sabato, Maggio 30

Pannella, i detenuti: ora chi lotterà per noi? 'Non mollate'; questo è il suo testamento, umano e politico, ai carcerati

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Stremato, sofferente, Marco Pannella oltre ai mille ‘Grazie’ ai compagni che per quasi cento giorni si sono stretti a lui, e lo hanno letteralmente accompagnato verso quel cammino senza ritorno, trova la forza per un flebile ‘Non mollate’; questo è il suo testamento, umano e politico. ‘Non mollare’, come si intitola il giornale che clandestinamente, sotto gli anni della dittatura fascista, stampano e diffondono gli amati Gaetano Salvemini, i fratelli Carlo e Nello Rosselli, Ernesto Rossi… E ancora, come da tempo: ‘Spes contra spem’, e questo in special modo rivolto e dedicato alla comunità penitenziaria: non cedere allo sconforto, alla disperazione, essere e incarnare la speranza, non limitarsi a invocarla…

La bara dove il leader radicale ‘riposa’ prima collocata accanto alle tombe dei genitori, nel cimitero di Teramo, è esposta prima nella sala Aldo Moro della Camera dei Deputati, poi nel salone del Partito Radicale a via di Torre Argentina; ed subito coperta di fiori, pashmine buddiste, bigliettini, un paio di pacchetti di sigarette e sigari alla grappa; e poi una bottiglia della sambuca preferita… E quella comunità carceraria che Pannella va a trovare ad ogni festa comandata, fino a quando le gambe e la malattia glielo consentono? Carmelo Musumeci, condannato a espiare un ergastolo, e che in carcere da anni intraprende un percorso di recupero e consapevolezza, fino a scoprirsi una vena di fine scrittore, annota: «La notizia della scomparsa di Marco si è sparsa all’improvviso da una cella e da una finestra all’altra e in tutte le sezioni del carcere di Padova. Molti detenuti hanno abbassato gli occhi e il tono della voce. Qualcuno ha scrollato la testa. Altri ancora si sono ammutoliti».

Musumeci è una delle colonne della rivista ‘Ristretti Orizzonti’ che tiene viva, da anni, l’attenzione sui problemi del carcere. «Tutti», scrive in una sorta di diario di quelle ore, «si sono sentiti come abbandonati a se stessi. Qualcuno ha urlato dalle sbarre della sua finestra: ‘E adesso quale sarà quel politico che ci darà voce e lotterà per i diritti dei carcerati o avrà il coraggio di proporre un’amnistia?’. Andrea gli ha risposto: ‘Nessuno’. Roberto ha aggiunto: ‘La stragrande maggioranza dei politici è d’accordo solo su una cosa: riempire le carceri come delle scatole di sardine e usare l’emergenza criminalità per continuare a prendere voti e continuare a rubare’…».

Carmelo ascolta i discorsi dei suoi compagni di prigionia, tace, «perché penso che adesso sia il momento del silenzio e di trasmettere tutta la nostra solidarietà ai familiari, ai radicali, e a tutti quelli che volevano bene a Marco». Annota: «Ciao Marco, eri il mio eroe e mi sei stato da esempio, ora mi sento un po’ orfano. Spero che nel posto dove sei ora non ci siano prigionieri, né carceri, ma sono sicuro che dovunque tu sia adesso, continuerai a lottare contro il Dio di turno per migliorare i diritti degli angeli o dei diavoli. Un ultimo affettuoso sorriso fra le sbarre».

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