sabato, Agosto 15

Paperoni, sì, ma diversi: millionaires for humanity La lettera degli 80 super-ricchi per la prima volta prova rompere il muro di noncuranza presente nei governi per cui chi ha di più pagherà sempre di meno. La sfida è non di poco conto

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Pensiero lento vs velocità elettronica

I can’t breathe (sussurrava il cittadino americano ma di pelle nera George Floyd al poliziotto squadrista che lo ha ucciso volontariamente per soffocamento a Minneapolis con un ginocchio per 8 minuti e 46 sec. sul suo collo. Nell’incivile America in apparenza democratica, che criminalizza da 400 anni gli esseri umani neri dalla schiavitù alla segregazione razziale)

Impegnato a proseguire una disamina, per quanto possibile non troppo ‘concettuale’, ché oggi la gente, il variegato popolo, non deve essere oltre modo stressato con questioni ‘serie’, relativa alla questione razziale negli Usa, mi imbatto nella classica notizia che non si può non commentare.
Il nocciolo della questione sono
le montagne di denaro in mano a sempre meno Paperoni nel mondo, in contrasto alle accresciute disuguaglianze economiche e socialiavvenute negli ultimi non proprio splendidi quattro decenni, sotto i colpi di un capitalismo d’assalto e di un neoliberismo nefasto per miliardi di nostri concittadini del Pianeta Terra.
La sostanza è quella della famosa informazione che fa notizia, con il classico caso del cane che morde l’uomo cosa a cui nessuno dedica più tempo di un attimo. Ma se accade il contrario, ovvero
l’uomo che azzanna un cane, beh, allora converrete con me che la notizia si fa succulenta (è il caso di dirlo!), un po’ come il polpaccio per il cane.
Il focus è interessante:
gli eredi di Walt Disney proprio la Disney che nel 1947 pubblica le famose strips ideate da Carl Barks, Jerry Greenfield cofondatore dell’azienda americana di gelati Ben & Jerry’s, Richard Curtis, lo sceneggiatore del film carino e di grandi incassi ‘Quattro matrimoni ed un funeraleinsieme ad altri 80, non pochi ma ancora insufficienti, miliardari di sette Paesi diversi, hanno inviato una lettera ai propri governi chiedendo e quasi implorando: TASSATECI,TASSATECI, TASSATECI’.

Scuserete ma non ho resistito dal metterle in caratteri cubitali perché la notizia è di quelle che incrinano,aprono una falla, producono effetti impensabili, riguardo al tema ormai che comincia a bucare la spessa coltre di omertà con cui sono stati giustificati modi e procedure di accumulazione delle ricchezze fino a qualche tempo fa impensabili.

Denaro per comodità denominabile come legale, nel senso che tutte le leggi, le normative, le procedure degli ultimi decenni hanno differenziato questo spaventoso accumulo dei pochi su miliardi di persone dal denaro in sé frutto di pratiche criminali, per droga in prevalenza, poi prostituzione, ma anche con molti altri affari che sempre più, sempre più hanno intersecato o si sono avvalsi dei canali legali per prosperare. Così da costruire un mondo dove la commistione ed i confini appaiono talmente labili, essendo le organizzazioni criminali sempre più ben rappresentate da white collars, -‘colletti bianchi’ che in giacca e cravatta studiano nelle migliori università d’America e del mondo. Lasciando ad una manovalanza più ‘stracciona’ (come con i narcotrafficanti) l’onere del rispetto di accordi di cartello o vendette mirate per accrescere il proprio potere reale e simbolico sul territorio (il caso di El Chapo in Messico, il signore della droga, è un esempio di scuola, in una terra magnifica abitata da molti poveracci calpestati e schiacciati da poteri secolari di oppressione). Accanto a chi studia per divenire un business man, ma anche gli altri sono tali, giocano investono e speculano in Borsa.
Dunque
è sempre più difficile comprendere quali separazioni intercorrano tra canali legali e non. I primi sono quelli dei tanti che con intelligenza, innovazione, volontà di rischiare (così Achille sarà contento…), hanno intuizioni ed idee che poi la società premierà per il senso di utilità sociale connesso all’idea avuta. Poi, questo il punto chiave, l’economia, il diritto, e la più ampia società, consentirà che le leggi fatte per tutti gli altri siano molto più permissive per chi tra gli ottanta e passa miliardari sottoscrittori della lettera ne potrà usufruire.
Per rendersene conto basterebbe seguire con impegno leggi, norme, opportunità che le legislazioni connesse alla iniziale
gig economy ed oggi ai players globali della Rete hanno prodotto in termini di facilitazioni e non tassazione degli immani profitti che ho richiamato sui ‘Paperoni’ pubblicato da ‘L’Indro’ il 7 luglio scorso.

Le novità di questa lettera di miliardari potremmo dire più proattivi verso le esigenze del sociale sono diverse.
Innanzi tutto si afferma a chiare lettere che
«la beneficenza, per quanto generosa, non basta». Un atto che molti eseguono, si direbbe in modo esteso e continuo da parte dei credenti, ma che lascia un senso di compiuto altruismo in chi versa ma che sul piano strutturale non intacca in alcun modo le basi che al contrario sarebbe necessario venissero messe in discussione. Non tanto e non più perché la rivoluzione non è un pranzo di gala… ma perché induce anche un meccanismo autoassolutorio. Se io verso qualcosa e penso ai poveri, poi loro non mi rivolteranno contro ed io avrò anche la coscienza di aver contribuito. Sì, anche vero, ma a perdura giorno per giorno nella stessa condizione.
Il piano strutturale è dunque quello che fa scrivere che
«bisogna aumentare le imposte sui super-ricchi immediatamente e definitivamente». Ciò per far fronte alla crisi economica dovuta alla pandemia da coronavirusCovid-19, che non farà affatto andare bene tutto, poiché dall’autunno ed i primi dati stimati sono eloquenti si scaricheranno sulle economie delle tempeste economiche e sociali non proprio perfette. Moriranno migliaia di imprese e con loro molti altri oltre quelli, tanti troppi, già trapassati non so proprio se a miglior vita.

Ma un altro elemento merita di essere richiamato. Ed è il senso di utilità sociale connessa al proprio status e ruolo, la necessità sentita di offrire, con un gesto altruistico, un significato non parassitario al proprio vivere in mezzo ai tanti altri, miliardi di persone è ancora il caso di imprimercelo bene in mente.
Difatti nel prosieguo della lettera si afferma in modo netto che
«non siamo noi a prenderci cura dei malati nei reparti di terapia intensiva. Non stiamo guidando le ambulanze che porteranno gli ammalati negli ospedali. Non stiamo rifornendo gli scaffali dei negozi di alimentari o consegnando cibo porta a porta». Dunque fateci fare qualcosa che rende palese una qualche nostra utilità, oltre all’acquisto di ville faraoniche, barche con elicotteri, diamanti, quadri e quant’altro i ricchi proprio ricchi penso facciano. A naso, non avendo contezza alcuna di che cosa significhi essere mega ricchi.

E continuano «ma abbiamo i soldi che sono disperatamente necessari ora e continueranno a esserlo negli anni a venire», prosegue questo gruppo autonominatosi in modo forte millionares for humanity’, i milionari per l’umanità, tutta la varia umanità che popola in modi e forme diverse il nostro pianeta.

E concludono in modo significativo: «I leader di governo devono assumersi la responsabilità di aumentare i fondi necessari e di spenderli onestamente… C’è un’unica soluzione. L’umanità è più importante dei soldi. Tassateci, tassateci, tassateci. È la giusta decisione. È l’unica decisione».
Roba non da poco, non c’è che dire.
Con un retrogusto che è bene esplicitare, e che troverà quelli in prevalenza di destra, ma non soltanto, ahimé, pronti a sostenere che si tratti unicamente di protagonismo e possibilità di emergere ancor più per motivi strumentali agli occhi dell’opinione pubblica. Con il codicillo che ci fa meno ingenui per cui tutto ciò se dovesse divenire una voce forte di qualsiasi agenda politica porterà comunque benefìci perché molti di quei tanti soldi potrebbero contare su una possibilità di detassazione sconosciuta a noi mortali comuni. Può darsi pure ed andrebbe messo nel conto.
Resta il fatto, in sé saliente, che
per la prima volta si prova, dall’interno dei super garantiti, a rompere un muro di noncuranza presente nei governi per cui chi ha di più pagherà sempre di meno. La sfida è comunque non di poco conto.
Non resta che attendere ulteriori sviluppi eventualmente positivi.

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Sull'autore

PhD Sociologo, scrittore per elezione e ricercatore per vocazione, inquiete persone ancora senza eteronimi di Pessoa. Curioso migrante di mondi, tra cui Napoli, Vienna, New York. Ha percorso solo per breve tempo l’Università, così da preservarlo da mediocrità ed ipocrisie, in un agone dove fidarsi è pericoloso. Tra decine di pubblicazioni in italiano ed in lingua si segnala l’unica ricerca sociologica al mondo sull’impianto siderurgico di Bagnoli, Conte M. et alii, 1990, L’acciaio dei caschi gialli. Lavoro, conflitto, modelli culturali: il caso Italsider di Bagnoli, Franco Angeli, Milano, Pref. A. Touraine. Ha diretto con Unione Europea e Ministero Pari Opportunità le prime indagini sulle violenze contro le donne, Violenza contro le donne, (Napoli 2001); Oltre il silenzio. La voce delle donne (Caserta 2005). Ha pubblicato un’originale trilogia “Sociologia della fiducia. Il giuramento del legame sociale” (ESI, 2009); “Fiducia 2.0 Legami sociali nella modernità e postmodernità” (Giannini Editore, 2012); “Fiducia e Tradimento. In web we trust Traslochi di società dalla realtà diretta alla virtualità della network society”, (Armando Editore, 2014). Ha diretto ricerche su migrazioni globali, lavoro e diritti umani, tra cui 'Partirono bastimenti, ritornarono barconi. Napoli e la Campania tra emigrazione ed immigrazione' (Caritas Diocesana Napoli, 2013 con G. Trani), ed in particolare “Bodies That Democracy Expels. The Other and the Stranger to “Bridge and Door”. Theory of Sovereignty, Bio-Politics and Weak Areas of Global Bίos. Human or Subjective Rights?” (“Cambridge Scholar Publishing”, England 2013). Nella tragica desiderante società dello spettacolo scrive per non dubitare troppo di se stesso, fidarsi un poco più degli altri e confidare nelle sue virtuose imperfezioni. Sollecitato, ha pubblicato la raccolta di poesie Verba Mundi, Edizioni Divinafollia, Bergamo. È Vice Presidente e Direttore Scientifico dell’Associazione Onlus MUNI, Movimento Unione Nazionale Interetnica.