello smaltimento dei rifiuti. Quelli che appaiono immediatamente alla vista, perché prodotti dagli spettatori e dalla carovana, sono i rifiuti solidi. Nei giorni del rally, ogni cittadina interessata dalla competizione, in collaborazione con l’organizzazione, vara un piano di smaltimento che definisce anche il riciclaggio, pratica non così scontata in Sudamerica. Il Perù afferma di contare con un piano per rendere eco-responsabile il passaggio della manifestazione. L’esperienza degli anni passati, affermano dal Ministero per l’ambiente, è tale da garantire il successo di questo programma.

Ma se è relativamente facile occuparsi dei rifiuti solidi lasciati dalla carovana e dal pubblico, rimangono gli interrogativi per quanto riguarda l’impatto sui terreni e sulla qualità dell’aria. Un’auto da competizione pesa all’incirca 1300 chilogrammi e mantiene una velocità media di 80 chilometri orari su una superficie fragile come quella del deserto. Il passaggio ripetuto di più di trecento mezzi pesanti e potenti, alza e deteriora la cappa esterna del terreno, che è proprio quella più fertile e che determina la nascita e la fioritura degli arbusti tipici della flora desertica. Inoltre, la circolazione ripetuta dei mezzi compatta il terreno che diventa una superficie dura attraverso la quale l’acqua, necessaria per garantire l’ecosistema, non può filtrare. In queste condizioni, quindi, invece di assistere alla fioritura si ottiene l’erosione di una terra diventata sterile.

Quest’anno il rally conta 534 partecipanti e 334 veicoli, che percorreranno più di cinquemila chilometri suddivisi in dieci tappe. Il 70% del percorso sarà in territorio desertico. Da Lima, infatti, la competizione scenderà verso il sud del Perù, toccando Pisco, San Juan de Marcona, Arequipa, arrivando fino all’estremo sud di Tacna. L’organizzazione assicura che le aree protette – il rally sfiora la piana desertica dei geoglifi di Nazca, oltre a percorrere la regione archeologica di Paracas – resteranno al margine dei tragitti, ma l’incidente può sempre capitare. Gli sconfinamenti, infatti, non sono rari. Nell’edizione del 2015 due piloti, un italiano e un olandese, persa la pista, provocarono gravi danni ad alcuni geoglifi situati nei pressi di Antofagasta, in Cile. L’anno seguente la Camera dei deputati di questo Paese decise di non ospitare più il rally. Il motivo? I danni al patrimonio ambientale ed ecologico perpetrati nelle edizioni svoltesi tra il 2009 ed il 2015. Oggi, l’organizzazione della Parigi-Dakar commenta che l’ennesima defezione del Cile si basa su motivi economici, ma al tempo le dichiarazioni dei deputati cileni furono ben chiare sulle ragioni della retromarcia.

Non sono, infatti, solo i terreni a soffrire, ma anche l’aria. La carovana del rally deposita nell’aria e nell’ambiente, al suo passaggio, 40.000 tonnellate di gas di scarico, con l’aggravante che vengono emessi in zone vergini. Per compensare l’impatto gli organizzatori hanno donato 100.000 dollari al progetto Greenoxx, per la protezione della regione amazzonica di Madre de Diós, situata in territorio peruviano.

Per sostenere la posizione di un rally eco-sostenibile, dal ministero dell’Ambiente chiosano che nell’edizione scorsa non ci sono stati incidenti di sorta e che anche quest’anno è prevista una squadra di esperti sui temi ambientali che seguirà ogni passo della carovana.

Il rally è importante per i peruviani. L’edizione 2018, infatti, ha rappresentato un giro d’affari per 40 milioni di dollari, con almeno quattro milioni di spettatori sulla strada e alti profitti. Un boccone prelibato per il Perù che, presentandosi come l’unico paese ospitante della manifestazione di quest’anno, conta non solo sul tornaconto economico, ma anche in uno speciale ritorno d’immagine a livello turistico. Saranno 190 i paesi che trasmetteranno le fasi salienti della competizione, un veicolo pubblicitario tale da compensare qualsiasi tipo di critica o infortunio.

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