sabato, Agosto 8

Pannella, la ‘presa’ del Palazzo Marco Pannella: piccola storia di una vita grande / 3

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Quando, il 5 luglio 1976, quattro deputati Radicali entrano ufficialmente in Parlamento (nella fattispecie la Camera) lo fanno all’insegna del motto «Per cambiarlo, non per esserne cambiati». Così Marco Pannella varca le porte del pasoliniano ‘Palazzo’ (che Pier Paolo Pasolini intendeva però di ben più ampie ‘dimensioni’) con a fianco Adele Faccio, esponente del ‘CISA’ ‘Centro Italiano Sterilizzazione e Aborto’ e l’Avvocato Mauro Mellini leader della ‘LID’ ‘Lega Italiana Divorzio’. E con l’appena ventottenne Emma Bonino, reduce dal carcere cui si era consegnata autodenunciandosi per il mandato di cattura nei suoi confronti per ‘procurato aborto’. L’occasione era stata quella del voto alle Regionali della primavera 1975. «Signor Presidente» aveva detto al responsabile del suo seggio a Bra, provincia piemontese di Cuneo «la informo che esiste contro di me un mandato di cattura. La prego di consegnarmi ai carabinieri». Affiancata da Pannella e attesa, fuori, da una piccola folla che la accolse con un applauso mentre usciva tra gli uomini dell’Arma. Prima di lei si erano già consegnati la stessa Faccio al Teatro Adriano di Roma, davanti a migliaia di persone, il Segretario Radicale Gianfranco Spadaccia ed il ginecologo fiorentino Giorgio Conciani. Era il ‘secondo tempo’ dell’iniziativa politica che aveva portato prima all’approvazione della Legge sul Divorzio di fine 1970, poi alla travolgente vittoria al Referendum abrogativo clericale del maggio 1974, con quasi il 60% dei ‘No’: 59,2% per l’esattezza, con un’affluenza al voto dell’87,7%, stratosferica rispetto agli appuntamenti elettorali successivi, e non solo referendari.

Il 20 e 21 giugno (sempre del 1976 torniamo a parlare) si erano quindi tenute le elezioni politiche: ‘Venti giugno, rosa nel pugno’ lo slogan semplice ed efficace di quella avventura. E Pannella aveva ‘esordito’ con un’altra delle sue ‘invenzioni’: ‘Radio Radicale’, allora a diffusione molto più limitata, ma particolarmente forte e già ben conosciuta nella Capitale. Una indimenticabile maratona radiofonica con gli ascoltatorielettori permise di superare il quorum, a Roma, letteralmente per una manciata di voti. Risultato complessivo per la Camera dei Deputati: 1,1%, e 394.439 voti. Pannella e i suoi arrivavano così in Parlamento rivendicando con quel motto («Per cambiarlo, non per esserne cambiati», appunto) la propria alterità. E ancora, con lo ‘slogan’ indicante anche la mission di ‘Radio Radicale’ che ancora oggi si può quotidianamente ascoltare dalle sue frequenze: «Nel Palazzo, ma fuori dal Palazzo». Se vogliamo altra declinazione dell’ammonimento cristiano dal Vangelo di Giovanni «Siete nel mondo, ma non del mondo». Ma questo ci porterebbe, al momento (ma solo al momento), troppo ‘altrove’. Ad affrontare la radici religiose di Pannella, e soprattutto la sua mìmesis cristologica. Scientemente agita ed a volte apertamente (ed anche esorbitantemente) rivendicata. Che ha avuto, via via, una soggettiva accelerazione nel tempo, e nei suoi ultimi anni, e nei suoi ultimi settantotto giorni.

Tre anni di quella legislatura, tre anni iniziati con la rivendicazione dell’applicazione delle ‘Regole del gioco’, e del gioco parlamentare, a rivendicare anche il diritto alla informazione e alla comunicazione, radici di quel ‘Diritto alla conoscenza’ che è stata poi quasi l’ultima intuizione e battaglia ideata da Pannella, e suo importante lascito. E a contrastare, parallelamente, compromesso storico avanzante (e arrancante) e terrorismo (apparentemente) imperante. Certamente omicidiariamente operante. Da nonviolenti, e con strumenti nonviolenti. Sino a che venne il 12 maggio 1977. Occasione di una manifestazione indetta dai Radicali a Piazza Navona per la raccolta firme di 8 Referendum (tra cui quelli sul ‘Finanziamento pubblico dei Partiti’ e la ‘Legge Reale’ sulle ‘Disposizioni a tutela dell’ordine pubblico’ che andranno effettivamente al voto l’anno successivo), e in coincidenza con i tre anni dalla vittoria sul Divorzio. Dopo molte ore di provocazioni e scontri violenti viene uccisa Giorgiana Masi, studentessa femminista di diciotto anni, a Piazza Gioacchino Belli, subito oltre quel Ponte Garibaldi che divide Trastevere dal ‘centro’ politico. Paradossalmente a poche decine di metri dal ‘Ministero della Giustizia’ (all’epoca ‘Ministero di Grazia e Giustizia’, si vede che nel frattempo la ‘Grazia’ se la sono persa per strada). E poco più in là dalla storica sede Radicale (di allora) di Via di Torre Argentina 18. La situazione sfuggì di mano alle Forze dell’Ordine, o forse scientificamente il Ministro dell’Interno, Francesco Cossiga, volle che sfuggisse, e che quelle si comportassero soprattutto come programmatiche ‘Forze del Disordine’. Presenti nelle strade numerosi militanti della sinistra extraparlamentare e dell’’Autonomia Operaia’, alle 19:55 un proiettile calibro 22 ‘attinse’ la ragazza all’addome, uccidendola in brevissimo tempo. Della verità sull’omicidio di Giorgiana Masi, Pannella e i Radicali fecero tenace e ‘mai mollato’ punto d’onore. Chiedendo testardamente verità su quanto era accaduto, anche con un clamoroso intervento televisivo del leader radicale (sulla Rai) che esordì evocando «lupi scesi dalle montagne per ammazzare i passanti», con la richiesta di sapere chi fosse effettivamente ‘in piazza’ da parte dello Stato. E cosa avessero fatto, in particolare, gli agenti in borghese della Digos.

 

Sul muretto della sponda del Tevere prospiciente il luogo dove Giorgiana Masi trovò la morte sta tuttora un pannello in bronzo con incisa una poesia. Insolitamente bella. «A Giorgiana…se la rivoluzione d’ottobre / fosse stata di maggio, / se tu vivessi ancora, / se io non fossi impotente / di fronte al tuo assassinio, / se la mia penna fosse un’arma vincente, / se la mia paura esplodesse nelle piazze, / coraggio nato dalla rabbia strozzata in gola, / se l’averti conosciuta diventasse la nostra forza, / se i fiori che abbiamo regalato alla tua coraggiosa vita / nella nostra morte diventassero ghirlande / della lotta di noi tutte, donne, / se … / non sarebbero le parole a cercare d’affermare la vita / ma la vita stessa, senza aggiungere altro». Se ne ignora l’autrice, o l’autore, o almeno noi la o lo ignoriamo. Giorgiana Masi, con dinamica peculiare rispetto alle tante, e diverse, vittime degli ‘Anni di piombo’, e grazie anche alla tenacia di Marco Pannella e dei radicali, non è mai stata e non è ignorata.

L’anno successivo, il 1978, al voto effettivo sui due unici referendum superstiti (11 e 12 giugno), quello per l’abrogazione del Finanziamento pubblico ai Partiti ottenne un clamoroso 43,6%, sfiorando il successo pur sostenuto com’era quasi solo dal Partito Radicale. Quello sulla ‘Reale’ un comunque ragguardevole 23,5%. L’affluenza complessiva fu di un pur notevole 81,2% degli aventi diritto. Il corpo di Aldo Moro era stato fatto ritrovare appena 33 (trentatré!) giorni prima, il 9 maggio. Pannella e i Radicali avevano condotto una lunga, tenace opera per tentare di salvarlo, di sponda con quella di Bettino Craxi e del PSI: in Parlamento, nelle strade, nelle piazze, nelle carceri e dai microfoni della loro Radio, così come dagli schermi di ‘Teleroma 56’. Purtroppo terminò con una cruenta sconfitta.

Durò invece solo tre anni quella cruciale, e tragica, VII legislatura segnata dai Governi di Giulio Andreotti. Alle successive elezioni per l’VIII (il 3 e 4 giugno 1979) la ‘semina radicale’ dà  suoi frutti, portando a triplicare i voti della ciurma pannelliana. Che balza così dai risultati del 1976 al 3,45%, 1.264.870 voti e 20 Parlamentari (18 Deputati, 2 Senatori) del 1979. Un ulteriore e terzo Senatore, Marco Boato, venne eletto nelle liste congiunte ‘PSI, PSDI, Verdi, Partito Radicale’ che nei collegi del Senato furono numerose in tutta Italia. Tra i ventuno eletti complessivi molti provengono dal di fuori degli stretti confini di Partito, dall’area socialista, comunista, verde, della nuova sinistra. Si chiude così, in pratica, il decennio cruciale degli ‘Anni di piombo’, cui Pannella e i suoi avevano cercato di rispondere, in generale e nello specifico, con gli ‘Anni della nonviolenza’. Provando ad interloquire e coinvolgere, a partire dalle raccolte firme e dal voto sui Referendum, tutto il ‘popolo’: qualunque cosa con questa parola si intenda. In generale e specie in quel periodo si intendevano cose anche molto diverse tra loro. Evidentemente, a volte, con tremende conseguenze.    

Cominciando a tirare delle prime somme su quanto materialmente ‘prodotto’ da Marco Pannella già per la fine degli anni ’70 (quasi quaranta anni fa, Dio come passa il tempo) viene da chiedersi, intanto «Ma quante cose ha fatto Pannella?». Quante specifiche realtà ed ambiti ha affrontato, a quante iniziative ha dato vita? Pur tenendo conto della non esaustività di questa nostra ricostruzione, già: quante cose ha fatto Pannella… Ed in gran parte originali ed uniche nel panorama italiano (e non solo). E nel tempo che stava per venire dimostrerà ulteriormente di non essere ‘condannato’ per sempre a rimanere quello del binomio ‘divorzio e aborto’, che la ‘chiave’ nonviolenta, e liberale liberista libertaria, poteva affrontare e fecondare quasi ogni ambito.

(Continua)

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Sull'autore

Gabriele Paci Giornalista. Editore con ‘La Voce multimedia’. Già, tra l’altro, Direttore di ‘Notizie Radicali’ Agenzia stampa quotidiana. Isio Maureddu Esponente storico del ‘Partito Radicale’ e oggi del ‘Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito’. Già Consigliere generale di ‘Radicali italiani’. Amico e stretto collaboratore di Pannella, in particolare negli ultimi dieci anni.