mercoledì, Ottobre 28

Papa Francesco e i ‘Folli di Dio’ Un libro racchiude la straordinaria ‘germinazione‘ avvenuta nella Firenze nel secondo ‘900 attorno alle figure profetiche di La Pira, don Milani e padre Balducci di quei sacerdoti e laici che sfidando il potere dimostrarono che un’altra Chiesa e un altro mondo erano possibili. L’autore, Mario Lancisi, racconta l’ ostracismo del ‘partito romano’ nei loro confronti e l’omaggio di papa Bergoglio ad un prete e a un educatore ‘esemplare’ come don Lorenzo Milani

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«Eccoli lì, finalmente  da soli. Il Papa entra nel piccolo cimitero scostando lo stuolo di prelati che lo seguono. Vuole essere da solo davanti alla tomba del priore, il Papa di quella Chiesa che lo esiliato a Barbiana con il cinismo del sinedrio dei potenti. Lui e Lorenzo. Da soli. In un faccia a faccia da finale di partita. Ci sono da rifare i conti». E’ descritto cosi  l’incontro tra Papa Francesco e don Lorenzo Milani,  vale a dire uno dei momenti più significativi del libro di Mario Lancisi, ‘I Folli di Dio’ (Ed. San Paolo 2020).  Innanzitutto, chi sono i ‘Folli di Dio’? Nella spiritualità russa, sono i portatori di una saggezza che vive nella stoltezza. Nella storia della cristianità  sono coloro che illuminano il cammino religioso e civile e nella cui ‘follia’ troviamo un’umanità senza aggettivi, bandiere, ideologie e patrie. Se ne trovano molti. Ma non sempre concentrati nello stesso periodo e nella stessa area territoriale, com’è invece accaduto nella Firenze del secondo dopoguerra, tra via Capponi e la SS.Annunziata, che lo storico Alberto Melloni ha definito ‘il chiostro dei Folli di Dio’. Qui si è avuto un fenomeno religioso sociale politico unico, del quale mancava – secondo lo stesso studioso – una ‘biografia collettiva’.

Ebbene, il libro di Mario Lancisi, giornalista e scrittore  che alle vicende dei ‘Folli’ nella Chiesa e nella società ha dedicato vari libri: due su Don Milani, altri dedicati a Don Puglisi, Zanotelli, Gino Strada– viene a coprire questo ‘vuoto’ intrecciando storie aneddoti e biografie che non ci parlano solo del Novecento, ma anche del presente. E del futuro, nel senso che scopriremo – mi auguro – nel corso di questa chiacchierata a ruota libera con l’autore di questo volume, che cerco qui di riportare.

Mario, del tuo libro, che contiene storie e aspetti inediti dei personaggi  che entrambi abbiamo conosciuto e frequentato, l’omaggio di Papa Francesco alla tomba di  Don Milani, appare come uno degli atti più significativiin quanto Francesco chiede perdono al parroco di Barbiana per i torti e le sofferenze che la Chiesa di allora gli inflisse con l’esilio, il ritiro dal commercio per ordine del Sant’Uffizio, del suo libro “Esperienze pastorali” e con l’ostracismo. Quale altro significato assume quel gesto riparatore? “Si tratta di un gesto senza precedenti, il Papa si  è mosso da Roma per salire a Barbiana e riconoscere ‘in quella vita un modo esemplare di servire il Vangelo’, in esso vi è il riconoscimento, come disse Francesco quel giorno davanti ai preti della diocesi e agli ex allievi di Don Milani, che ‘il prete trasparente e duro come un diamante continua a trasmettere la luce di Dio sul cammino della Chiesa’  invitando a prenderlo ad esempio. Nella Bibbia il vocabolo ‘esemplare’ è usato molto di rado. Sì, quella del 20 giugno 2017 , è una data importante poiché papa Francesco trasforma evangelicamente Barbiana da pietra scartata in pietra d’angolo della Chiesa del futuro.” La Barbianadi don Milani, considerata esattamente 56 anni fa la ‘Siberia ecclesiastica’ abbandonata tra i monti del Mugello, si trasforma oggi nel centro della Chiesa. Non è un’esperienza quella di don Milanida racchiudere in un santino ma tale da incoraggiare nuovi cammini. Un gesto che invita a recuperare il tempo perduto dalla Chiesa, la quale si dimostrò sorda ai ‘percorsi originali, talvolta, forse troppo avanzati e quindi difficili da comprendere e da accogliere nell’immediato’, disse il Papa. Quei percorsi – ben lo sappiamo avevano portato don Lorenzo non solo a spogliarsi di tutti i beni, tranne che della parola, ma a sposare la causa degli ultimi, dei contadini poveri, degli operai, dei licenziati, qualunque fosse il loro credo politico e religioso, ad impegnarsi nelle lotte antimilitariste di civiltà e di uguaglianza  e di pace: ‘I care’ era il suo motto, l’opposto del ‘me ne frego’ fascista, ed ha inciso in profondità nelle coscienze più sensibili. ‘Lettera a una professoressa’ rimane uno dei testi che più di altri rovesciano dalle fondamenta  ilclassismo della scuola, della società e della Chiesa di quegli anni”.

Mario, parlare di don Milani ci porterebbe assai lontano nei ricordi, nel tuo libro citi tanti altri ‘Folli di Dio’,  che portano i nomi di padre Balducci, di preti operai come don Bruno Borghi, don Caciolli, don Renzo Fanfani, don Renzo Rossi  che se ne andò per trent’anni in Brasile a lottare a fianco dei diseredati, dei prigionieri politici, comunisti e non, don Facibeni, don Rosadoni, padre Vannucci, e tanti altri, ma mi par di capire che uno che più ti ha colpito è padre Davide Turoldo, due volte esiliato perché scomodo….

“E’ vero, il libro si apre proprio con una lettera inedita dello stesso padre dall’esilio di Londra, del 1958, ad Anna, moglie del giudice Gian Paolo Meucci, considerato il padre del diritto minorile, e ad un certo punto si chiede i ‘Non sarebbe ora di romperla questa ‘unità’? (il riferimento è alla dc e all’unità dei cattolici). E aggiunge: ‘Si parla di operai e di licenziamenti ecc.ma dove mai si fonda e come il diritto di licenziamento ( intendo licenziamento per ragioni economiche)? E chi mai ha detto che la fabbrica sia di proprietà del Padrone? E chi è e cosa è il ‘Padrone’? Provi a rispondermi una volta il suo glorioso  marito che di diritto se ne intende’. Padre Turoldo è uno dei pilastri di quella esperienza,  che La Pira  fece tornare a Firenze per fare un po’ di ‘confusione’, nel senso di ribellione, e di con-fusione, ossia  condivisione. Erano gli Anni 50 a Firenze e in Toscana intorno al prof si erano coagulati intellettuali,  preti e monsignori in odore di eresia, da don Milani allo stesso Turoldo, da don Bensi a padre Balducci, da don Enrico Bartoletti a Nicola Pistelli, giovane leader della sinistra DC. Eppoi, allargando lo sguardo, don Zeno Saltini a Nomadelfia, il  viareggino  don Sirio Politi, prete operaio e il lucchese don Arturo Paoli. Tutti nella rete della con-fusione lapiriana. Vedi, è soprattutto il lapirismo che intendo descrivere, attraverso varie testimonianze. All’origine di quella che La Pira chiamava la ‘germinazione fiorentina’, c’è innanzitutto un’adesione al Vangelo e ai valori della Costituzione, di cui l’antifascismo è parte fondamentale.  C’è un’altra data importante da cui la mia ricostruzione si diparte: è il 9 maggio del 1938, Firenze è trasformata in una fortezza militare, con grande parata di bandiere, stemmi sabaudi fasci littori e fiori, per la visita di  Hitler,   con il suo codazzo di 500 gerarchi del Reich, accolto da Mussolini e dai suoi. Nelle vetrine sono esposte le foto dei due dittatori, ma un pasticcere le circonda con scatole di biscotti dei Fratelli Lazzaroni. I gerarchi non colgono l’ironia. Ovunque uno sventolio di bandiere, tranne che nel palazzo dell’arcivescovo,  love è tutto sbarrato, porte e finestre chiuse. ‘Il cristiano deve adorare la croce del  Golgota, non quella uncinata del nazismo’, così spiegherà il suo gesto il Cardinale Elia Dalla Costa, che si rifiuta di  ricevere i due dittatori. Il suo è un antifascismo pastorale, non politico, ma sarà lui ad organizzare la rete di solidarietà per aiutare gli ebrei e i perseguitati  dalnazifascismo. La Pira diviene il suo principale punto di riferimento laico, dopo le leggi razziali fonda la rivista Principi che il regime sopprime costringendolo alla fuga. Da tempo è chiamato il Sindaco Santo ( la prima volta fu eletto nel ’51 dopo che aveva è partecipato ai lavori della Costituente). In realtà è stato un amministratore  con una chiara e lungimirante visione politica e religiosa – qualcuno la definisce profetica – tant’è che negli anni della Ricostruzione si trovò a lottare fianco a fianco agli operai e ai sindacati  contro la chiusura delle fabbriche, a requisire le ville  sfitte per ospitarvi gli sfrattati, a costruire un intero quartiere  di Firenze ( l’Isolotto, divenuto alla fine degli anni Sessanta il centro della contestazione religiosa), con residenze popolari immerse nel verde: un ‘modello’ di civiltà  urbana che entusiasmò  Le Corbusier). Fece rumore il suo libro ‘L’attesa della povera gente’”.

Osservo: era l’altra faccia del miracolo  economico che stava per esplodere. Gli anni Sessanta , tanto celebrati, sono segnati da grandi contraddizioni, dalla tumultuosa crescita del paese, e  da tentativi eversivi e golpisti, costati morti e feriti (Genova, Reggio Emilia), che suscitano  grandi movimenti anche giovanili a   difesa dei valori costituzionali costantemente minacciati ( i Colonnelli avevano già colpito in Grecia e si apprestavano a farlo in  Cile e in Argentina).  La Pira,  sitroverà alla guida della prima giunta di centro-sinistra in Italia, che anticipa il governo DC, PSI. Spinto dal vento del Concilio da Giovanni XXIII si muove -seguendo una diplomazia parallela, quella delle città del mondo – affinché le intese di pace est-ovest portino al superamento della guerra fredda e dei blocchi contrapposti.  Ma ci sono temi di fronte ai quali la coscienza religiosa si ribella. Uno di questi è quello della pace e dell’obiezione di coscienza. In Vietnam è iniziata una guerra non dichiarata terribile quanto catastrofica.

Ai cappellani militari  che la ritengono un insulto alla patria e un atto di viltà, don Lorenzo Milani risponde: ‘Se voi avete il diritto il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora vi dirò , io non ho paura e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e appressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni sono la mia Patria, gli altri i miei stranieri’. Parole di grande attualità anche oggi, in un mondo in cui si rifiuta il naufrago e l’immigrato e si vorrebbero negare i diritti umanitari. Davanti al giudice finiranno  oltre a don Lorenzo, padre Balducci, don  Borghi, Giuseppe Fabbrini  lo stesso La Pira e il  comunista Luca Pavolini, direttore di Rinascita e amico d’infanzia di don Lorenzo:  è il 1965. La guerra del Vietnam  diviene lo spartiacque che divide il mondo. La Pira tenta una missione di pace, andando ad Hanoi ad incontrare Ho Ci Min, che viene sabotata dai vertici Usa. La guerra durerà altri 8 terribili anni.  In quel clima matura il ‘dialogo’ tra intellettuali comunisti e cattolici, laici e religiosi. Il libro precisa: ‘Non è la ricerca di un compromesso, ma la verifica di un’eventuale coincidenza sul valore dell’uomo’. Intanto la dc ha scaricato La Pira e i suoi seguaci, provocando la reazione di laici e religiosi che dichiarano che non voteranno dc, alcuni i intellettuali cattolici aderiscono al  PCI.

Mario, nel tuo libro parli di ‘partito romano’ : che cosa intendi dire? “Non è mia la definizione, ma è del cardinale arcivescovo di Firenze Giuseppe Betori, a proposito dell’esilio cui furono costretti  don Milani e vari altri sacerdoti. ‘Improvvido più che animato da intenzioni persecutorie’, l’agire del suo predecessore Cardinale Florit, esecutore dell’ordine. In realtà vi era una regia e una strategia targate dc e settori forti del Vaticano,  quelli che componevano, di là e di qua del Tevere, il  ‘partito romano’ che vedeva con estrema preoccupazione l’affermarsi della linea politica lapiriana. L’obbiettivo fin dall’inizio, era La Pira. La sua politica economica antipadronale, la sua apertura a sinistra, la sua politica internazionale terzista tra Usa e Urss. Né di qua né di là. Firenze era un laboratorio che nell’Italia del centrismo e dell’onnipotenza della Chiesa di Pacelli   disturbava e non poco. La strategia per molti anni è stata quella di fargli terra bruciata”.

Il ‘partito romano’ è lo stesso che agisce oggi contro papa Bergoglio?  “Le cronache e le inchieste documentano l’ostilità e le azioni che hanno per bersaglio Francesco”. Dalla descrizione di quella singolare esperienza fiorentina, che poi si è diffusa, cosa rimane?  “Un seme che non muore, l’indicazione che un’altra Chiesa e un altro  mondo sono possibili, che ancor oggi – come faceva don Renzo Fanfani, prete operaio empolese che distribuiva ai ragazzi il Vangelo e la Costituzione,  quei due libri conservano il carattere di due bibbie. Una religiosa, l’altra laica. E poi, come si può ben vedere, il numero dei Folli di Dio, si è moltiplicato e diffuso a macchia d’olio e non solo in Italia”.

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