martedì, Ottobre 27

Papa Francesco e i mercanti del tempio Dal ‘caso’ diplomatico fra Governo Usa e Santa Sede, agli attacchi in atto contro Papa Francesco: nostra conversazione con il prof. Bruno D’Avanzo, Direttore del Centro Studi America Latina di Firenze e collaboratore di ‘Testimonianze’

0

In questi  ultimi giorni si è assistito ad un tentativo così grossolano di interferenza nelle relazioni internazionali della Santa Sede da parte di un governo, quello Usa,  quale mai prima d’ora si era assistito e che suscita – al di là del ‘caso’ diplomatico –  interrogativi e qualche riflessione di carattere più generale.   Giornali e tv hanno riferito in vario modo il fatto  che, in occasione della sua  visita a Roma il Segretario di Stato Usa Mike Pompeo abbia chiesto alla Santa Sede di non rinnovare l’accordo con Pechino sulla nomina dei Vescovi, ottenendo il secco rifiuto del Pontefice di riceverlo. Del compito si è fatto carico  il segretario di Stato mons. Parolin,  il quale  ha ribadito all’ inviato di Washington che la Santa Sede  intende  andare avanti sulla sua strada rinnovando l’accordo col governo cinese  sulla nomina dei vescovi  scelti da Roma e condivisi da Pechino. «Siamo per la politica dei piccoli passi», ha detto.  Più esplicito Monsignor Paul Gallagher, Segretario per i rapporti con gli Stati: «Trump non strumentalizzi il Papa». Come dire che nel crescente dissidio fra Usa e Cina, nessuno provi a coinvolgere la Santa Sede.  In questi ultimi tempi la tensione tra le due grandi potenze si è andata sempre più innalzando ( si pensi alle accuse della Presidenza Usa alle autorità cinesi sul ‘mistero’ del coronavirus e sulla sua diffusione), e questa pericolosa deriva va nella direzione opposta  alla strategia vaticana: quella di  favorire lo  spirito collaborativo, il dialogo costruttivo,  cominciando dai ‘piccoli passi’ appunto, anche fra gli Stati, per una civile convivenza  e necessaria convergenza degli sforzi volti ad affrontare la crisi epocale nella quale siamo immersi. E’ la linea che Papa Francesco va perseguendo con tenacia sin dall’inizio del suo mandato e che non è un segreto per nessuno. Dunque,  che senso aveva una simile richiesta? Va letta come un tentativo di rimarcare le distanze tra Governo Usa e Santa Sede?  O rientra in un disegno più ampio? E quale la sua portata? Sono alcuni degli interrogativi che ci siamo posti e che abbiamo rivolto al prof. Bruno D’Avanzo, Direttore del Centro Studi sull’America Latina di Firenze, collaboratore di ‘Testimonianze’, la rivista fondata da padre Balducci, studioso del mondo cattolico e particolarmente di quello latino-americano, dal quale Bergoglio proviene.

Prof. D’Avanzo, anche a chi non è esperto di relazioni  e strategie diplomatiche, non appare maldestro  e poco credibile il richiamo del Governo Usa  al Vaticano ad unirsi nella denuncia degli atti di repressione che avvengono in Cina, quando negli stessi Stati Uniti  si reprime chi protesta per i diritti civili e contro l’odio razziale?  

“Innanzitutto la denuncia della repressione contro ogni protesta in Cina è un dato costante. Da decenni è così.Dunque c’è da chiedersi come mai  si è mosso oraquesto attacco al papa e al Vaticano. La risposta è ovvia: perché in questo momento l’elezione dei vescovi  in Cina da parte del Vaticano significherebbe un attacco alla politica Usa che è antitetica a quella cinese dal punto di vista degli interessi economici  e geopolitici.

Gli ambienti ostili a Francesco stanno mettendo in campo una grossa operazione politica internazionale contro il Papa oppure è operazione di basso cabotaggio? 

Basso cabotaggio’ mi sembra una definizione fuorviante. In realtà è tutt’altro. Siamo in presenza di un attacco portato sia da settori fondamentalisti delle Chiese cristiane, protestanti e cattolici non fa differenza, che da ambienti conservatori di matrice laica. Al tempo stesso i poteri forti, rappresentati dalla finanza internazionale, dalle lobbies delle armi, dalle multinazionali che operano per lo sfruttamento intensivo delle risorse del pianeta, vedono in Francesco un nemico che non dà loro tregua almeno sul piano dei valori, nella lotta a questo sistema. In questo  momento storico l’ unico grande della terra che si oppone al neoliberismo è proprio Papa Francesco. Ecco quindi il senso di questo attacco senza quartiere  nei suoi confronti.

Ritiene che il governo americano davvero sia al lavoro con questi ambienti tutto sommato di caratura non eccelsa?

Molti aspetti del fondamentalismo religioso derivano da una visione distorta del calvinismo, secondo la quale i ricchi sono i benedetti del Signore. Questa ‘teologia della prosperità’, come oggi viene definita, sebbene espressione del nuovo Evangelismo ( ben diverso dalle Chiese protestanti classiche)  è nella sostanza condivisa anche da ambienti cattolici conservatori, che tra l’altro, condizionano pesantemente la politica dell’Amministrazione americana. E’ ovvio che questi ambienti aspettano a gloria che la vecchiaia di Francesco faccia il suo corso e che quindi, dopo, tutto possa tornare come prima.

Nel quadro politico internazionale possiamo ritenere che questi ambienti abbiano appoggi veri dall’area della destra sovranista? Oppure sono gli utili idioti?

Nazionalisti e sovranisti sono tutt’altro che degli utili idioti, compatti a livello internazionale, dicono di combattere un nemico interno, oggi inesistente, il comunismo, e un nemico esterno rappresentato dagli immigrati stranieri. Contro i quali costruiscono muri di pietra e al tempo stesso muri psicologici nella testa delle persone. E’ un pericolo molto reale e potente, quello di queste destre, che unisce   interessi apparentemente diversi ma convergenti, tenuti assieme dal collante del potere e del denaro.

Di questo pericolo reale e minaccioso, papa Francesco ne è consapevole?

E’  sempre stato consapevole. C’è stata una significativa maturazione dai tempi della dittatura argentina di fronte alla quale non sempre mostrò atteggiamenti limpidi e decisi (limitandosi a salvare  quanto più poteva vite umane) ma subito dopo assunse posizioni nettamente progressiste sia da parroco che da vescovo. Lo definirono ‘l’Angelo delle periferie’, il prete dei ’cartoneros‘ , ovvero i raccoglitori delle scatole di cartone nelle discariche di di Buenos Aires, gli ‘invisibili’, dei cui diritti si fece strenuo difensore. Già allora era un vescovo ‘diverso’ nei comportamenti rispetto alle gerarchie ecclesiastiche, si muoveva in autobus, mangiava con i più poveri,  con gli ultimi, rivendicava i loro diritti e quelli dei lavoratori, comportamenti che ha conservato anche dopo esser stato eletto papa, attenendosi ad uno stile di vita umile e antitetico a quello tradizionale, tanto da  stabilirsi nella piccola casa di S.Marta. Sono comportamenti che gli valgono il consenso  dei cittadini, credenti e non credenti. Si plaude alla sua persona ed alla sua figura, così com’era avvenuto anche per i precedenti Pontefici; ma la maturazione di quello che il Concilio Vaticano  II indicava come ‘Popolo di Dio’, appare ancora molto lenta rispetto alla marcia  che  Francesco intende imprimere  nella Chiesa e nella società. Certo, a livello internazionale  si pone come leader non solo dei cattolici ma anche di quanti guardano alle posizioni assunte sui grandi temi del presente. La sua parola arriva al cuore delle  moltitudini, ma  la paura e gli elementi di conservatorismo innati  anche nel mondo cattolico  fanno sì che il suo messaggio sia raccolto con fatica e solo in parte. La paura dello straniero è più forte dei valori dell’accoglienza che Francesco pone in continuazione. Il divario tra la simpatia umana che suscita il papa e l’adesione, nei comportamenti quotidiani, alla sua linea pastorale appare ancora assai evidente. E’ questa del resto una contraddizione comune alla storia del cattolicesimo moderno.  Il suo messaggio forte non è sufficientemente compreso, anche perché incontra  potenti ostacoli e travisamenti. L’ecologia di Francesco, ad esempio, non è basata solo sul rispetto delle piante, ma dell’umanità.

Nell’Enciclica Laudato si, pone infatti con forza e lucidità l’obbiettivo di un’ecologia integrale, di un cambio di paradigma: passando da quello economico e del profitto (quindi di un’economia malata come la definisce) a quello della natura. Insomma, di un Nuovo umanesimo che faccia appello alla fraternità umana, in quanto siamo tutti sulla stessa barca.

Sì, ma questo vuol dire opporsi allo strapotere delle multinazionali  e degli stessi  Stati e  governi che favoriscono uno sviluppo basato  sullo sfruttamento intensivo e la distruzione delle risorse del pianeta, sulla politica dello scarto di beni e  persone, sulle disuguaglianze sociali,  sulla corsa agli armamenti. E’ la prima volta che il tema ecologico si lega a quello del superamento delle disuguaglianze sociali. Tutto ciò spiega perché  contro di lui si coalizzano potenti forze economiche e finanziarie per impedire il cambiamento. Di fronte alle quali, oltre a sviluppare in tempi più rapidi un movimento  globale di opinione che affronti le iniquità umane ed ecologiche, bisognerà  che papa Francesco ponga mano a radicali trasformazioni  anche in Vaticano,  per ripulire il tempio dai mercanti, altrimenti c’è il rischio che l’importante cammino intrapreso possa interrompersi. La sua è una lotta contro il tempo.

Nel salutare e ringraziare il prof. D’Avanzo per il suo contributo  prezioso, non possiamo fare a meno di registrare la campagna di odio che  si è scatenata  sui social con  offese personali rivolte alla persona del Papa, dopo la firma e la divulgazione della sua terza enciclicasociale, ispirata a San Francesco, e fondata sulla fraternità universale e l’amicizia sociale (‘Fratelli tutti’ è il titolo) che sono sempre state tra le sue preoccupazioni. Oggi in piena pandemia – sostiene il papa – è ancor più urgente raccogliere il messaggio solidaristico francescano. Questo pressante richiamo alla fraternità umana, ha scatenato una vergognose campagnafiglia  della sistematica azione denigratoria condotta con metodi rozzi e spesso blasfemi che punta a soffocare il respiro umanitario del messaggio papale e a ridurre la pratica religiosa a semplice rito.  

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore