lunedì, Novembre 11

Papa Francesco ha consolidato Cuba

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Il Papa, arrivando all’Avana, ha chiesto a Raúl Castro di trasmettere al fratello Fidel i suoi «sentimenti di speciale considerazione e rispetto». Ma come, ‘Considerazione e Rispettoper colui che perseguitò la Chiesa cattolica dopo la Rivoluzione e cacciò dall’isola tutti gesuiti? Per colui che distrusse il collegio dei gesuiti di Belén, fiore all’occhiello dell’insegnamento cattolico a Cuba, trasformandolo in un centro di addestramento militare? Per colui che non esitò a rinchiudere i preti cattolici nelle famigerate Unità Militari di Aiuto alla Produzione (UMAP, campi di lavoro forzato), compreso il giovane Jaime Ortega, oggi del tutto immemore cardinale di Cuba? Proprio il Papa gesuita chiede considerazione e rispetto per chi ha combattuto i gesuiti? Se è vero che bisogna guardare all’avvenire, è altrettanto vero che non dobbiamo dimenticare il passato. Dobbiamo forse dimenticare la Shoa sull’altare della Realpolitk?

Ci saremmo, insomma, aspettati che il Papa chiedesse considerazione e rispetto per tutte le vittime del regime cubano, passate e presenti, non per il loro carnefice!

Il Papa ha celebrato la messa all’Avana in piazza delle Rivoluzione, alla presenza attenta degli alti gerarchi comunisti e sotto lo sguardo benevolo del suo celebre connazionale Che Guevara, lì raffigurato in una immensa effige dove troneggia la sua frase ‘fétiche: Hasta la victoria siempre!’. Vogliamo sperare che il Papa argentino si sia ricordato, alla vista dell’effige, che nel dicembre 1964 Che Guevara dichiarava all’ONU: «…sì è vero, abbiamo fucilato, fuciliamo e continueremo a fucilare». Lui in effetti di fucilazioni si intendeva parecchio. Quale Procuratore Generale e Comandante militare della fortezza La Cabaña aveva presieduto una folle campagna di pulizia politica, di spietata epurazione deibatistiani’. Qui verranno ammazzate, senza pietà e senza processo, dalle 200 alle 400/600 persone (secondo le fonti), non di rado con la partecipazione attiva dello stesso Che. La lista delle vittime veniva poi pubblicata giornalmente sui quotidiani, come dei bollettini meteo, per far capire bene al popolo chi comandava oramai a Cuba. Ci auguriamo che il Papa non nutraconsiderazioneanche per l’assassino de La Cabaña.

Il Papa non incontrerà i rappresentanti della dissidenza politica, come le pacifiche Damas de blanco. Questa è la condizione sine qua non che pone il regime (imposta persino al Papa!) per vistare l’isola. Cuba, infatti, deve apparire come un Paese felice, dove non esiste opposizione politica, dove tutto funziona, dove non si sono mendicanti (eliminati dalle strade per l’occasione), dove non si manifestano contestatori (preventivamente arrestati), dove c’è un certo benessere (con stipendi medi da 30 dollari al mese), dove non opera la Polizia politica (da tutti temuta), dove i prigionieri politici sono un’invenzione degli esuli cubani, dove il cardinale Ortega è diventato il più entusiasta sostenitore del regime (che è, non dimentichiamocelo, ancora un regime dittatoriale, ufficialmente comunista, marxista-leninista e ateo) dei Castro.

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