domenica, Agosto 9

Pannella, gli ‘ultimi’ sei anni Marco Pannella: piccola storia di una vita grande / 7

0

E infine gli ‘ultimi’ sei anni di Marco Pannella, quelli che vanno dal 2010 al 2015, un rush finale culminato negli ‘ultimi’ settantotto giorni ad inizio 2016. ‘Rush’ è termine che sta ad indicare lo sforzo conclusivo in prossimità del traguardo di un atleta o un animale e, anche, il momento di massimo impegno per completare un lavoro. Lo sprint, la volata, lo scatto. E in questi ‘ultimi’ sei anni Pannella in effetti sembra produrre uno sforzo finale per dare compimento alla propria ‘Opera’, di cui peraltro lui solo conosceva dimensioni ideali e vere prospettive. E forse neanche. Ribadendo, comunque e intanto, che il vero ‘compimento’ stava, sta, in una proiezione futura, negli uomini e nelle donne che vogliano portarla avanti, nelle donne e negli uomini che se ne facciano carico.

Già ad inizio decennio, nel 2010, torna ad essere nuovamente difficile il rapporto con Emma Bonino, l’amica e ‘compagna’ politica di sempre, o almeno dalla metà degli anni ’70 in poi. Il distacco è progressivo, con momenti di ritrovata intesa, specie operativa, ed altri di maggiore durezza e allontanamento. «Io Marco, tu Emma» come «Io Tarzan, tu Jane» anche se per l’italico duo l’idillio (non sentimentale, almeno non nel senso di coinvolgimento personale) è assai conflittuale. Con modalità in buona parte vissute alla luce del sole, come da prassi pannelliana. Mentre la Bonino rivendicava, e rivendica, che «Il personale è politico, ma il privato non è pubblico». Una dialettica passata anche attraverso il progressivo allontanamento da Pannella di ‘Radicali Italiani’, e attraverso contrasti forti con loro Segretari come Mario Staderini e Riccardo Magi, o un Tesoriere come Valerio Federico. Mai sfociata però in una rottura, anzi nella continuazione di un reciproco, seppur a volte doloroso, rapporto.

E’ poi la volta della ‘Lista Amnistia Giustizia e Libertà’ nel 2013 (subito dopo un’incredibile momento di semiliason addirittura con Francesco Storace per le Regionali del Lazio), che ottiene percentuali da prefisso telefonico su cui è misericordioso glissare. Le ‘invenzioni’, anche vessatorie, di Pannella continuano. Come quella delle ‘Riunioni delle 12’ nella sede del Partito Radicale di Via di Torre Argentina 76, quotidiani defatiganti fiumi di parole. Ma c’è ancora il tempo per due ultimi grandi colpi di coda. Nel 2013 un grande ‘colpo’ istituzionale, subito dopo quelle disastrose Elezioni Politiche. Il combinato disposto della benevolenza del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano (che fortemente la vuole), e dell’influenza di Pannella, pilota Emma Bonino verso il cruciale ruolo di Ministro degli Esteri del Governo di Enrico Letta. Eccellente l’esito. Rimarrà in carica dal 28 aprile 2013 al 22 febbraio 2014, quando Letta nipote smetterà di ‘stare sereno’, ed Emma con lui, sostituita alla Farnesina da Federica Mogherini. La fine traumatica del Governo, e dell’esperienza della Bonino, compromettono ulteriormente i rapporti tra i due esponenti radicali, specie rispetto all’atteggiamento da tenere verso Napolitano, reo (secondo Pannella) di non aver sufficientemente difeso il posto da Ministro degli Esteri della Bonino a fronte delle arroganti pretese del putto di Rignano sull’Arno.

Poi alla fine del 2014 vengono individuati in Pannella i due tumori (anzi uno solo insediato in due diversi organi, fegato e polmoni) che in un primo tempo terrà bene a bada, poi accelereranno portandolo rapidamente alla fine. Curiosamente, quasi con interazione (definizione: reciproca influenza o azione e reazione di persone, fatti, fenomeni, sostanze) da diagnostica hammeriana, anche Emma Bonino viene colpita da una forma tumorale che decide di ‘vivere’ anch’essa pubblicamente. Combattendola, peraltro, con maggiore e positiva efficacia. Intanto Pannella continua a provare a sviluppare con forza il suo ultimo neonato, il ‘movimento’ da costruire per il ‘Diritto alla conoscenza’, un possibile ennesimo grande lascito, sempre ammesso che qualcuno (oltre a Roberto Saviano) capisca cosa effettivamente farne.

Sta tra il ridicolo, il patetico e la tendenza alla riduzione (che è la cosa peggiore) il tentativo (forse più: la tentazione) di ‘santificare’ Pannella, cioè ingessarlo, da parte di amici sodali volenterosi laudatori. O, di converso, certi comportamenti di malmostosi ’compagni’. Certo, la ‘religiosità’ del laicissimo Pannella era un fatto conclamato, e da lui rivendicato. Quasi come le modalità pubbliche della propria sessualità, dei propri conflitti, delle proprie sconfitte. Una ‘religiosità’ che aveva reso ‘laica’, ma neanche poi tanto, specie per quanto riguardava sé stesso. Ed ancor più il modo in cui si relazionava agli altri, e tanto più ancora rispetto ai più vicini, e via via di più rispetto agli stretti compagni ed intimi di quella, in fondo, ‘trappa’ religiosa in cui aveva sempre più trasformato il Partito Radicale, ancor maggiormente nella sua ultima incarnazione di ‘Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito’. Ed anche ricordando l’attenzione, e quasi l’’ossessione’ finale per la «Spes contra spem» ripresa dalla ‘Lettera ai Romani’ di Paolo di Tarso «Egli ebbe fede sperando contro ogni speranza, e così divenne padre di molti popoli», che è stato anche motto del ‘Sindaco santo’ di Firenze (Giorgio La Pira, non Matteo Renzi). Pannella la reinterpretava, e arricchiva, a modo suo. Una ‘fede che muove’ le montagne (o magari più semplicemente le Istituzioni e i politici, che spesso delle montagne hanno non la maestosità ma la immobilità) e che è sempre stata alla base sia della sua azione che della sua narrazione.

E ad uno dei due autori (Gabriele Paci) di questo primo ‘abbozzo’ in dieci ‘Capitoli’ di ‘Marco Pannella: piccola storia di una vita grande’, ora, finalmente, risovviene la frase che tanto poi lo segnò al primo incontro con Pannella. Fu in occasione di un incontro-dibattito presso l’Università cattolica romana ‘Pro Deo’ (successivamente divenuta l’attuale ‘Luiss’) in cui entrambi, pur nell’evidente differenza di ‘peso’, erano tra i partecipanti. Il primo come già rilevante leader radicale. Il secondo come giovane studente universitario, esponendo con passioni tesi in parte contrastanti. Pannella incentrò il suo intervento apprezzando e valorizzando proprio quanto appena ascoltato: «Perché sei un uomo di fede, e gli uomini di fede muovono la storia». Doverosa premessa: il sottoscritto soggetto in questione, pur dotato di eccellente autostima, non è così presuntuoso da aver mai pensato davvero di ‘poter muovere la storia’: al massimo qualche volta, e marginalmente, la cronaca (per il passato, per il futuro non è mai detto). Il vero ‘uomo di fede’ era ed è Pannella. In tutti i sensi, e in tutti i sensi di tutti i sensi. Quell’intervento di Pannella appena ricordato(con ulteriori annessi e connessi) fu forsanche artificio da vecchio marpione benché di età ancor non troppo inoltrata (ma diciamo questo più che altro per tenere sotto controllo la etimologica ‘commozione’). Quelle parole erano soprattutto, in primo luogo e alla radice, autobiografiche. Ché Pannella è stato in primo luogo «un uomo di fede che ha mosso» (lui sì, e quanto!) «la storia». Poi, se bene o male, verso il meglio o il peggio, sta a ciascuno giudicare. Ma giunto al sottofinale della sua esistenza su questo pianeta (cfr. Leonardo Sciascia) poteva ben dire con Enrico Berlinguer «Sono rimasto fedele ai miei ideali di gioventù». Probabilmente se lo diceva in maniera diversa, e sicuramente ‘personalizzata’, e certamente in modo meno icastico non essendo esattamente cultore, tanto più con il passare degli anni, del ‘divino dono della sintesi’ (copyright generale dell’espressione, dell’Avvocato Giancarlo Pomponi). E se ne trovano certamente tracce, e più che tracce, nelle fluviali ‘Conversazioni settimanali’ della domenica pomeriggio su ‘Radio Radicale’ con la ‘badante’ Massimo Bordin e la ‘vicebadante’ Valter Vecellio.

Ma ancor di più Pannella poteva dire, e probabilmente si diceva, sempre con l’amato San Paolo (‘Seconda lettera a Timoteo’) «Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede». Personale, laica, atipica nel caso di Pannella, ma sempre di gran fede si tratta.

(Continua)

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore

Gabriele Paci Giornalista. Editore con ‘La Voce multimedia’. Già, tra l’altro, Direttore di ‘Notizie Radicali’ Agenzia stampa quotidiana. Isio Maureddu Esponente storico del ‘Partito Radicale’ e oggi del ‘Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito’. Già Consigliere generale di ‘Radicali italiani’. Amico e stretto collaboratore di Pannella, in particolare negli ultimi dieci anni.