giovedì, Giugno 20

Paolo Nespoli invia le foto della Sicilia dalla Stazione Spaziale Internazionale

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Paolo Nespoli ha iniziato a inviare foto dallo spazio. L’astronauta italiano, impegnato nella missione Vita, ha spedito virtualmente lo scatto di Palermo: il golfo del capoluogo siciliano, i monti e il mare blu rappresentano un momento di promozione del “made in Italy” che non è fatto solo di cose costruite materialmente o scientificamente, ma anche di un territorio che necessita di grandi valorizzazioni. «Palermo e il suo mare visti da qui sono davvero stupendi» ha twittato Nespoli postando la seconda immagine del nostro pianeta dopo aver prima condiviso una catena montuosa coperta di neve, comprendibilmente, date le sue origini milanesi e l’adolescenza brianzola.

Le agenzie stanno sostenendo l’iniziativa nel proposito di portare tutti nello spazio attraverso i social, come lui stesso aveva dichiarato nel primo collegamento dalla stazione orbitale, poco dopo il suo arrivo, il 28 luglio promettendo che la maggior parte del suo tempo libero lo avrebbe dedicato ai mezzi di diffusione di massa. Scienza e fantasia popolare che si incontrano?

Sicuramente la risposta deve andare molto oltre perché a bordo della Stazione gli uomini e le donne che la abitano hanno ben poche possibilità di decidere quello che fanno. Sono ambasciatori delle varie nazioni in cui sono nati e devono mantenere un comportamento adeguato al loro ruolo. Non a caso sono quasi sempre militari e sanno che alcune regole sono ferree anche se Nespoli ufficialmente è un astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea. Ma quale Europa?

Quando scriviamo del nostro Continente, siamo sempre orgogliosi di affermare di appartenere a una terra assai piccola e assai vasta che è cultura, storia e civiltà. Lo è stata nel passato e seguita ancora adesso con il difetto, se tale dobbiamo considerarlo, di essere stata così frammentata in passato da aver allevato autonomamente culture e tradizioni che hanno cozzato (ma dobbiamo veramente parlare al passato) fino a scatenare sanguinosi conflitti.

Nei giorni che scavallano ferragosto non ci addentriamo in complicati capitoli di storia, ma va pure ricordato che la orribile Guerra dei Trent’Anni sia pur con il sangue versato da due generazioni di soldati, ha dato vita al concetto moderno delle nazioni, così come la Rivoluzione Francese ha aperto la strada a una minore disomogeneità di classe di cui hanno beneficiato tutte le popolazioni del mondo. In quale parte del nostro piccolo universo gli insegnamenti sono stati così universalmente incisivi?

Ora, a guardare dall’alto il mondo, così come accade dalla SSI è fin troppo facile esprimere anatemi di pacificazione. Il fatto è, ne siamo consapevoli, che l’Europa degli Stati Membri sta mostrando tutte le difficoltà di una nascita avvenuta troppo a ridosso di due conflitti mondiali e che è ancora piena di diversità per poter accettare un livellamento popolare.

E di questo ne dobbiamo essere ben consapevoli. Dobbiamo comprendere che talvolta, in alcune competizioni di imprese, non vince il prodotto migliore ma quello sostenuto dai Paesi più forti, anche con i voti di quei politici che sono stati sostenuti da elastiche maggioranze di opportunità, indipendentemente dalle appartenenze e dai credi politici dichiarati agli elettori.

La letteratura aziendale è piena di questi casi e invitiamo i lettori, almeno più attenti, a ricordare quante volte sia accaduto alle industrie di perdere gare con il solo torto di appartenere a nazioni troppo deboli.

O almeno, non sostenute da uomini di stato qualificati. Ma al momento, che fare? Basta godersi un po’ di quelle terre immortalate dai nostri rappresentanti più significativi e credere che veramente da lassù il mondo è proprio bello.

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