venerdì, Agosto 7

Paradosso Emilia-Romagna: il PD vince grazie a Salvini Per Nicola Zingaretti è arrivato il momento del ‘vedo’

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Ora che la Grande Paura è passata, il segretario del Partito Democratico Nicola Zingaretti, dovrebbe mandare un messaggio al leader della Lega Matteo Salvini, per congratularsi. Non è un paradosso, e neppure uno sfottò. Un congratularsi serio, e un serio ringraziamento.
E’ grazie alla scriteriata campagna elettorale di Salvini se il PD e il centro-sinistra hanno tenuto in Emilia-Romagna. Grazie ai furori e a ‘imprese’ come la sceneggiata al citofono, se c’è stata un’impennata di orgoglio di un ‘popolo’ di sinistra demotivato e deluso, che ha vinto la ‘pigrizia’ ed è andato a votare, non tanto ‘per’, piuttosto ‘contro’.
Grazie a Salvini e alla sua scriteriata campagna elettorale se a Bibbiano gli elettori hanno votato il PD con oltre il 60 per cento di consenso.
Grazie a Salvini e alla sua scriteriata campagna elettorale se, in reazione, nasce il movimento delle ‘sardine’: ragazzi di cui neppure si sa il nome che scendono in piazza, le rianimano ed è inutile far loro l’analisi del sangue: non sono loro a dover dare risposte, loro pongono domande precise, dimostrando che piazze e strade non sono esclusiva della Lega; manifestando pacificamente e senza creare disordini; con educazione e civiltà che sembravano smarrite.
Ecco perché Zingaretti, Dario Franceschini, Stefano Bonaccini e tutti gli altri maggiorenti del PD dovrebbero ringraziare Salvini per aver consentito loro di non perdere una ‘ridotta’ essenziale per la loro sopravvivenza come l’Emilia-Romagna.
Domenica scorsa abbiamo assistito a un paradosso: Salvini ha vinto, ma ha perso; il PD vince pur perdendo una regione, e per aver conservato, con una certa fatica, l’altra.
Sabato, ad urne ancora chiuse, Calabria ed Emilia-Romagna erano governate dal centro-sinistra; da lunedì la Calabria è saldamente conquistata dalla forzista Jole Santelli. L’ottimo Filippo Callipo, candidato dal centro-sinistra fuori tempo massimo, si deve accontentare di un misero 30 per cento. La destra-centro, nelle sue varie articolazioni (Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia), ha fatto strike.
La Calabria, d’accordo, non ha il valore simbolico dell’Emilia-Romagna, roccaforte ‘rossa’ e progressista da sempre. Ma è pur sempre una regione in più che passa nel carniere della destra- centro. Indagare e individuare le ragioni che sono all’origine di questo cambio di campo dovrebbe essere prioritario compito di una classe politica seria e degna di questo nome.

Ancora maggiore attenzione e oggetto di analisi e indagine il caso dell’Emilia-Romagna. In una regione che vanta una delle migliori qualità della vita, ecco che importanti città si fanno tentare dalle sirene leghiste; non solo: nonostante (o forse per questo?) la campagna elettorale scriteriata (cominciata, ricordiamolo, nei giorni delle ‘esibizioni’ estive al Papeete), Salvini, la sua Lega e la sua candidata ‘fantasma’ hanno raggranellato il 40 e passa dei consensi. Vi par poco? In una regione come l’Emilia-Romagna un risultato di questo tipo non dovrebbe essere, per il centro- sinistra, qualcosa di più di un campanello d’allarme?

Le cautele e le ‘prudenze’ di Zingaretti fino a sabato erano più che giustificate. Ora, però, dal momento che è l’azionista di maggioranza sia nel partito che nel Governo, che ‘road map’ intende imprimere e imporre? E’ giunto il momento del ‘vedo’: deve scoprire le sue carte, e mostrare se dispone di assi o se il suo è solo un bluff. Ha evitato una Caporetto. Si è attestato sulla linea del Piave. Bollettini di vittoria alla Armando Diaz sono però fuori luogo, inopportuni.
Zingaretti ora deve elaborare una politica che dia risposte a un paese stanco e rattrapito; alla guida di un partito stanco e famelico; con a fianco alleati deboli e infidi come il Movimento 5 Stelle e Italia viva. Ogni giorno per lui avrà la sua pena.

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