venerdì, Settembre 25

Parchi Naturali: il dibattito sulla Legge 4144

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In questi giorni si sta chiudendo alla Camera il percorso della proposta di Legge 4144, che punta a riformare la gestione dei Parchi Naturali italiani e delle Riserve marine, sia a livello nazionale che regionale. Questa proposta per gli ambientalisti è un passo importantissimo, perché mette mano ad una Legge ormai datata, ovvero la 394, emanata nel lontano 1991.

Ermete RealacciPresidente onorario di Legambiente ed esponente del Partito Democratico, in un suo intervento ha messo in luce gli intenti primari di questa revisione: «Questo dibattito è importante perché punta a ridare centralità ai parchi. Diciamo la verità: la politica dei parchi è sembrata un po’ stancarsi nell’ultimo periodo, invece è una politica essenziale per il Paese». Il punto su cui il Presidente insiste è proprio riportare le persone verso un’idea di Parco integrato nel tessuto sociale: «I parchi non devono essere pensati come una specie di ʹFortezza Bastianiʹ, che, in attesa dell’arrivo dei Tartari, si chiude: i parchi devono essere pensati come il prototipo di un’idea di Italia».

Se l’intento del Presidente Realacci è quello di rilanciare con entusiasmo questa proposta di Legge, non sono del tutto d’accordo alcune Associazioni ambientaliste, che definiscono poco convincente questa iniziativa parlamentare. Fra le Associazioni che lamentano carenze nella proposta all’esame del Parlamento vi è l’associazione Italia Nostra, che intende perseguire «un nuovo modello di sviluppo, fondato sulla valorizzazione dell’inestimabile patrimonio culturale e naturale italiano, capace di fornire risposte in termini di qualità del vivere e di occupazione».

Per comprende il punto di vista delle Associazioni, in particolare di Italia Nostra, abbiamo chiesto il parere di Ebe Giacometti, Consigliere Nazionale sulla ‘Tutela e valorizzazione del patrimonio’ dell’associazione. Invece, per approfondire i punti che sono stati discussi in Commissione, abbiamo ascoltato il Presidente Realacci, che spiega le ragioni che hanno portato alla creazione di questa nuova proposta sui Parchi.

Innanzitutto bisogna capire qual è il punto su cui le Associazioni dissentono; secondo Giacometti “la legge 4144 non è connotata da soli aspetti negativi: in effetti Realacci ha rintrodotto il piano strategico triennale e il comitato per le biodiversità, e questi sono sicuramente degli elementi positivi. Un altro punto su cui siamo d’accordo riguarda la rivalutazione dei Parchi regionali: per la prima volta sono stati equiparati a quelli nazionali, e avranno la possibilità di rientrare nei circuiti di programmazione dei fondi Statali. Tutto questo poi dovrà essere valutato a posteriori”.

Le Associazioni contestano soprattutto le questioni inerenti agli organi di gestioni dei Parchi, che nella legge 4144 non sembrano essere del tutto ʹtrasparentiʹ: “i miglioramenti vengono vanificati da una serie di norme discutibili, infatti gli organi gestionali sono il cuore pulsante di tutta la struttura organizzativa del Parco: se non abbiamo un Presidente laureato in materie di conservazioni naturali, di chiara fama, che non ha la capacità di porre in una prospettiva internazionale il nostro sistema ambientale, tutte le altre norme giuste saranno rese nulle. Il Ministro elegge i Presidenti dei Parchi nazionali; noi avevamo chiesto un Presidente autorevole e, disgiunto da quest’ultimo, un Direttore che venisse scelto tramite concorso pubblico, per titoli ed esami. La nuova Legge 4144 prevedrebbe l’elezione di un Presidente indicato dal Ministro; il direttore verrebbe scelto fra una rosa di nomi, indicata dal Presidente, e verrebbe selezionato da una commissione composta da tre elementi: due sono esperti indicati dal CDA del Parco, l’altra è il Presidente nominato dal Ministero. Il CDA è confermato a otto elementi: quattro sono espressione delle comunità locali che coabitano nella Riserva naturale, i sindaci dei quattro comuni rappresentativi; uno è il rappresentante delle realtà economiche locali legate all’agricoltura o alla pesca; tre sono gli elementi che rappresentano le comunità scientifiche, unici veri rappresentati della salvaguardia dei Parchi, che non hanno sicuramente secondi fini”.

“In questa situazione economica anche il Sindaco più leale del mondo, se ha la possibilità di far passare un’attività nell’area parco che porti un indotto al proprio comune, troverebbero un vantaggio attraverso il proprio potere decisionale. Con questa Riforma togliamo il potere allo Stato, che dovrebbe fare gli interessi collettivi dell’intera Nazione, per darlo agli enti locali e territoriali: se il Direttore diventa chiaramente espressione del Presidente e del CDA, coma fa a gestire in maniera corretta e indipendente il proprio Parco?”.

In Italia bisogna considerare moltissimi fattori che rientrano nell’attività organizzativa dei Parchi”, controbatte Realacci,il Parco Americano di Yellowstone, ad esempio, si estende per 800 mila ettari, dove non si trovano né attività umane né monumenti o reperti archeologici. In Italia la situazione è diversa: all’interno dei nostri Parchi Nazionali e Regionali convivono tantissime realtà e comunità, che portano avanti piccole attività economiche legate alla produzione territoriale. La straordinaria bellezza dei Parchi italiani nasce proprio da questo intreccio costruito nei secoli tra natura, storia, cultura e attività umane. La fioritura dei campi di Castelluccio, uno degli spettacoli più suggestivi dell’Appennino, è figlia del fatto che lì piantano le lenticchie e, al tempo stesso, questo spettacolo meraviglioso serve alla sopravvivenza delle aquile, perché se li ci fosse una boscaglia questi animali non sarebbero in grado di predare e morirebbero di fame”.

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