venerdì, Settembre 18

Papa Bergoglio, quattro anni di divisioni

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«Io ho la sensazione che il mio pontificato sarà breve, 4, 5 anni. È come una sensazione un po’ vaga… magari non è così? ma ho come la sensazione che  il Signore mi ha messo qui per poco tempo. Però è una  sensazione, per questo lascio sempre le possibilità aperte». Parole di Papa Francesco, ieri giunto al quarto anno esatto di pontificato. Sospetti, comunque, che pare siano sentimento diffuso anche tra molti cattolici.

La stampa che parla di un papa ‘riformatore’, ‘conciliatore’ e ‘moderno’, può in effetti offrire solo una prospettiva di parte, laicista ed esterna alla Chiesa di Bergoglio. Prospettiva legittima, certamente, ma ben diversa da quella sentita da molti dei fedeli più attenti.

Proprio ieri, per citare solo l’ultima delle iniziative più controverse del Papa, la celebrazione dei vespri anglicani a San Pietro ha provocato la reazione di gruppi di fedeli cattolici, uniti all’esterno della Basilica in preghiera ‘di riparazione’ per quella che è stata sostanzialmente vista come una ‘resa’ nei confronti di una chiesa ereticale.

Solo i soliti ‘ultraconservatori tradizionalisti’? Forse. Ma come ignorare, in ogni caso, l’arrogante silenzio nei confronti deidubia’ esposti nella famigerata lettera dei quattro cardinali Walter Brandmuller, Carlo Caffarra, Joachim Meisner e Raymon Burke, riguardo delle incertezze – o incoerenze – dottrinali che un Pontefice, tra un discorso sul surriscaldamento globale e un appello per i migranti, ha il dovere di chiarire ai fedeli?

Come fingere di non vedere lo scontro con l’Ordine di Malta, minimizato dalla stampa generalista, ma che spezza 900 anni di tradizione di sovranità e indipendenza dei Cavalieri di San Giovanni? Come lasciar passare il fatto che il Vicario di Cristo abbia ammesso di aver avuto difficoltà a credere in Dio, condannato chiunque tenti di convertire i cristiani ortodossi (sarebbe un «peccato molto grave contro l’ecumenismo»), e persino detto che sia meglio «essere atei che cattivi cattolici»?

E cosa pensare dei rapporti all’interno delle mura del Vaticano? A telecamere spente, la misericordia di Bergoglio sembra essere merce rara: in un articolo per lo ‘Spectator’, magazine inglese, Damian Thompson parla di «testimonianze», da parte del ‘personale’ del Vaticano, «di scatti d’ira, linguaggio scurrile e scortesia verso i suoi subordinati». Inoltre, «tutti i Papi hanno degli alleati», continua Thompson, ma «[Bergoglio] è molto più brutale nell’esercizio del suo potere rispetto a, per esempio, Giovanni Paolo II, che certamente aveva una vena autoritaria». Thompson ha anche parlato, in un podcast per lo stesso magazine, di un supposto ‘complotto’ ai danni del Papa a opera degli stessi cardinali che, 4 anni fa, lo sostennero.

Illazioni e pettegolezzi opera di malelingue, si potrebbe pensare. Fatto sta che il Cardinale Raymond Burke – patrono dell’Ordine di Malta commissariato dallo stesso Bergoglio, frontman dei quattro ‘dubbiosi’ e da molti visto come esponente dell’ala conservatrice della Chiesa – è stato spedito in Micronesia a indagare un caso di sospetta pedofilia. Lo stesso Burke ha negato si trattasse di una vendetta, parlando invece di ‘normale amministrazione’ per un esperto di diritto canonico del suo rango. Eppure, nonostante le rassicurazioni del Cardinale, l’episodio dei manifesti di protesta comparsi a Roma un mese fa ha lasciato una risposta abbastanza eloquente: “A France’ […] ma ‘ndo sta la tua misericordia?”

In quattro anni, il Papa dell’ecumenismo, dei ‘ponti’ e della misericordia ha fatto i salti mortali per unire protestanti e ortodossi, musulmani e cristiani, nativi europei e immigrati. Forse troppo impegnato in questo ostinato e pericoloso rattoppare e ricucire, Bergoglio si è dimenticato della più importante e ora più precaria delle unità: quella interna alla sua stessa Chiesa.

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