lunedì, Agosto 3

Papa Francesco in Terra Santa Il 6 giugno incontro a Roma tra Shimon Peres e Abu Mazen

0

Papa francesco israele

Si è conclusa alle 19 di lunedì 26 maggio la storica visita di Papa Francesco in Terra Santa,  il quarto Pontefice nei luoghi d’origine del cristianesimo. Tre intensi giorni sugli stessi passi di Paolo VI che nel 1964 ha inaugurato i viaggi all’estero dei pontefici dell’epoca contemporanea. Il momento più importante è stato lo storico abbraccio con Atenagora, il quale riavvicinò le due chiese che interruppero la comunicazione per ben nove secoli. Il Papa ha iniziato stavolta con la Giordania accolto dal rappresentante Re Abdallah II, il Principe Ghazi bin Muhammed, dal Patriarca di Gerusalemme dei Latini, mons. Fouad Twal e dal Custode di Terra Santa, padre Pierbattista Pizzaballa. Presenti inoltre il Nunzio Apostolico, mons. Giorgio Lingua, l’arcivescovo greco-melkita di Petra e Filadelfia, mons. Yaser Rasmi Hanna Al-Ayyash, l’arcivescovo di Baghdad dei Latini, mons. Jean Benjamin Sleiman e il Vicario latino per la Giordania. Papa Francesco ha ricevuto il benvenuto dalla famiglia reale al Palazzo Reale Al-Husseini di Amman, per la cerimonia.

«Santità, lei si è impegnato per il dialogo, specialmente con l’Islam», ha detto il Re giordano. Bergoglio è infatti il primo Papa che visita uno stato a maggioranza musulmana e dalle parole di Abdallah si auspica non sia l’ultimo: «che possiamo continuare il nostro lavoro insieme” rispetto ai “terribili costi delle divisioni religiose settarie».

A somme tirate, i momenti più forti della visita papale si contraddistinguono per la volontà del pontefice di dire un fermo “No”  contro ogni forma di violenza, contro ogni barriera che divida popoli e religioni: «No al terrorismo», «mai più Shoah», «no alla discriminazione fra le fedi». E ancora ha chiesto che i luoghi santi «non siano monumenti per turisti». A guarnire i 14 discorsi chi il Papa ha tenuto in questi giorni sono sicuramente stati gli abbracci e le dimostrazioni di affetto tra i rappresentanti di istituzioni religiose e politiche, sacerdoti e capi di stato, rabbini e mufti. Come a segnare un nuovo inizio, come a sperare in una vera rinascita: un pace collettiva.

Il Papa saluta così il Gran Muftì di Gerusalemme Muhammad Hussein; stringe la mano al Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu; si spinge in un commovente abbraccio davanti al Muro del Pianto col rabbino capo argentino Abraham Skorka e al leader musulmano in Argentina Omar Abboud; Bergoglio manifesta la sua totale solidarietà prendendo per mano Abu Mazen, presidente dei territori palestinesi; prende la mano pure ai bambini del campo profughi di Dheisheh nella periferia di Betlemme; ringrazia il rabbino capo askenazita israliano David Lau; riceve un regalo dal rabbino capo sefardita Yitzhak Yosef; beve un tè alla menta con Ghazi Bin Mohamad, rappresentante del Re Abdallah di Giordania e suo consigliere ufficiale per gli affari religiosi; bacia le mani a Sonia Tunik-Geron, a Joseph Gottdenker e ad altri tre sopravvissuti all’Olocausto nella sala del ricordo dello Yad Vashem, il memoriale della Shoa; sfiora la mani a bambini israeliani all’eliporto dell’ospedale di Hadassah nel monte Scopus; restituisce l’abbraccio del 19 marzo 2013 a Roma al patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I nella chiesa del Santo Sepolcro in Città Vecchia, a Gerusalemme e infine lo si fotografa tra le braccia Shimon Peres, capo di stato di Israele nonché più anziano presidente del mondo piantando insieme un ulivo.

E’ proprio da questi momenti che si dà nuova linfa al cammino religioso e spirituale ma contemporaneamente si segna uno snodo inatteso sulla strada della pace in Medio Oriente: arriva come segno memorabile l’incontro convocato dal pontefice a casa sua, in Vaticano – probabilmente il 6 giugno – nella residenza di Santa Marta di Roma. L’israeliano Simon Peres e il palestinese Abu Mazen si ritroveranno a pregare un Dio diverso ma che ha lo stesso obiettivo: la pace. L’invito è stato prontamente accettato dai rappresentanti che, come ha spiegato Padre Federico Lombardi, «saranno in Vaticano in tempi molto rapidi» dato che l’incontro si deve svolgere prima della fine del mandato di Peres, che decorre a luglio. Il Papa crede fermamente nella forza politica della preghiera come soluzione ai conflitti e ai mali del mondo: «Gerusalemme deve essere sempre la capitale delle tre religioni monoteistiche; là devono convivere cristiani, musulmani e anche ebrei», afferma Sua Santità.

L’attenzione nei vari discorsi ed omelie tenute cerca però di richiamare l’attenzione anche su altri temi fondamentali che tuttora sono un problema reale nel mondo, come la questione siriana: «Accompagnatemi con un appello per la pace in Siria». Ancora il problema dei bambini saldato: «Il loro pianto è soffocato: devono combattere, devono lavorare, non possono piangere». La Sua preghiera perché non accadano mai più crimini come la Shoa definita una «tragedia che rimane come simbolo di dove può arrivare la malvagità dell’uomo» si unisce con forza a quella delle guerre religiose: «Nessuno strumentalizzi per la violenza il nome di Dio». Il tono greve arriva anche sulle preoccupazioni rispetta alla pedofilia: «è un problema grave. Un sacerdote che fa questo tradisce il corpo del Signore, come nelle messe nere, non ci saranno privilegi. Oggi ci sono tre vescovi sotto indagine e si sta studiando la pena: si deve andare avanti, tolleranza zero», asserendo sul volo di ritorno dalla Terra Santa.

Nel complesso degli appuntamenti, Sua Santità, ha previsto anche un fuori programma che ha un po’ scosso la comunità israeliana, ossia la preghiera che domenica il papa aveva recitato, tra gli applausi dei palestinesi, davanti a uno dei lastroni di cemento armato del Muro di separazione che Israele ha costruito intorno a Betlemme e nel resto della Cisgiordania palestinese: «ho sentito di reazioni negative in Israele alla scelta del papa di fermarsi a pregare davanti al muro di separazione. Non sono sorpreso. Ma bisogna capire il senso positivo di questo gesto, come quello di andare stamane al Memoriale delle vittime del terrorismo» afferma il portavoce vaticano.

Questo è avvenuto in seguito alla visita al Monte Herzl dove Bergoglio ha prima deposto una corona di fiori sulla Tomba di Theodor Herzl, il padre del movimento sionista, e dopo essersi recato a pregare alla vicina stele che ricorda le vittime israeliane degli attentati. Un gesto dovuto a causa di quanto è avvenuto nel fine settimana in Belgio, dove quattro persone sono morte in un attacco armato a un museo ebraico. Una coincidenza che ha sospeso il fiato in Europa e che ha richiamato ancora una volta l’attenzione sulla questione dell’antisemitismo.

I campanellini di allarme e le preoccupazioni per questa visita pastorale in Terra Santa si sono trasformati in una possibile e auspicata risoluzione di pace. Il privilegio del bianco, colore che comprende tutto lo spettro luminoso e che come significato esprime speranza per il futuro, fiducia nel prossimo e nel mondo in genere rappresenta nella veste papale lo stato di purezza, i nobili sentimenti e la voglia di cambiamento.  Tutti attributi che ha ampiamente meritato nelle sue volontà di questo fine settimana tra Amman, Gerusalemme, Tel Aviv e Betlemme.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore