martedì, Agosto 4

Parigi, Bruxelles, Londra: il terrorismo che ha sconvolto l’Europa

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Il 29 giugno 2014 l’Isis, acronimo di Islamic State of Iraq and Syria, proclama l’istituzione di un ‘Califfato’, con a capo Abu Bakr al-Baghdadi, a partire dal quel momento l’Isis diventa una entità con ambizione statuale, Islamic State, Stato Islamico. E da quel momento diventa anche un pericolo per l’Europa.

La guerra agli ‘infedeli’ è il solito proclama, ma per passare all’azione si dovrà attendere fino al 7 gennaio 2015, quando i i fratelli Kouachi, francesi di origine algerina, prendono di mira il  settimanale satirico ‘Charlie Hebdo’ noto per le vignette su Maometto: la rabbia esplode in un pomeriggio tranquillo fino a quel momento e causa la morte di 12 persone. Il 9 gennaio, dopo una caccia all’uomo imponente, la fine dei due in una  tipografia a Dammartin en Goele. In mezzo però, l’8 gennaio, un altro gesto eclatante, quello di Amedy Coulibaly, legato ai fratelli Kouach, che uccide una poliziotta a Montrouge e poi il 9 gennaio si barrica nel supermercato Hypercacher di Porte de Vincennes a Parigi: l’intervento delle forze speciali porta alla sua morte ma anche a quella di quattro ostaggi.

L’attenzione sull’Isis si alza ma rimane Parigi la vittima preferita, anche per l’impegno francese in Siria. E la sera del 13 novembre del 2015 si torna ad avere paura e a parlare di terrorismo: attacchi in più punti della città, dal centro alla periferia, con 129 morti e altri 350 feriti. Gli obiettivi sono molteplici, dallo stadio al locale dove si tengono concerti, fino ai bistrot. I simboli di una città, i luoghi delle nuove generazioni.

Ma per far capire che tutta l’Europa deve avere paura e che non può rimanere tranquilla, ecco che il 22 marzo del 2016 i terroristi colpiscono il cuore della Ue, Bruxelles. Nel mirino l’aeroporto di Zaventem e la stazione della metropolitana di Maelbeek. Il bilancio anche qui è pesante: 32 morti, più i tre kamikaze (due in aeroporto e uno nella metro), e oltre 300 feriti. All’aeroporto a colpire erano stati Najim Laachraoui e Ibrahim El Bakraoui. Il primo, 24 anni, cittadino belga di origine marocchina, era partito per la Siria nel 2013 per poi tornare in Europa nel settembre 2015. Era stato controllato in Ungheria mentre si trovava in auto con Salah Abdeslam, anche lui belga di origine marocchina, unico sopravvissuto del commando di Parigi, arrestato a Bruxelles il 18 marzo. Il secondo, 29 anni, anche lui è cittadino belga di origine marocchina, aveva fatto perdere le sue tracce nel 2014 per poi essere arrestato in Turchia vicino al confine siriano nel giugno 2015. L’espulsione lo aveva portato prima in Olanda, poi di nuovo in patria.

Il terzo kamikaze di Bruxelles è invece Khalid El Bakraoui, fratello di Ibrahim. Un terzo uomo che era in aeroporto, Mohamed Abrini, viene arrestato l’8 aprile. E si scopre che è già ricercato già dopo gli attacchi del 13 novembre a Parigi in quanto ritenuto complice di Salah Abdeslam.

Ma non basta. La parola terrorismo torna di prepotenza al primo posto in Europa il 14 luglio del 2016: a Nizza ad agire nel giorno della festa che celebra la presa della Bastiglia è Mohamed Lahouaiej Bouhlel, tunisino trapiantato in Francia, a prendere l’iniziativa, da solo. Con un tir si lancia sulla folla lungo la Promenade des Anglais a Nizza. Viene ucciso ma nel suo viaggio del terrore lascia a terra senza vita 84 persone, oltre a centinaia di feriti.

E poi si arriva all’attentato di Londra, dove ad agire è stato Khalid Masood, 52 anni, nato nella contea di Kent e che di recente aveva vissuto nella regione delle Midlands Occidentali. «Non era soggetto ad alcuna indagine al momento e non ci sono informazioni precedenti su una sua intenzione di compiere un attacco terroristico», ha dichiarato la Metropolitan Police in una nota. Non era mai stato condannato per terrorismo, è vero, ma Birmingham, soprannominata ‘piccolo califfato’ per l’alta percentuale di musulmani che vi risiede, può spiegare bene l’ambiente in cui è cresciuto e dove forse può essersi radicalizzato.

Per tutti il minimo comun denominatore qual è? L’essere giovani (tranne l’ultimo), cresciuti nelle periferie’ghettizzate’ d’Europa, dove hanno accumulato la rabbia necessaria per essere facilmente permeabili all’ideologia radicale. E poi lupi solitari o facenti parte di piccole cellule, quelle più difficili da scoprire in tempo se non con accurate indagini. E proprio questo spaventa l’Europa e non solo. Quell’Europa, ma in generale l’Occidente, che cresce come propri figli le nuove generazioni di immigrati, ma che poi non riesce ad integrare. O quantomeno lo fa, ma solo a parole. E intanto si pensa agli effetti del terrorismo e poco a ciò che lo provoca.

 

 

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