sabato, Dicembre 7

Papa Francesco in Thailandia, un incontro volutamente low profile con la Monarchia A differenza di Papa Giovanni Paolo II, si è deciso di adottare un profilo più intimo e dimesso

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La visita di Papa Francesco in terra di Thailandia si inserisce nel quadro della linea pastorale già preannunciata da tempo dal Santo Padre, quando affermò il Buddhismo essere la nuova frontiera del Cristianesimo, oltre alle evidenti motivazioni più specifiche, quali l’incoraggiare la comunità cristiana locale, incontrare la cugina suora Ana Rosa Sivori, 77 anni, la quale vive in Thailandia dal 1966 e che in questa occasione svolge anche i compiti di interprete. Sullo sfondo, la prossima tappa, il Giappone, in ricordo dei Padri pionieri della evangelizzazione in quel lontano lembo dell’Estremo Oriente, i Padri Gesuiti che avviarono l’opera di evangelizzazione nel 1549 e soprattutto i martiri del 1597. Ultima frontiera del Cristianesimo, l’Asia poi è -nella visione di Papa Francesco- il motivo principale per il quale guarda con particolare attenzione al Continente asiatico. Non a caso, tra i primi viaggi missionari di Papa Francesco si annoverano la Corea del Sud, lo Sri Lanka, le Filippine. Si tratta di scelte significative perché, nel desiderio di espandere il messaggio evangelico, il Papa guarda sempre più estesamente all’Asia, dove vive il 62% di tutti gli uomini e l’85% dei non-cristiani. Su 4 miliardi e 262 milioni di asiatici, i cattolici sono circa 170 milioni, metà dei quali nelle Filippine, unico Paese dell’area a maggioranza cattolica, oltre al piccolo Stato di Timor Est, ex colonia portoghese. Insieme con le chiese orientali e protestanti, i cristiani asiatici sono meno di 300 milioni.

Quando visitò il Myanmar nel novembre 2017, Papa Bergoglio non a caso ha accostato le parole di Buddha Shakyamuni a quelle di San Francesco, sottolineando l’importanza della reciproca comprensione ed inclusione, nel rispetto delle proprie fondamenta fideistiche. In quell’occasione citò, infatti, il Dhammapada (XVII, 223), lì dove si legge: «Sconfiggi la rabbia con la non-rabbia, sconfiggi il malvagio con la bontà, sconfiggi l’avaro con la generosità, sconfiggi il menzognero con la verità». Parole simili, ha detto, accostate a quelle del Santo di Assisi: «Signore, fammi strumento della tua pace. Dov’è odio che io porti l’amore, dov’è offesa che io porti il perdono, […] dove ci sono le tenebre che io porti la luce, dov’è tristezza che io porti la gioia».

In Thailandia, a differenza del viaggio di Stato e Pastorale di Papa Giovanni Paolo II nel 1984, Papa Francesco ha preferito un incontro con la Corona thailandese e con le più alte rappresentanze diplomatiche thailandesi con un più basso profilo. Papa Francesco, infatti, è atterrato al Don Mueang Airport, quello che un tempo recente era lo scalo internazionale di Bangkok e che oggi è più finalizzato al traffico nazionale, visto che le tratte planetarie sono indirizzate verso l’avveniristico scalo aereo del Suvarnabumi Airport. L’incontro con il Sovrano thailandese è stato calendarizzato per il giorno successivo. Ad attenderlo nello scalo del Don Mueang c’era il Generale Surayud Chulanont, rappresentate del Re Rama X in carica in qualità di Presidente del Consiglio della Corona. Il Governo, invece, era rappresentato dal Primo Ministro Somkid Jatusripitak. A differenza del viaggio di Giovanni Paolo II, quindi, questa volta non c’era nessuno della Famiglia Reale in prima persona. E tutto questo, proprio perché il Papa è sia un Capo di Stato (rappresentativa governativa), sia un capo spirituale (rappresentanza della Monarchia). Quando Papa Giovanni Paolo II visitò il Regno del Siam era in qualità di ospite di Sua Maestà Re Bhumibol Adulyadej e della Consorte, la Regina Sirikit. Re Bhumibol inviò il Principe Maha Vajiralongkorn Bodindradebayavarangkun (l’attuale Sovrano) ad accoglierlo in aeroporto. Fu consentito al Papa anche di poter utilizzare l’auto personale dell’allora Monarca in carica.

Un esponente ufficiale cattolico di alto rango ha affermato che l’attuale Papa preferisce così, cioè uno stile più low profile, con maggiore semplicità. «Credo che questa visita sia differente. Il Papa ama cose più semplici. Credo gli basterà una semplice Toyota Lexus», ha chiarito il portavoce del Santo Padre, Chainarong Monthienvichienchai nel corso della conferenza stampa successiva. Apichart Intravisit, Presidente della Comunicazione Sociale Cattolica di Thailandia, ha affermato che essere ricevuto dal Presidente del Consiglio della Corona è già considerabile come un onore di grande prestigio.

Il Papa, come da scaletta programmata, incontra il Re Rama X giovedì 21 novembre alle 4,55 del pomeriggio per un’udienza privata (Papa Giovanni Paolo II ebbe udienza pubblica nel 1984). Poi presiederà una messa pubblica alle 6 del pomeriggio allo Stadio Nazionale. «Secondo me, è molto felice di essere qui”, ha affermato Chainarong. «La prima persona a salutarlo è stata Suor Ana Rosa, quasi una sorella minore che ha espressamente richiesto sia la sua personale interprete».

In un video messaggio rilasciato a metà novembre, in anticipazione del viaggio in Thailandia, il Papa affermò: «Come nazione multietnica e ricca di tradizioni spirituali e culturali, la Thailandia ha lavorato molto per promuovere l’armonia e la coesistenza pacifica, non solo tra la sua gente ma anche in tutta la regione del Sud est asiatico». È l’omaggio del Papa al popolo tailandese, contenuto nel videomessaggio -in spagnolo- diffuso in occasione del viaggio apostolico in Thailandia, che era stato appunto pianificato per i giorni dal 20 al 23 novembre. «In questo mondo che sperimenta spesso discordia, divisione, esclusione –ha proseguito Francesco– questo impegno a promuovere una unità rispettosa della dignità di ogni uomo, donna e bambino può servire da ispirazione per gli sforzi che le persone di buona volontà in tutto il mondo fanno per promuovere uno sviluppo grande e autentico della nostra famiglia umana nella solidarietà, nella giustizia e vivendo in pace». «Confido che la mia visita contribuisca a porre in rilievo l’importanza del dialogo interreligioso, nella reciproca comprensione e nella cooperazione fraterna, specialmente a servizio dei poveri, ai loro urgenti bisogni e al servizio della pace», ha concluso il Papa: «In questo momento dobbiamo lavorare tanto per la pace».

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